sei nella sezione www.nonsolocittanova.it il parco dell'Aspromonte




Il Parco nazionale dell'Aspromonte

Il Parco Nazionale dell'Aspromonte, istituito con Decreto del Presidente della Repubblica emanato il 14 gennaio 1994 (G.U. n. 73 del 29.3.1994), è un ente pubblico non economico inserito nella tabella IV (enti preposti a servizi di pubblico interesse) della legge n. 70 del 1975 ed è sottoposto alla vigilanza del Ministero dell'Ambiente.



L'Aspromonte costituisce l'ultimo tratto delle 'Alpi Calabresi', termine con il quale i geologi indicano il complesso montuoso formato dalla Sila, dalle Serre e dall'Aspromonte, per evidenziare il fatto che queste montagne, formate da rocce cristalline - principalmente graniti - hanno un'origine ed una geologia diverse dall'Appennino vero e proprio, che invece è di origine sedimentaria a predominanza calcarea e termina a sud con il Pollino e l'Orsomarso. Esso si presenta come un'enorme piramide di roccia che, abbracciata da due mari - Jonio e Tirreno - s'inerpica fino ai 1956 metri di Montalto, la sua cima più alta: un perfetto belvedere naturale da cui si può ammirare in tutta la sua bellezza lo Stretto di Messina. Nella sua parte più alta il massiccio si presenta come un complesso di altipiani, mentre i pendii scendono verso il mare con giganteschi terrazzi - detti piani o campi - altre volte, invece, con strette e suggestive vallate, animate da torrenti dal corso impetuoso che, durante il tragitto, raccolgono l'acqua di affascinanti cascate (Forgiarelle, Maesano).


I torrenti dell'Aspromonte, le 'fiumare', si presentano con ampi letti di detriti, secchi per quasi tutto l'anno, ma che con le piogge invernali vengono inondati improvvisamente dall'acqua. Lungo il corso di una di queste, la fiumara Bonamico, una gigantesca frana ha dato origine al lago Costantino, unico lago di sbarramento italiano ad avere una origine recentissima: 31 dicembre 1972.



Tipica dell'Aspromonte è la presenza delle 'pietre', grandi conglomerati rocciosi modellati dal vento e dall'acqua, hanno forme particolari che hanno fatto meritare loro nomi particolari, Pietra di Febo, Pietra Castello, le guglie delle Torri (Dolomiti) di Canolo, le Caldaie del latte, le Rocche di San Pietro, le Rocce degli Smalidetti, Pietra Cappa, Pietra Lunga, la Rocca del Drago.



Vicino Natile, per via di insediamenti rupestri, il paesaggio ricorda addirittura le Meteore della Cappadocia. Il massiccio dell'Aspromonte è coperto, per oltre 40.000 ettari da boschi e foreste fittissime, formati dal faggio oppure da faggio misto a pino laricio o addirittura da faggio misto ad abete bianco. Sui suoi 2000 metri scarsi di dislivello si succedono tutte le principali fasce di vegetazione tipiche dell'Appennino meridionale.

La vegetazione

La vegetazione dell'Aspromonte è ricca e variegata grazie ad un clima che, da mite sulla costa, determina ad alta quota inverni freddi, piovosi, nevosi ed estati umide. Alla zona bassa, sempreverde, caratterizzata da ulivi, agrumi e dalla macchia mediterranea (ginestra, cisto, fillirea, corbezzolo, lentisco, leccio e mirto), succede la fascia caratterizzata da castagni fino a 1000 metri, aceri, frassini, ontani neri e napoletani fino a 1200 metri.



Le differenze di vegetazione si accentuano spostandosi dal litorale tirrenico a quello jonico. Nel versante montano di questa zona sono presenti diverse specie di querce, dai roveri e roverelli ai farnetti. Sulla fascia tirrenica, dove l'umidità è maggiore e le precipitazioni sono più frequenti, prevalgono foreste di faggio, dai 1200 ai 2000 metri e di abete bianco, fra i 1000 e i 1700 metri. Nei valloni del pendio tirrenico si trova la felce tropicale woodwardia radicans, dalle lunghe forche che raggiungono anche i due metri, rarità tipica dei tropici, che sull'Aspromonte è presente a 200-400 metri di altezza per l'elevata umidità, la poca luce e le minime escursioni termiche.


