Il grande anello dei grecanici

Le cascate dell’Amendolea

Avvertenze generali:

Si consiglia a tutti coloro che intendono compiere escursioni in Aspromonte, di assumere preliminarmente tutte le informazioni in base allo stato di manutenzione e segnatura dei sentieri ed alla loro difficoltà. Si invitano inoltre gli escursionisti alla massima prudenza soprattutto nella percorrenza degli itinerari in stagione invernale o in condizioni meteorologiche avverse. Le precipitazioni, specie se abbondanti, possono innescare su un territorio particolarmente “fragile”, fenomeni franosi. Ci sentiamo di suggerire la prudenza, perché frutto di conoscenza, esperienza, formazione e informazione, come primo passo verso la sicurezza: sui pendii della montagna, per ritrovare un rinnovato rapporto di equilibrato e reciproco rispetto con la natura, sulla neve, per vivere la propria avventura solo quando le condizioni lo consentono.

Comuni:Condofuri, Bova, Roghudi, Pesdavoli, Gallicianò,
Amendolea.
Segnaletica:nessuna nel tratto Amendolea Nuova - Bova e
Casello di Cropanè - Amendolea Nuova. Segnavia bianco-rosso
G.E.A. negli altri tratti
Tempi: 5 giorni
1° giorno:Amendolea Nuova - Bova (2-3 ore)
2° giorno:Bova - Roghudi (4 ore)
3° giorno:Roghudi - Pesdavoli (4 ore)
4° giorno:Pesdavoli - Cascate dell’Amendolea - diga sul
Torrente Menta - Casello Cropanè ( 4-5 ore)
5° giorno:Cropanè - frana Colella - Monte Scafi - Gallicianò -
Amendolea Nuova ( 5-6 ore)
Dislivello salita:da Amendolea Nuova a Bova: 657 m
Dislivello discesa:da Amendolea Nuova a Bova: 35 m
Dislivello salita:da Bova a Roghudi: 195 m
Dislivello discesa:da Bova a Roghudi: 467 m
Dislivello salita:da Roghudi a Pesdavoli: 876 m
Dislivello salita:da Pesdavoli al Casello Cropanè: 457 m
Dislivello discesa:da Pesdavoli al Casello Cropanè: 472 m
Dislivello salita:dal Casello Cropanè ad Amendolea Nuova: 107 m
Dislivello discesa:dal Casello Cropanè ad Amendolea Nuova:
1345 m
Periodo:da Amendolea Nuova a Bova evitare le ore più calde
d’estate perché il percorso è totalmente assolato.
da Bova a Roghudi evitare l’estate per il caldo e l’inverno per
l’ultimo tratto da percorrere lungo il greto della fiumara.
da Roghudi a Pesdavoli: evitare l’estate.
da Pesdavoli al Casello di Cropanè: evitare l’estate.
da Cropanè ad Amendolea Nuova: mancando la copertura arborea
e svolgendosi a quote basse, è consigliabile percorrere
l'itinerario d'estate. Di contro, bisogna tenere conto che, quando
la fiumara è nel periodo di massima portata, l'attraversamento può
essere problematico.
Difficoltà:da Amendolea Nuova a Bova: turistico.
da Bova a Roghudi: escursionistico.
da Roghudi a Pesdavoli: escursionistico.
da Pesdavoli al Casello di Cropanè: turistico.
da Cropanè ad Amendolea Nuova: turistico.
Carte IGM:Scala 1:25.000 n.e. F° 615 I Bova. Scala 1:25.000 v.e.
F° 263 I NE Bova Marina. Scala 1:50.000 F° 615 Melito di Porto
Salvo.
Ultima verifica: non disponibile.
Acqua potabile:fontane a Roghudi, Ghorio di Roghudi, Pesdavoli,
al Torrente Menta, a Cropanè, nei pressi del quadrivio di Monte
Scafi, a Gallicianò, ad Amendolea Nuova. Sorgenti lungo il sentiero
per le Cascate dell’Amendolea e per Noì.
Collegamenti:Autostrada A 3 SA-RC - uscita Rosarno, SGC
Jonio-Tirreno fino a Marina di Gioiosa Jonica, SS 106 jonica
fino a Condofuri Marina. Seguire la trada che porta a Condofuri
superiore e lasciarla per il primo ponte che si incontra sulla
destra dopo le case di San Carlo.
Appoggi:Case famiglie a Bova (coop. San Leo). Case vuote a
Roghudi. Caselli di Pesdavoli e Cropanè (chiedere l'autorizzazione).
Azienda agrituristica 'Il Bergamotto'.


