Il nibbio reale (milvus milvus) è un uccello rapace della famiglia degli Accipitridi. La femmina ha dimensioni maggiori del maschio, con assenza di dimorfismo cromatico e di variazioni stagionali. Il giovane è distinguibile a breve distanza. Nella Regione Paleartica occidentale sono riconosciute due sottospecie, la milvus (Linnaeus, 1758) è presente in Europa e in Marocco, la fasciicauda (Hartert, 1914) è confinata alle Isole di Capo Verde. La specie ha mostrato una contrazione dell'areale e dei contingenti numerici e appare oggi confinata nel Paleartico occidentale.
Il nibbio reale è un magnifico rapace che si riconosce con facilità per la lunga coda biforcuta, per il piumaggio variopinto, per il volo agile ed elegante e per la sua apertura alare (fino a 195 centimetri). Gli adulti hanno il capo chiaro e coda rosso-camoscio, lucente in pieno sole. I sessi sono simili nel piumaggio, ma la femmina è notevolmente più grande. I giovani, in volo, possono essere distinti per la coda meno forcuta, colorazione più chiara e nel complesso più opaca, soprattutto sul ventre; il carattere diagnostico più sicuro è costituito da due sottili strisce chiare che decorrono lungo l’ala, sia sulla parte inferiore che in quella superiore, assenti invece negli adulti. Quando sono posati, i giovani mostrano occhio e becco scuri e testa color camoscio (negli adulti capo bianco-grigio, occhio e becco giallo-arancio).
Il nibbio reale, forte, maestoso e bello, è però assai pigro; particolarmente curiosa è la sua tendenza ad approfittare del lavoro altrui, preferisce attaccare altri rapaci e depredarli, piuttosto che cercare il cibo per proprio conto e, appena può, si installa in nidi abbandonati da altri uccelli (generalmente cornacchie) evitando così la fatica di costruirsi il nido. Naturalmente non si comporta sempre così, ma appena gli capita l'occasione di evitare qualche lavoro, ne approfitta subito !
Il declino del nibbio è apparso particolarmente marcato tra la fine del XVII e per tutto il XVIII secolo, come documentato per l'Inghilterra, la Francia, l'Olanda, la Danimarca, la Svezia, la Svizzera e l'Austria. Lo status in varie regioni dell'Europa orientale e balcanica (Turchia, Iran) e del Nord Africa (Algeria, Tunisia) manca di recenti conferme. Attualmente, l'areale appare notevolmente frammentato e compreso interamente nel Paleartico occidentale, a sud del 60° parallelo. In Italia è presente una popolazione localizzata in modo discontinuo nelle regioni meridionali (Lazio, Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria) e nelle isole maggiori (Sicilia, Sardegna). Un tempo nidificava sicuramente più a nord (ad esempio in Toscana) e indicazioni recenti indicano come possibile la nidificazione nel Grossetano e nel Senese. Le popolazioni dell'Europa nord-orientale sono migratrici, quelle più meridionali sedentarie.
habitat
In Italia lo si può avvistare in volo in Calabria, Sicilia, Sardegna e nell'Appenino meridionale, lo si incontra anche in quasi tutta l'Europa, Asia Ovest ed Africa del Nord. Frequenta preferenzialmente ambienti temperati e mediterranei, ma talvolta steppe boreali e isole oceaniche. Tollera un'ampia varietà climatica, dagli ambienti aridi agli umidi, nidificando in pianura o collina (Glutz et al., 1971). Sovente nidifica in aree forestate a quote più elevate rispetto ai territori di caccia, caratterizzati da pianure incolte, prative, steppe, brughiere, coltivi (Cramp & Simmons, 1980). Caccia anche distante dal nido in vasti ambienti aperti e indisturbati. Ove le condizioni lo richiedano frequenta aree rocciose. In Sicilia appare legato a pareti rocciose alte più di 15 metri nel 44% dei casi, contro un 56% in aree aperte e steppiche (Massa, 1985). Sempre in Sicilia nidifica dal livello del mare fino a circa 1500 metri. (Iapichino & Massa, 1989).
La riproduzione inizia in primavera, depone in media tre uova, che cova fin dal primo; le porta a schiudere in tempi diversi, ma sempre dopo circa un mese. Per far si che i pulli siano autosufficienti, occorrono anche quattro mesi, anche se il primo involo c'è dopo sette settimane. Il nido viene generalmente costruito su una base preesistente, talvolta un vecchio nido di Falconiforme o Corvide. Il nido è posto su albero maturo o su parete rocciosa. Le coppie tendono a rioccupare le aree della stagione precedente, talvolta con la costruzione di un nuovo nido a poche centinaia di metri dal vecchio. Le coppie, monogame, si formano ex novo ogni anno nelle popolazioni migratrici (probabilmente già in inverno) e si possono mantenere per più stagioni; nelle popolazioni sedentarie i membri della coppia non si disgiungono durante l'inverno. I partner talvolta si rincontrano dopo la migrazione in dormitori già utilizzati in passato e il maschio, nel caso giunga in anticipo, pare disinteressarsi alle altre femmine e attendere l'arrivo della propria compagna. La femmina viene nutrita dal maschio durante l'incubazione delle uova e nelle prime tre settimane successive alla schiusa. La femmina alimenta direttamente i nidiacei. Successivamente, entrambi i genitori collaborano all'alimentazione dei giovani, anche se sovente il maschio si impegna più della femmina.
di cosa si nutre
Durante l'intero corso dell'anno frequenta aree miste di campagna aperta alternata a zone alberate o moderatamente boscate. Meno legato del congenere nibbio bruno alle aree antropizzate, predilige alimentarsi in zone steppiche e aperte. La dieta è estremamente varia e composta sia da prede catturate vive, piccoli mammiferi, uccelli, ma anche pesci, carogne e rifiuti.
legislazione
La specie ha subito un forte decremento negli ultimi due secoli in conseguenza della persecuzione diretta dovuta a cacciatori, guardiacaccia e all'utilizzo indiscriminato di esche avvelenate. Le abitudini parzialmente necrofaghe dei nibbi e la sedentarietà delle popolazioni dell'Europa meridionale hanno fatto sì che l'avvelenamento diventasse un fattore a rischio durante l'intero corso dell'anno. La situazione per l'Italia appare preoccupante, anche se non critica. La disciplina sulla fauna omeoterma e il prelievo venatorio (Legge 11 Febbraio 1992, n.157) introduce specificamente all’art.2 il nibbio reale nelle “specie oggetto di tutela”.
i centri di recupero per la fauna selvatica
I centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare gli esemplari in cattività con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Spesso, la normativa in vigore in Italia è sconosciuta o sottovalutata. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente, nei centri di recupero, vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità del Parco del Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF del Lago di Pignola (PZ) ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza). Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di Recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.