La fauna

La fauna completa il patrimonio naturalistico dell'Aspromonte. Protetti dalla fitta vegetazione e dal clima in prevalenza mediterraneo molte specie animali trovano in Aspromonte il loro habitat ideale. Il parco ospita diversi tipi uccelli, tra cui il picchio nero, specie poco comune che si sta espandendo sul massiccio aspromontano, la cui caratteristica è quella di creare buchi regolari nelle cortecce degli alberi. I rapaci costituiscono forse l'elemento di spicco della fauna vertebrata dell'Aspromonte. Sono presenti, infatti, sia l'aquila reale, ritornata recentemente a nidificare nella zona grazie alla riduzione del disturbo dell'uomo dovuta all'istituzione del Parco, sia il gufo reale, il più grande rapace notturno europeo, che raggiunge i tre chilogrammi di peso ed ha un'apertura alare di 180 centimetri.



Altro rapace, ma diurno, è il biancone, dal piumaggio bruno sul dorso e bianco inferiormente: ha un'apertura alare di circa 2 metri. Nei boschi aspromontani sono osservabili anche l'astore e lo sparviero, mentre negli ambienti più aperti si può osservare il falco pecchiaiolo. Fra i mammiferi, la montagna aspromontana offre un ottimo rifugio per il lupo, che nei parchi calabresi ha ripreso a riprodursi ed espandersi, e per il gatto selvatico, che differisce dal gatto domestico per le dimensioni maggiori, per il pelo folto di colore grigio-nerastro con striature evidenti sui fianchi e per la coda corta e grossa con anelli alternati di colore chiaro e scuro.



Fra gli altri mammiferi segnaliamo il driomio, roditore presente in Calabria e sulle Alpi orientali, la martora e il frequente, quanto simpatico, scoiattolo nero, sottospecie particolare in quanto differisce dalle popolazioni settentrionali per avere il manto nero anziché rosso-marrone. Fra gli altri vertebrati ricordiamo alcuni anfibi esclusivi della fauna italiana, quale la salamandrina dagli occhiali e, fra i rettili, la tranquilla quanto minacciata testuggine comune.


I beni culturali

L’estrema bellezza di questa montagna è pari solo alla sua storia. Il nome Aspromonte, che significa “candido, bianco”, risale alle popolazioni greche della costa jonica che ammiravano le candide formazioni montuose del massiccio. Le presenze storiche, artistiche e archeologiche, testimonianze della cultura di antiche civiltà, sono presenti ovunque nel territorio aspromontano. La chiesetta di San Leo, ad Africo, rappresenta uno dei pochi reperti basiliani esistenti in Aspromonte. Bova, insieme a Samo, Roccaforte del Greco, Bagaladi e Roghudi conservano forti caratteri della civiltà magnogreca. A Bova, inoltre, è possibile ammirare il castello normanno, da dove si domina la costa jonica.



Il centro storico ospita antiche chiese medievali e dimore patrizie. Gerace, scrigno architettonico, custodisce importanti bellezze artistiche e naturali, come il castello, del XII secolo, le chiese di San Francesco e di San Giovannello e la Cattedrale, le cui colonne provengono dai tempi locresi. San Giorgio Morgeto custodisce importanti resti ellenici. Il castello medievale, la Chiesa di San Francesco e il Monastero di San Domenico sono preziosi splendori dell'arte. Tra i santuari aspromontani, quello più frequentato in assoluto è il Santuario di Polsi dove, alla fine di agosto e nei primi giorni di settembre, si celebra la festa della Madonna della Montagna. La processione caratteristica ed il folklore che anima i giorni della festa sono un tuffo in un misto di fede, sacralità ed antiche usanze pagane.

