Lo sparviero (accipiter nisus) è un uccello della famiglia degli Accipitridi, diffuso nelle zone temperate e subtropicali del
Vecchio Mondo. E' lungo circa 35 cm con un'apertura alare che non supera 80 cm. Le femmine sono simili ai maschi per quanto riguarda il piumaggio, ma ne differiscono per le dimensioni sensibilmente maggiori. Il becco ricurvo non è un'arma, ma uno strumento con cui il rapace spezza e sminuzza l'animale catturato. Il nome del genere “accipiter”, a cui appartiene lo sparviero, deriva dal latino “accipere”, cioè “prendere”, “afferrare”; forse per distinguerlo dai falchi veri e propri, come il pellegrino, che nell’azione di attacco alla preda tendono immediatamente ad uccidere, conficcando nel cuore della vittima la terribile unghia assassina del primo dito artigliato. E' un cacciatore solitario che sfrutta la rapidità del suo volo per catturare di sorpresa uccelli di piccole e medie dimensioni. Grazie infatti alla sua lunga coda ed alle ali compatte e arrotondate può volare a bassa quota tra le piante e compiere voli radenti per sorprendere le prede. Oltre ad uccelli e roditori integrano la sua dieta anche gli insetti, mentre evita sempre di nutrirsi di animali già morti. Le prede catturate dalle femmine possono essere più grosse di quelle dei maschi. Per la sua istintiva aggressività e le sue eccellenti doti nelle planate e nella rapidità di volo, in passato è stato usato nella falconeria. La falconeria vanta origini antichissime, presumibilmente preistoriche, perché ben si concilia con la vita nomade dei pastori pur richiedendo un certo livello di cultura e di mezzi di sussistenza. Non è stata infatti inventata in un solo paese o continente, ma in molti luoghi diversi, fra cui la Mongolia. In Cina, ad esempio, ai tempi della dinastia Hia (iniziata nel 2205 a.C.), esisteva l'uso di donare falchi ai principi, anche se non si può dire con certezza se tali uccelli venissero effettivamente usati per la caccia. In Italia, la storia della falconeria è particolarmente legata alla figura dell'imperatore Federico II di Svevia, nipote del Barbarossa e autore della famosa opera in sei libri "De arte venandi cum avibus", elaborata e pubblicata nella prima meta del secolo XIII. I falchi stessi divennero un segno di distinzione talmente qualificante da essere riservati - a seconda della specie - a persone di rango adeguato: in Inghilterra, per possedere un girifalco bisognava essere re, per possedere un pellegrino bisognava essere almeno conte, per un falco sacro cavaliere e per un falco lanario signore. Donne, giovani, preti e servi non potevano andare, rispettivamente, oltre lo smeriglio, il lodolaio, lo sparviero e il gheppio.
habitat
Boschi di qualsiasi tipo, anche governati a ceduo, e zone alberate in genere, a tutte le altitudini. E' presente in tutta l'Europa, l'Africa settentrionale ed in Asia. In Italia lo si può avvistare quasi dappertutto.
riproduzione
Sedentario, nidifica sugli alberi. Tra febbraio e marzo maschi e femmine costruiscono insieme un robusto nido, preferibilmente nel fitto della vegetazione, con un diametro di circa 40 cm. La femmina depone da 4 a 6 uova che cova per 4 settimane, senza l'aiuto del coniuge. Il maschio, infatti, durante l'allevamento si limita a catturare le prede per rifornire la femmina che nutre i piccoli; per tale motivo la morte di uno dei due porta inevitabilmente alla perdita della covata. I giovani lasciano il nido a 24-30 giorni, divenendo del tutto indipendenti dopo un altro mese trascorso ancora con i genitori.
di cosa si nutre
Si nutre soprattutto di uccelli delle dimensioni del passero, ma anche più grandi (tordi e tortore), di piccoli mammiferi, in particolare roditori, saltuariamente di rettili e grossi insetti.
protezione
Ha pesantemente risentito della persecuzione umana, soprattutto in centro-Europa e Gran Bretagna. Contaminato anche dai pesticidi nell'area centro-settentrionale europea. I maggiori crolli di popolazione si sono verificati dalla seconda metà del secolo. Ancora discretamente rappresentato localmente, con tendenza al recupero. In Italia vengono stimate 2000-6000 coppie nidificanti.
i centri di recupero per la fauna selvatica
I centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare gli esemplari in cattività con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Spesso, la normativa in vigore in Italia è sconosciuta o sottovalutata. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente, nei centri di recupero, vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità del Parco del Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF del Lago di Pignola (PZ) ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza). Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di Recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.