Bova

la flora del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il lentisco

I paesi fantasma::. Roghudi

la fauna del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il driomio

la fauna del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il barbagianni

la fauna del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il ghiro

I paesi fantasma::. Gallicianò

la fauna del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il tasso

la fauna del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il picchio nero



I sentieri del Parco


il grande anello dei grecanici

Il trekking tra i nipoti di Omero con la Fiumara Amendolea regina incontrastata di panorami grandiosi. La visita al borgo abbandonato di Amendolea e a Bova, centro più importante della vallata, consentono anche l'incontro con monumenti e persone. Parzialmente segnato.

Avvicinamento in auto: si raggiunge Amendolea dalla SS 106 jonica all’altezza di Condofuri Marina. Seguire la strada che porta a Condofuri Superiore e lasciarla per il primo ponte che s’incontra sulla destra dopo le case di San Carlo.

da Amendolea Nuova a Bova

Il percorso si svolge su quella che era l’antica via pubblica che collegava Amendolea a Bova. Paradossalmente, l’arrivo della civiltà e quindi delle strade asfaltate, ha allontanato questi centri l’uno dall’altro, così come tanti altri dell’Aspromonte. Sono ormai abbandonati infatti i collegamenti diretti, costituiti da mulattiere e sentieri. Oggi invece bisogna scendere alla SS 106 e poi risalire verso l’interno. E da questo ne è derivata l’interruzione di ogni rapporto tra i centri montani ad esclusivo vantaggio dei paesi sulla costa.
L’antica via pubblica è stata cementata, tuttavia, la panoramicità del sito, i ruderi di chiesette d’ispirazione bizantina (alcune con affreschi ancora leggibili), l’imponente castello e l’intero borgo abbandonato dopo l’alluvione del 1951 rendono la meta sicuramente interessante. E' consigliata una sosta una all'aziendad agrituristica ‘Il Bergamotto’, ad Amendolea.
Quest'area è caratterizzata da testimonianze di età antica, dalla preistoria a tutto il medioevo. Numerosi sono i ritrovamenti segnalati dai prof. Domenico Minuto e successivamente da Sebastiano Stranges e Enzio Praticò. Quest’ultimo, in particolare, ha individuato un insediamento tardo antico nel suggestivo sito di Rocca di Lupo, una piccola penisola posta nella confluenza tra la Fiumara Pisciato e l’Amendolea.

percorso a piedi: il percorso è estremamente semplice, segue infatti la stradina in cemento che in circa 2 km, ma con una ripida salita, conduce ai ruderi del vecchio paese di Amendolea. Continuando a salire lungo la stradina in cemento, s'incontra la strada che proviene dai campi di Bova, scendere a destra per raggiungere Bova. Nonostante la tappa sia breve, si suggerisce di dedicare un'intera giornata visitando con attenzione Amendolea e Bova e pernottando in quest'ultima.

da Bova a Roghudi

La Fiumara Amendolea è la più imponente dell’intero Aspromonte, il motivo ricorrente di questo sentiero. La si domina dapprima dall’alto con ampi panorami che giungono sino al mare e all’Etna per poi avvicinarsi sempre più come risucchiati ed attratti inevitabilmente. Nell’ultimo tratto del percorso infatti ci si ritrova minuscoli e sperduti nell’immenso alveo del corso d’acqua con le ripidi pareti della valle che incombono: una piccola formica in fondo ad un imbuto. Solo da quaggiù si può comprendere quanto questa sinuosa via d’acqua, pietre e sabbia, potesse giustamente intimorire i grecanici che erano costretti a percorrerla.
Il sentiero descritto è probabilmente uno dei più antichi collegamenti tra la Chora (la capitale) e Roghudi. Il tratto sino a Noì collega una serie di casolari ormai abbandonati o trasformati in ovili posti sui crinali dei valloni che confluiscono nell’Amendolea. Purtroppo nei pressi di Chieromandri il sentiero è spesso dissestato per le frane. Quasi parallela al sentiero, ma più alta in quota, corre la vecchia strada provinciale ormai lasciata senza alcuna manutenzione dopo la costruzione di un’altra strada che attraversa i Piani di Bova e giunge a Roghudi con un tracciato più lungo.
Consigliabile una visita di Bova: la posizione dominante offre panorami grandiosi sulla vallata mentre i vicoli, gli slarghi, le chiesette ed i palazzi nobiliari ne fanno un borgo dall’atmosfera unica. Possibilità di soggiornare in antiche case gestite dalla cooperativa San Leo che fa parte della rete dell’ospitalità diffusa lungo il Sentiero dell’Inglese.