L'artigianato

In Aspromonte è presente un ricco artigianato, la cui diffusione si spiega con il forte attaccamento della popolazione alle tradizioni della propria terra. Il materiale più utilizzato è il legno, usato per fabbricare oggetti di uso agricolo e pastorale (cucchiai, stampi, ecc...) ma anche strumenti musicali, come tamburelli e zampogne dette “ciaramelle”. Con il legno, quello della radice dell’erica arborea calabrese, sono realizzate le pipe, tra i prodotti artigianali più caratteristici.



Diffusa, soprattutto a Gerace, la produzione di pizzi e merletti, realizzati all’uncinetto ed al tombolo. Gerace è nota anche per i prodotti in ceramica (fischietti, anfore, pigne, annaffiatoi), alcuni molto ricercati dai turisti. E' diffusa pure la tradizionale produzione di ceste e contenitori per usi diversi, realizzati intrecciando a mano il vimine del castagno e della paglia. Nei paesi dell’area grecanica, in particolare a Samo, sono prodotte le “pezzare”, stoffe variopinte realizzate al telaio, fatte da piccole strisce ricavate tagliando vecchi abiti in disuso. Sono prodotte pure particolari e molto resistenti coperte di ginestra.

I prodotti alimentari

I prodotti alimentari dell’Aspromonte sono di tipica tradizione pastorale e contadina: il friabile pane di grano cotto nel forno a legna, il capocollo, salume ricavato dalla spalla o dal lombo del suino, i fagioli “pappaluni”, le patate d’Aspromonte. Tra i formaggi, i caprini della Limina, la ricotta affumicata, il canestraio, il pecorino dell area grecanica dell’Aspromonte. Altri prodotti tipici sono il torrone ripieno di mandorle, il miele, l’olio extravergine d’oliva, il vino greco passito che si produce in una piccola zona del comune di Gerace, fuori dall’area DOC del Greco di Bianco. Tradizionali della cucina locale sono “i maccarruni i casa”, maccheroni fatti a mano arrotolando un pezzetto di pasta attorno a un giunco oppure a un ferro da calza, conditi di solito con ragù di maiale e manzo o di capra.



Il pesce stocco (u pisci stòccu), il “pesce che arriva dove il mare non c’è”, caratteristico delle zone di Cittanova e Mammola, si presenta di colore bianco e sapore corposo, è un alimento concentrato e gustoso: un chilogrammo ha un contenuto energetico equivalente a cinque chilogrammi di merluzzo fresco, è altamente digeribile e adatto a qualunque dieta. Cittanova e Mammola sono considerati centri specializzati nell'ammollo e nella lavorazione di tale pietanza. A Mammola, la tradizionale sagra dello stocco si svolge il 9 agosto, mentre a Cittanova, l’11 agosto, si tiene la festa nazionale dello stocco. Non si può parlare di questa parte della Calabria senza citare la produzione di bergamotto, la cui fama è legata all’invenzione, nel 1704, della prima acqua di colonia a base di essenza di bergamotto, opera di un profumiere piemontese emigrato in Germania, a Colonia. In seguito allo sviluppo dell'industria profumiera e alla grande richiesta di essenza, le coltivazioni si estesero: nel 1830, nella zona di Melito Porto Salvo, i grandi proprietari terrieri dell’epoca realizzarono i primi impianti industriali di trasformazione. La maggioranza del prodotto è esportato attualmente sotto forma di olio essenziale all’estero, in particolare in Francia, per essere utilizzato dalle case cosmetiche e farmaceutiche. Da citare, infine, la straordinaria presenza, nelle faggete dell’Aspromonte, di varie qualità di funghi (porcini, pineroli, rositi, ecc...).

come raggiungere il Parco...


