Il lupo (canis lupus) è un mammifero placentato appartenente alla famiglia dei Canidi, ordine sistematico dei Carnivori. E', dopo l’orso bruno, il più grosso carnivoro della fauna europea e, in virtù della sua elevata plasticità ecologica, rappresenta da sempre una componente essenziale di numerosi ecosistemi boschivi e montani di gran parte dell’emisfero boreale.
Questo splendido e affascinante canide ha subito continue persecuzioni da parte dell’uomo, che lo ha sempre considerato animale nocivo e spietato assassino. Tali persecuzioni si sono ripercosse gravemente sulla consistenza delle popolazioni di lupo, fino a farlo scomparire, quasi completamente, in numerose aree d’Europa, come in Gran Bretagna, in Francia e in buona parte dell’Italia e della Scandinavia.
Il lupo presente in Italia era stato ascritto in passato alla sottospecie italicus, ma recenti indagini genetiche hanno smentito la validità di tale sottospecie. Lupo e cane (canis lupus familiaris) appartengono alla stessa specie polimorfica e sono quindi tra loro interfecondi. Il lupo ha arti lunghi, zampe larghe e un'ottima capacità di resistenza. L'odorato è il senso più sviluppato del lupo, il suo olfatto è infatti 100 volte più sensibile di quello dell'uomo. Le dimensioni del lupo variano a seconda della sottospecie, ma generalmente, questo animale ha la taglia di un grosso cane: i maschi mediamente sono lunghi 135-170 cm, le femmine sono più piccole. Il lupo italiano è più piccolo rispetto al lupo comune, il peso di un esemplare maschio si aggira attorno ai 30-35 Kg, mentre nell'esemplare femmina il peso è di circa 20-25 Kg. La lunghezza media è di circa 120 cm, mentre l'altezza media è di circa 50-70 cm. Il pelo è di colore grigio-marrone. Un lupo mangia mediamente circa 2-3 Kg di carne al giorno, questo significa che deve predare almeno ogni tre giorni e che può ingurgitare in un solo pasto fino a 8 Kg di carne. L'alimentazione è strettamente carnivora, molto marginali sono le integrazioni con bacche, frutti, erbe, alimenti che svolgono una funzione digestiva e depurativa, oltre a fornire microelementi essenziali al corretto bilanciamento della dieta. La vita media è di circa 10 anni ed è strettamente legata alla capacità di provvedere al proprio sostentamento, ancor oggi esistono tristi incidenze di mortalità, legate alla persecuzione dell'uomo. Il lupo è un animale sociale e vive in branchi, questi sono regolati numericamente dalla presenza delle prede di grande mole, solo dove esistono grandi ungulati (cervidi in genere), si possono incontrare branchi complessi che arrivano ad essere composti da numerosi individui adulti (circa 7-10 adulti), dove la disponibilità alimentare è data, dalla sola presenza di piccole prede, si trovano diversamente piccoli gruppi familiari. I branchi sono organizzati per struttura gerarchica e con la presenza di un maschio e una femmina alfa, che hanno la dominanza assoluta sugli altri componenti e che sono gli unici a riprodursi. La comunicazione è estremamente evoluta e si realizza attraverso mimiche del corpo e vocalizzazioni ben precise, che esprimono con grande chiarezza, gli stati d'animo dei vari componenti il branco. Raramente i conflitti interni al gruppo hanno esiti cruenti, nella maggioranza dei casi tutto viene chiarito da una esplicita gestualità e vocalizzazione adottata dai vari componenti del branco.
habitat
Un tempo, il lupo era il predatore più diffuso sulla terra. Capace di sopportare temperature estreme e piuttosto abile nel cacciare prede di varie dimensioni, dall'alce al topo. Il lupo può sopravvivere ovunque le sue prede siano sufficientemente numerose, evita solo le giungle tropicali ed i deserti. Oggi è diffuso soprattutto nelle regioni più remote dell'emisfero boreale. Lo si trova con frequenza nelle zone più integre e riparate dei nostri Appennini, nei boschi di latifoglia e nelle radure più isolate e non disturbate dall'azione o dalla presenza dell'uomo. Nelle Alpi, la brutale azione dell'uomo ha estinto il lupo dall'inizio del 1900, oggi se ne contano circa 500 individui, distribuiti nel Centro Italia tra il Lazio, l'Abruzzo, il Molise e la Toscana e nel meridione, in Calabria e Basilicata. Al nord sono stati individuati i primi gruppi in Liguria e Piemonte, qualche esemplare è stato persino rinvenuto in Francia e i primissimi soggetti si trovano nelle Marche. Forse, il grande rispetto e la protezione di cui gode negli ultimi anni questo superbo animale, iniziano a far ben sperare, in relazione ad una sua lenta ripresa demografica.