Avvicinamento in auto: da Bova Marina, 14 km di strada conducono a Bova. Non entrare nel paese, ma proseguire verso la montagna superando il campo di calcio; poco più di un chilometro e si nota a sinistra una stradina asfaltata che scende verso delle case.

percorso a piedi: si torna al bivio dove inizia la strada per Amendolea. Imboccare il sentiero che inizia dietro una delle prime case a destra. E, in questo primo tratto, un’ampia e comoda mulattiera intersecata da numerose sorgenti che tra lecci e qualche castagno conduce alle case ed ai coltivi di Lestizi. Superate le case una pista con sente di risalire sino alla strada costruita in epoca fascista. Invece, man tenendosi in quota, dopo l’ovile, si riprende il sentiero che dopo aver superato un ruscello tra enormi castagni giunge alle prime case di Spartusa.
Dalle case poste più in basso ricomincia il sentiero che dopo l’ennesimo ruscello traversa alcuni sfasciumi e poi aggira un costone roccioso per scendere nel torrente che scorre nell’incassato Vallone Chieromandri giungendo alle case in località Tribuna (toponimo, come molti altri, non riportato sull’I.G.M.). Il tracciato è ora meno evidente ma sono ben visibili le case di Noì alle quali si perviene dopo aver superato il solito ruscello. In cima al vallone si notano i muraglioni di contenimento della vecchia provinciale e sul versante opposto della fiumara il sentiero che sale a Roccaforte. Si raggiunge quindi la pista che sale alla vecchia provinciale all’altezza di Simomogorto. Seguirla per un centinaio di metri sino ad una curva destrorsa dove si notano più giù alcune case su di un piccolo terrazzo proteso sulla fiumara ed alle quali arriva un esile sentiero.
Giungendovi, potrete finalmente vedere Roghudi ed il tratto lungo il letto della fiumara che bisogna per correre per raggiungerlo. Sono circa 2 km. ma non sottovalutate il percorso perché in presenza di molta acqua sono necessari diversi guadi. Da Noì si scende, attraverso vecchi terrazzamenti, verso i resti di un casolare poco discosto dal greto della fiumara. Si supera un ruscello ed una cisterna giungendo ad una strettoia con un cancello di legno. Lasciato il casolare alla sinistra si perviene al greto della Fiumara Amendolea che bisogna risalire liberamente.
Tenendosi sempre sul versante sinistra idrografico in alcuni costoni che si protendono come penisole verso la fiumara si notano alcuni tratti dell’antica mulattiera che si teneva alta sulla fiumara evitando continui guadi: purtroppo l’ultimo di questi tratti è franato ed a seconda di dove la fiumara scorre può essere obbligatorio guadare. Tuttavia, subito dopo, giungerete alla confluenza del Torrente Furria con la Fiumara Amendolea e quindi alla base dello sperone roccioso sul quale è costruito Roghudi. Un’acciottolato in parte franato introduce nel paese attraverso la cosiddetta “porta di mare” e con l’ultimo brusco dislivello porta alla chiesa ed alla piazza principale. Volendo rinunciare a percorrere la fiumara, si può giungere a Roghudi con un giro più lungo: a Noì seguire la sterrata per salire sino a Simomogorto (dislivello 352 m) e collegarsi alla vecchia provinciale. Percorrerla, in discesa, per 3-4 km.
Dopo aver superato un grande ponte, tornati in vista di Roghudi, un sentiero a sinistra conduce tra coltivi sino alla confluenza del Torrente Furria con l’Amendolea e quindi proprio sotto il paese.

da Roghudi a Pesdavoli

Il paese di Roghudi, abbandonato dal 1972, merita una visita per la sua singolare posizione su di uno sperone roccioso circon dato e scalzato alla base da due fiumare. Il sentiero è il collegamento più diretto alla montagna ed ai maestosi boschi di Pino lancio. Si percorre il ciglio di un’enorme frana che sembra speculare all’ancora più grande frana Colella. Inoltre consente vedute superbe sulla Fiumara Amendolea che si dipana tortuosa verso il mare. Si può abbreviare il percorso salendo in auto sino a Ghorio.