In auto:
da Reggio Calabria uscire a Gallico e proseguire lungo la SS 184 per Gambarie;
dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscire a Gioia Tauro e proseguire lungo la SP 1 (ex SS 111) per Cittanova, oppure uscire a Bagnara Calabra e proseguire lungo la SS 112 per Sant'Eufemia d'Aspromonte - Gambarie.
Per visitare meglio il Parco, percorrere la costa tirrenica o la costa jonica e dirigersi poi verso l'interno usando come punti di riferimento i 37 comuni del Parco, che aprono la strada alle vallate.
In treno:
le stazioni più vicine sono Gioia Tauro, Villa San Giovanni e Reggio Calabria.
In aereo:
aeroporti di Reggio Calabria e Lamezia Terme.
guarda la cartina stradale della Calabria

La Provincia di Reggio Calabria

La Provincia di Reggio Calabria (564.223 abitanti), con capoluogo a Reggio Calabria, si affaccia ad ovest sul Mar Tirreno, a sud e ad est sul Mar Jonio, confina a nord-est con la Provincia di Catanzaro e a nord-ovest con la Provincia di Vibo Valentia. Dista dalla Sicilia 3,2 km. Il territorio, che comprende il 28% della popolazione calabrese, conta 97 comuni e si estende per 3.184 kmq, occupando il 21,1% del territorio della Calabria. La Provincia di Reggio Calabria corrisponde ai territori dell'antica provincia di Calabria Ulteriore Prima (o Calabria Ultra Prima), istituita nel 1817 dalla divisione della Calabria Ulteriore in Ulteriore I e Ulteriore II. La provincia reggina è stata nell'antichità uno dei centri più fiorenti della cultura e della potenza della Magna Grecia, sorsero sul territorio importanti polis come Rhegion, Lokroi Epizephyrioi, Kaulon, Medma e Metauros. Nella provincia di Reggio sono nativi molti personaggi illustri, tra i quali il filosofo Tommaso Campanella, il compositore Francesco Cilea, l'archimandrita di Costantinopoli Barlaam, maestro del Boccaccio e del Petrarca, celebri musicisti come Mia Martini, Loredana Bertè e Mino Reitano, il pittore e scultore caposcuola del movimento futurista Umberto Boccioni, il celebre stilista di fama mondiale Gianni Versace, grandi scrittori e giornalisti come Corrado Alvaro, Leonida Rpaci e Saverio Strati.
Vista dall'aereo, la provincia di Reggio Calabria, punta estrema dello stivale italiano, è un'enorme montagna accarezzata dal mare.



L'Aspromonte, tra Palmi e Capo Zefirio, a sud di Locri, raggiunge il mare con i suoi contrafforti, che diventano fondali marini dai colori suggestivi; a nord abbraccia da un lato la Piana di Gioia Tauro, con i suoi ampi terrazzi che degradano verdi di oliveti e di agrumeti, tra Santa Cristina e Delianuova, dall'altro il dossone della Melia, sua emanazione, che si allunga come un lungo braccio fino ai confini della provincia di Vibo Valentia. L'Aspromonte è il soggetto principale della provincia, ne domina gran parte del territorio e ancor oggi, grazie al parco nazionale, è custode di grandi foreste, di corsi d'acqua che precipitano a valle con suggestive cascate e formano laghi, oppure scompaiono nei subalvei delle fiumare. Ma anche il mare è dappertutto, con il suo fascino, i suoi colori, le sue luci. Spiagge calde e lunghissime ne tracciano i contorni, aprendosi verso la vicinissima Sicilia ed il maestoso Etna, che sono parte integrante del paesaggio, visibili dalla prima parte della costa jonica, dalla costa Viola, da Palmi, dall'Aspromonte. Una provincia ricca di contraddizioni, a partire dai colori ora violenti, ora dolcissimi: il viola del mare Tirreno, il tenue azzurro dello Jonio, il verde intensissimo delle brughiere sui pendii rocciosi di Scilla e Bagnara, il verde degli agrumeti, ovunque sulle pianure.



E non solo colori, ma anche profumi: il dolce gelsomino della riviera jonica, il forte origano lungo le balze che danno al monte, ed una quantità incredibile di erbe officinali, l'odore del mare, carico di balsamici umori che si mescolano, lungo le marine, al dolce aspro degli agrumi e del bergamotto, che fruttifica solo in questo territorio, o dell'olio delle olive appena macinate.