riproduzione
Differentemente dai cani, i lupi hanno un solo periodo riproduttivo all'anno, l'epoca dell'estro si concentra nei mesi di gennaio-febbraio e normalmente gli accoppiamenti si realizzano nelle prime due settimane di marzo. La gestazione dura circa due mesi e il numero di nuovi nati varia a seconda dell'età della madre: dai 2 agli 8 cuccioli. La popolazione odierna conta circa 500-600 esemplari, secondo le ultime stime. Purtroppo, continuano tuttora alcune campagne di persecuzione attraverso fenomeni come il bracconaggio. La gravidanza ha una gestazione di circa 57-63 giorni e quindi le nascite si concentrano nelle ultime settimane di maggio. Le cucciolate risultano essere discretamente numerose nelle femmine più mature (7-8 cuccioli), decisamente contenute nelle primipare (2-3 cuccioli). I cuccioli, alla nascita, hanno gli occhi chiusi, aprono le palpebre verso i 12 giorni e si nutrono esclusivamente di latte materno fino a circa 45 giorni di vita, da questo momento in poi l'alimentazione diventa mista e sempre con maggiore frequenza iniziano a consumare le prime razioni di carne premasticata o predigerita, fornite dai genitori o da altri componenti del gruppo. Solo verso i 3-4 mesi di vita iniziano a masticare autonomamente i primi bocconi di carne fresca, portata loro dagli adulti, per cacciare autonomamente sono necessari mesi di addestramento degli adulti e le prime prede vengono cacciate in modo autonomo verso i 12 mesi d'età. La maturità riproduttiva e la possibilità di una vita autonoma viene raggiunta intorno al secondo anno di vita. I fattori che la rendono operativa sono legati alla disponibilità di prede nel territorio del branco e al desiderio crescente di una vita sociale autonoma.
di cosa si nutre
La dieta del lupo italiano prevede principalmente ungulati di taglia media ( cinghiali, caprioli e daini) ma in assenza di questi, si nutre anche di animali di taglia inferiore (piccoli roditori, ecc...). Il lupo si è adattato alla presenza umana e così anche la sua nutrizione, in alcune zone, infatti, questi animali non ignorano i rifiuti e, in minima parte, anche il bestiame domestico. Per trovare cibo a sufficienza in un territorio inospitale o deserto, un branco può arrivare ad occupare un territorio di 2500 chilometri quadrati !
protezione
Il lupo, in Italia, non si è mai estinto, benché agli inizi degli anni Settanta le popolazioni si trovassero in una situazione critica. Un censimento rilevò la presenza di appena un centinaio di esemplari in tutto il Paese, un numero troppo esiguo per mantenere a lungo termine una popolazione in grado di sopravvivere. La scomparsa di prede naturali all’inizio del secolo fece sì che i lupi si cibavano di rifiuti e di animali domestici, generando conflitti con l’uomo. La protezione accordata al lupo nel 1976 portò anche al divieto di usare veleni. In seguito fu istituito un sistema di indennizzo per i danni agli animali domestici, accompagnato da una successiva campagna d’informazione destinata a un vasto pubblico. Infine, lungo tutta la catena appenninica, le popolazioni di ungulati selvatici si ricostituirono, sia mediante la reintroduzione da parte dell'uomo, sia grazie al miglioramento delle condizioni ambientali dovuto all'abbandono delle montagne e all'aumento delle superfici boschive. In Calabria, grazie all'istituzione dei Parchi, è stata possibile una ricolonizzazione di questo carnivoro sia all'interno che all'esterno delle aree protette.
i centri di recupero per la fauna selvatica
I centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare gli esemplari in cattività con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Spesso, la normativa in vigore in Italia è sconosciuta o sottovalutata. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente, nei centri di recupero, vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità del Parco del Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF del Lago di Pignola (PZ) ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza). Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di Recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.