Avvicinamento in auto: punto di partenza dell’itinerario è il paese abbandonato di Roghudi, posto su di uno sperone roccioso sulla Fiumara Arnendola. E’ raggiungibile con circa 35 km di strada nell’ultimo tratto dissestata, sia da Melito Porto Salvo - Roccaforte che da Bova Marina-Bova. Quest’ultimo percorso è impraticabile d’inverno in caso d’innevamento dei Campi di Bova. Giunti nello spiazzo all’ingresso del paese, lasciare l’auto.

percorso a piedi: il percorso inizia dalle case popolari costruite dopo l’alluvione del 1952 appena fuori dal paese. La mulattiera è in alcuni tratti disagevole per alcune frane ma giunge rapidamente sotto il cimitero di Ghorio. Seguire per poche centinaia di metri la carreggiabile che gira attorno al cimitero sino a confluire nella strada asfaltata che sale al paese.
Tralasciarla e continuare a sinistra ancora per un poco lungo la strada che scende a Roghudi sino ad un traliccio che la sovrasta a destra. Prima che la strada inizi a scendere lasciarla imboccando un sentiero a destra che sfiora un casolare diruto e giunge a mon te di Ghorio. Qui riprende l’antica mulattiera all’inizio acciottolata e purtroppo deteriorata e ingombra di sassi. Dopo un breve tratto in cassato tra muretti a secco ci si affaccia in una radura (località Mesamàlo) cosparsa di felci e con un boschetto di castagni a destra per poi riprendere a salire ripidamente con numerosi tornanti sul sentiero ingombro di pietre.
Segue un tratto di sentiero in piano inciso su costone roccioso e diviene sempre più ampia la vista su Roghudi e la Fiumara Amendolea. Superato un secondo boschetto di castagni riprendono i tornanti e si raggiunge un costone roccioso proteso nel vuoto che costituisce un ottimo punto panoramico. La salita s’addolcisce un pò sino al terzo boschetto di castagni ed una recinzione con filo spinato dove, deviando a destra, si riprende a salire ripidamente. Giunti al quarto e ultimo boschetto segue un breve tratto in discesa col solito filo spinato e quindi ci si affaccia su un’enorme frana.
Dalla parte opposta vista di Monte lofri, case di Carrà (tetti rossi), Casalnuovo, Fiumara La Verde. Un esile sentiero attraversa il ciglio della frana e poi continua a salire sino ad un valico dove si scende per un breve tratto tra i pini giungendo ad una piccola radura. Qui ci si immette in una carrareccia, ma dopo pochi metri i segnali indicano a destra per un sentiero che sfiora un ovile abbandonato e poi torna a confluire nella carrareccia.
Giunti ad un’ampia pianura siete già al casello di Pesdavoli. I segnali lo aggirano sormontando la collinetta che lo sovrasta. Se vorrete invece accedervi dovrete superare cancelli e recinzioni che lo circondano per impedire agli animali di danneggiare il ben curato frutteto.

da Pesdavoli al Casello di Cropanè

Pesdavoli e Paracorio sono i due nuclei abitati caratterizzanti Delianuova, importante centro aspromontano affacciato sulla Piana di Gioia Tauro e sul Mar Tirreno, ma gli abitanti dei due rioni non hanno ancora dimenticato le diverse origini e le antiche rivalità. Fino alla metà del XIX secolo esistevano intensi scambi tra le popolazioni di Bova, Africo e Paracorio, legate da vincoli di affetto e fraternità, che si cementavano in occasione delle feste patronali dei due paesi. I bovesi e gli africoti si recavano a Paracorio in occasione della festa di Santa Domenica ed i paracoriati a Bova per festeggiare San Leo.