La Calabria

“Il nome Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun'altra provincia del Regno di Napoli stimola tale interesse o ispira tanto ancor prima di avervi messo piede. Appena il nome è pronunziato, un nuovo mondo si presenta alla nostra mente: torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti e cappelli a punta, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine. Eppure questa terra di grandissimo interesse pittorico e poetico ha avuto solo pochi visitatori; meno ancora hanno pubblicato le loro esperienze; i suoi paesaggi, a parte quelli delle strade principali, o vicini ad esse, sono stati raramente riprodotti, almeno dai nostri contemporanei”.

Così scriveva Edward Lear, (Highgate, 1812 - Sanremo, 1888) poeta, pittore, disegnatore e viaggiatore in luoghi lontani dalla natìa Londra nel suo libro [Diario di un viaggio a piedi - Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio - 5 settembre 1847), Laruffa editore, Reggio Calabria, 2003] e [Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, Graziella Cappello, Editori Riuniti, 1992].
Dal punto di vista geologico, la Calabria è una delle regioni italiane più antiche. Già prima del Terziario fu parte del continente denominato Tirrenide, una penisola che la congiungeva al Massiccio del Pollino. Gli sconvolgimenti atmosferici riempirono i mari interni dando origine alle pianure di Sant'Eufemia, di Sibari, del Crati, del Corace e del Mesima. Il successivo processo di innalzamento delle coste provocò il fenomeno del terrazzamento che in alcuni punti dell'Aspromonte raggiunse la quota di mille metri, un fenomeno noto come orogenesi degli Appennini.
Le prime tracce della presenza dell'uomo in Calabria risalgono al Paleolitico, come testimoniano i ritrovamenti nelle grotte di Scalea e il graffito del "Bos primigenius" a Papasidero, un figura di toro incisa nella roccia 12.000 anni fa. Durante l'era dei metalli giunsero nuove popolazioni, uno degli insediamenti più importanti risalente a quel periodo è il complesso di Torre Galli nei pressi di Vibo Valentia.
La Calabria (Calàbbria in calabrese, Calavrìa in grecanico, Καλαβρία in greco) è una regione dell'Italia meridionale, conta oltre 2 milioni di abitanti e il suo capoluogo è Catanzaro. Confina a nord con la Basilicata, è bagnata ad ovest dal mar Tirreno, ad est dal mar Jonio, a nord-est dal golfo di Taranto e a sud-ovest è separata dalla Sicilia dallo Stretto di Messina, la cui distanza minima tra Capo Peloro (in Sicilia) e Punta Pezzo (in Calabria) è di soli 3,2 km.

Reggio Calabria

Il primo nome della Calabria sarebbe stato "Aschenazia", dal suo primo leggendario abitatore Aschenez, ritenuto pronipote di Noè. Sarebbe approdato sulla costa dove oggi sorge Reggio Calabria, che a memoria della leggenda, ha intitolato a lui una strada.
Secondo il mito greco, circa 850 anni prima della guerra di Troia, vi sarebbero giunti Enotrio e Paucezio, di stirpe enotria e pelasgica, originari della Siria (nell'interpretazione successiva dopo aver scacciato i discendenti di Achenez). Trovando il suolo molto fertile, chiamarono la regione "Ausonia" in ricordo dell'"Ausonide", zona piu' fertile della Siria.
Enotrio avrebbe regnato per 71 anni e alla sua morte gli sarebbe succeduto il figlio Italo ("uomo forte e savio" secondo quanto narra Dionigi di Alicarnasso), dal quale l'Ausonia avrebbe preso il nuovo nome di "Italia", come riportano Tucidide ("quella regione fu chiamata Italia da Italo, re arcade") e Virgilio (Eneide, III).
Nel periodo italico, la Calabria fu abitata principalmente dai Bruzi o Bretti, popolo di origine indoeuropea, di linguaggio osco e temperamento bellicoso.

