


Il percorso consente, in soli 2 giorni, di raggiungere la cima dell’Aspromonte e le 3 cascate più belle del massiccio. Inoltre, toccando il versante tirrenico e poi quello jonico, si potrà notare la differenza ed il contrasto tra i due ambienti. Segnavia presenti solo in alcuni tratti.
percorso a piedi:
da Gambarie si può raggiungere Montalto seguendo il sentiero n. 3 del G.E.A. (segnavia bianco-rosso). Il tratto iniziale corre insieme al sentiero verde, lasciandolo quando questo punta verso Monte Scirocco. Si prosegue invece, quasi in piano, superando alcuni ruscelli e intercettando le piste da sci (attenzione ai segnali). Continuando a salire, si incontra il sentiero azzurro e lo si segue quasi fino a Piazza Nino Martino. Sulla destra c'è la strada asfaltata (a sud-est), per evitarla si percorre il sentiero che supera Contrada Caddeo e giunge a Materazzelli.
Da qui non si può evitare la strada asfaltata, ma in appena 2 km si giunge al Montalto. Dopo la salita al Montalto, a sinistra della strada asfaltata (per casello di Vocale e San Luca) si nota un'apertura nella staccionata di legno (quota 1852 m.), entrare nella faggeta e seguire il sentiero che scende per tornanti, poi devia nettamente verso sinistra, incontra una piccola sorgente (località Pantano di Montalto) e termina poco più avanti. Scendendo in direzione sud-sud est, è impossibile non incontrare la pista che ha inizio dalla località Pagliai. Se si è bravi, si giunge proprio al rifugio ! E' sempre aperto e costituisce un discreto punto di appoggio.
Tra fitte faggete e vetusti esemplari di abete bianco si segue la pista principale intersecata da numerosi ruscelli (si sta attraveresando il Torrente Ferraina). Alcune aperture tra glia alberi consentono di ammirare l'ampia estensione delle foreste ed il Montalto. Dopo circa 6 Km si giunge al Passo di Zomina (toponimo non riportato sulle carte I.G.M.), riconoscibile per un trivio (a sinistra la pista prosegue per pochi chilometri sino ad affacciarsi sulla Valle Infernale).
Si prosegue al centro (a destra c'è un'accorciatoia) e dopo un chilometro si incontra il Torrente Ferraina con una fitta fascia di ripariale di ontani. Si supera facilmente il corso d'acqua e dopo un altro chilometro, percorrendo un bel viale di candelisi (pioppi), si arriva al rifugio di Canovai. Il rifugio ben attrezzato sarebbe un ottimo punto di sosta se solo la burocrazia non lo rendesse quasi impossibile. Tuttavia, la presenza di una fontana rende conveniente fermarsi comunque.
percorso a piedi: dal rifugio di Canovai, quasi parallela alla strada che scende da Materazzelli, inizia la strada in terra battuta n. 3 dell’ex Parco Nazionale della Calabria. Dopo circa un chilometro, la si lascia per un’altra pista a sinistra che continua a seguire dall’alto il corso del Torrente Ferraina. Tra faggi e querce vetusti, dopo 1.3 km si giunge ad una piazzola ove termina la pista. Una freccia in legno indica di scendere lungo il costone seguendo un evidente sentiero reso agevole in più punti da gradoni e corrimano. Il panorama si apre sulla Vallata del Torrente Ferraina sovrastata dai rilievi di Croce di Dio (1460 m) e di Puntone Galera (1437 m).
Si incontra un enorme pino laricio e alcuni muri a secco, per poi traversare un costone roccioso e giungere alla base del primo salto della Cascata di Forgiarelle che si getta in un’ampia pozza scavata nella roccia. Tornati alla piazzola, costeggiare il dirupo salendo sino ad una quercia secca e cava. Siete ora a cavallo tra la Vallata del Ferraina e quella dell’Aposcipo nettamente separate dal crinale che si allunga di fronte a voi. Da qui iniziare a scendere tra querce rade incontrando i ruderi di una costruzione in pietra. Puntando ad un leccio isolato si scende sino ad un affilato crinale roccioso dove avrete di fronte la Cascata di Palmarello formata dal Torrente Aposcipo.
In questo tratto ci sono belle pozze di acqua cristallina. Lasciata la cascata e tornati alla pista che viene da Canovai, guadato il torrente Aposcipo, la pista inizia a salire e, con stretti tornanti tra pini larici, si giunge in un punto aperto in località Pollìa, dove s’incrocia un’altra pista. Da qui, invece di salire verso Materazzelli, si scende a sinistra lungo la pista per Pesdavoli. Al primo bivio (3 km circa), la si lascia piegando a destra. Invece di seguirla sino al Torrente Menta. si può accorciare di molto. Giunti ad un tratto aperto, con un breve rettilineo in piano e una recinzione a sinistra, vi affaccerete sul greto della fiumara Amendolea.
Poco avanti, alla fine del rettilineo, un’apertura nella recinzione vi consente di lasciare la pista e scendere lungo il costone (direzione ovest) con un’altra recinzione come riferimento. Ogni tanto, qualche bollo celeste. Si attraversa una pineta con una fitta rinnovazione e esemplari enormi, Ponendo attenzione ad alcuni tratti franosi (deviare verso destra) si giunge ad una radura dove si interseca il sentiero (segnavia bianco-rosso) che conduce alle Cascate dell’Amendolea, a breve distanza...
Nel caso non si voglia percorrere questo tratto senza sentiero, si segua la pista sino al Torrente Menta e poi l’itinerario classico per le cascate. Dalle cascate sino al Torrente Menta si segue il segnavia bianco-rosso. Un’ultima fatica è la salita attraverso il cantiere della diga sino alla strada asfaltata. Qui termina il trekking purché abbiate lasciato un’auto o fissato un appuntamento con qualcuno. Altrimenti rimangono da percorrere 14 km circa sino a Gambarie...