Avvicinamento in auto: Autostrada A 3 SA-RC - uscita Rosarno, SGC Jonio-Tirreno fino a Marina di Gioiosa Jonica, SS 106 jonica fino a Melito Porto Salvo. Seguire la strada provinciale per Roccaforte del Greco e Ghorio di Roghudi e poi quella sterrata fino a Pesdavoli.

percorso a piedi: lasciato il casello, si imbocca la pista principale che sale verso monte seguendo il segnavia rosso-bianco-rosso. Dopo circa 3 chilometri si lascia la pista principale e i segnali per una pista a sinistra che scende verso il Torrente Menta e le Cascate dell’Amendolea. Si supera la diga e si segue la strada asfaltata per 2.5 km per poi, in un’ampia curva destrorsa in salita, lasciarla per una pista a sinistra che scende nel bosco. Si segue sempre la pista principale (dopo circa 3 chilometri bivio, a destra) che poi diviene asfaltata poco prima del Casello di Cropanè.

dal Casello di Cropanè ad Amendolea Nuova

I gallicianoti sono tra i più tenaci difensori della lingua e della cultura grecanica. Il loro paesino, con poco più di 200 abitanti, è uno dei pochi che resiste strenuamente all’abbandono. L’itinerario, impegnativo per il dislivello e per l’orientamento nella salita e in parte sull’asfalto nella discesa, offre un anello con ampi panorami, dapprima sul Torrente Pisciato, affluente dell’Amendolea, e poi sull’Amendolea stessa, su San Lorenzo, Pentedattilo, Rocca di Santa Lena, Bova. Monte Scafi, anticamente zona agricola dei gallicianoti, è uno dei punti panoramici più belli dell’intera vallata.

percorso a piedi: dal Casello di Cropanè, scendendo lungo la stradina asfaltata, ci si affaccia in breve sulla Frana Colella e da qui si scende al quadrivio di Licordari. Per raggiungere Gallicianò (dopo una breve salita si inizia a scendere ripidamente ed in 5 Km si raggiunge il paesino) seguire la stradina asfaltata che sale. Una ripida salita porta in un chilometro al quadrivio di Monte Scafi. Alcune frane e la fitta vegetazione ostacolano il cammino, ma, continuando a salire, il tracciato diviene più agevole sino a sbucare su punta Telegrafo.
Seguire la pista è ora facile e in breve sarete a Monte Scafi Sud, riconoscibile per un punto trigonometrico. Qui giunge una strada asfaltata, percorretela tralasciando la pista a destra e prestando attenzione al primo scalandrino che incontrerete a destra. Scavalcatelo, entrando nel bosco, e subito dopo un altro scalandrino vi immette su di una pista che conduce (al bivio a sinistra) al casello di Fasuglia posto poco sotto Monte Scafi Nord (sorgente a destra della strada asfaltata poco a monte del casello).
Lasciato il casello e seguendo la stradina asfaltata siete ad un quadrivio a 1088 m di quota. Si piega a destra e dopo 4 km di discesa ripida ma panoramica incontrate un serbatoio ad un bivio, dove, andando a sinistra, raggiungerete, dopo un chilometro, il paesino di Gallicianò.
Dopo una sosta all’unico bar nella piazza del paesino, tornare indietro per qualche centinaio di metri lungo la strada asfaltata sino ad una curva dove si stacca, a sinistra, una pista che conduce al cimitero e poi prosegue scendendo sino alla fiumara. Ad un bivio andare a sinistra seguendo comunque la pista più battuta. Ampi panorami sulla Fiumara Amendolea e sul Vallone di Focolio verso il quale ci dirigiamo. In alto le arcate del ponte sul Passo della Zita.
Dopo numerosi tornanti si guadagna il greto della Fiumara Amendolea. Sulla riva opposta i ruderi del mulino di Focolio. Il resto dell’itinerario è un percorso obbligato lungo il letto della fiumara che forma tre ampie anse. I tempi di percorrenza variano a seconda della portata d’acqua. Poco prima di avvistare le case di Amendolea, s’incontra la briglia di Cavatena, un manufatto che nonostante la sua mole, è stato distrutto dalla piena del 1971.



Amendolea: vista dal satellite


Clicca qui per visitare il sito del CAI di Reggio Calabria


fonte testo : Il Parco Nazionale d'Aspromonte - Guida naturalistica ed escursionistica
Francesco Bevilacqua, Alfonso Picone Chiodo - Rubbettino Editore - 1999


Poiché i sentieri potrebbero aver subito variazioni che non possono essere ricondotte a nostre responsabilità, faremo tesoro delle Vostre osservazioni, di tutte le variazioni e/o inesattezze che troverete lungo il percorso.

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