Cosenza

Di fondamentale importanza è lo sbarco dei Greci sulle coste calabresi, i quali strapparono le terre ai Bruzi, costretti a rifugiarsi nell'entroterra e nella parte settentrionale della Calabria. I greci fondarono fiorenti colonie, così magnificenti da ricevere l'appellativo di Magna Grecia (Grande Grecia), così importanti da superare, in alcuni casi, la stessa madrepatria. Tra il VI ed il V secolo a.C. fiorivano su tutta la costa numerose ed importanti città della Magna Grecia, come Kaulon, Kroton, Lakroi, Rhegion, Sybaris e Terina.
Dopo la conquista da parte dei Romani, nel III secolo a.C., i territori assunsero la denominazione di "brutium", ma non furono in grado di ritrovare la prosperità di un tempo.
Dopo la caduta dell'Impero infatti, la Calabria fu devastata dalle guerre gotiche e subì la dominazione bizantina. Gli abitanti furono spinti verso l'interno della regione sia dalle pestilenze del primo Medioevo, che dalle incursioni piratesche, una vera minaccia per gli insediamenti costieri, continuata fino alla fine del 1700. Numerose furono infatti le fortificazioni collinari e montuose nell'entroterra calabrese, costituita da villaggi arroccati in posizione sufficientemente arretrata e inaccessibile da poter avvistare in tempo le navi nemiche e sbarrare prontamente le vie d'accesso ai centri abitati.

Catanzaro

Nel IX e X secolo, la Calabria, considerata il più ricco territorio di Roma prima della conquista dell'Egitto, fu terra di confine tra i Bizantini e gli Arabi insediatisi in Sicilia, fu quindi soggetta a razzie e schermaglie, spopolata e demoralizzata, ma con gli importanti monasteri greci che conservarono la cultura. Nel 1060, i Normanni, sotto la guida di Ruggero I di Sicilia, fratello di Roberto il Guiscardo, si stabilirono lungo questo confine, organizzando un governo che fu messo in atto dai locali magnati greci. Nel 1098, Papa Urbano II investì Ruggero del ruolo di nunzio apostolico e gli Altavilla, con la loro dinastia, divennero precursori del Regno di Napoli o Regno delle due Sicilie, che dominò la Calabria fino all'unità d'Italia. Lo stesso regno di Napoli subì diverse dominazioni: entrambe le dinastie degli Asburgo, di Spagna e d'Austria, la dinastia francese dei Borbone, e per un breve periodo il generale di Napoleone Gioacchino Murat, che fu giustiziato nella cittadina di Pizzo.
Sono calabresi numerosi importanti filosofi come Bernardino Telesio da Cosenza, Gioacchino da Fiore da Celico (CS), Tommaso Campanella da Stilo (RC), Francesco Fiorentino da Sambiase (oggi Lamezia Terme), Pasquale Galluppi da Tropea (VV) e i celebri pittori Umberto Boccioni da Reggio Calabria, Mattia Preti da Taverna e Andrea Cefaly da Cortale.
Il nome "Calabria" deriverebbe da "Kalon-brion", ovvero "faccio sorgere il bene", per la fertilità del suo territorio, e può considerarsi un sinonimo di "Ausonia" dal verbo "auxo-abbondo", infatti, ancora oggi, tutta la zona costiera (sempre contesa nella storia) è ricca di vasti oliveti, agrumeti e frutteti con produzioni tipiche, quali il bergamotto di Reggio Calabria DOP, le clementine di Calabria IGP e il cedro.



i sentieri del Parco



Montalto (1956 m) - Statua del Redentore


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Cascate Amendolea/Maesano


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aquila reale



falco pecchiaiolo



arance



Piani di Zomaro

picchio nero

merlo acquaiolo

poiana

Gerace - Portale della Chiesa di San Francesco

Pentedattilo - Campanile della Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo

Bivongi - Monastero greco-ortodosso di San Giovanni Theristis

Pentedattilo

Cittanova - Chiesa Matrice

Roghudi - Caldaie del latte

Bivongi - Fiumara Stilaro

Amendolea vecchia - Chiesa di San Sebastiano

Gerace - Finestra bifora

Cosenza - Il Duomo - Santuario della Vergine SS. del Pilerio

Altomonte - Il Duomo

Crotone - Capo Colonna

Catanzaro - Complesso Monumenale del San Giovanni

Le Torri di Canolo

Palmi - Olivarella

Vulcano (vista dalla Calabria)













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