



















Gerace
fascino e l’arte di Gerace continua fuori dai templi, lungo le piazzette, le stradine, lungo i muri pieni di storia delle case, dei palazzi e delle Chiese.
e le finestre bifore catalane (via Gioberti) in conci misti neri e gialli, un piccolo mistero architettonico in una città bizantina. Caratteristica è la facciata principale di Casa Marvasi, su cui vi è appunto una finestra bifora.
Le Porte urbiche che si aprivano direttamente nelle mura erano Porta del Còfino, Porta del Ponte, Porta Maggiore o del Borghetto, Portella o Porta della Piana, Porta di Santa Barbara e Porta della Siderìa.
Diocesi tra le più antiche della Calabria, evolutasi senza soluzione di continuità dall`antica Locri, Gerace testimonia questa sua nobiltà storica con un numero impressionante di edifici sacri, conventi e monasteri, che le hanno valso il titolo di "città santa" e l`hanno arricchita di cultura e spiritualità. Suo fiore all`occhiello è il più importante luogo di culto della regione, la cattedrale, consacrata nel 1045 e una seconda volta nel 1222 alla presenza di Federico li, ma in seguito più volte rimaneggiata a causa dei numerosi terremoti che ne hanno pregiudicato la struttura. Luminoso edificio romanico-bizantino - nell`VIII secolo Gerace fu aggregata al patriarcato di Costantinopoli insieme a tutte le altre diocesi della Calabria - essa si presenta con una severa facciata di ispirazione lombarda che introduce a un grandioso interno basilicale scandito da venti colonne classiche di reimpiego, provenienti dagli antichi templi di Locri. Candide e spoglie, le tre navate si concludono in altrettante absidi cilindriche e celano sotto al transetto una cripta a croce greca con colonne di epoca romana, le
cui origini paiono risalire al primitivo edificio di culto (VIII secolo), edificato direttamente sulla nuda roccia. Fulcro della chiesa è la cinquecentesca cappella della Madonna della Detrai (dal greco Odigítria, "colei che mostra il cammino"), che accoglie una venerata statua marmorea trecentesca di scuola pisana. Il percorso storico-artistico cittadino contempla una sosta anche alla chiesa di San Francesco, eretta nel 1252 in pure linee gotiche, con portale di ispirazione arabo-normanna e fastoso altare maggiore seicentesco in marmi policromi intarsiati, che costituisce uno dei più alti documenti del barocco calabrese: adiacente a questa sorge la chiesetta di San Giovannello, a capanna, piccolo gioiello bizantino-normanno del X-XI secolo.
rimangono ruderi di singolare bellezza, possedeva ingegnosi sistemi di canalizzazione delle acque piovane, un grande pozzo, un piccolo oratorio bizantino, funzionante fino al XVII secolo, con abside arricchita da decorazioni pittoriche, un ponte levatoio che si apriva sul lato orientale della rocca, un'ampia sala d'armi, detta sala di "Mileto", un bel cortile interno, come testimoniano le tracce del colonnato, e numerosi altri ambienti adibiti alle più diverse funzioni.
slargo triangolare immediatamente a ridosso del superbo apparato absidale della Cattedrale. Consacrata nelle sue forme attuali nel 1045, secondo la tradizione, e una seconda volta nel 1222 alla presenza di Federico II, l’importante chiesa ha sviluppo basilicale sovrapposto parte sulla nuda roccia e parte su una cripta a croce greca che, pur molto rimaneggiata, si può ascrivere a un impianto basiliano non più tardo dell’VIII secolo. Sulla destra della piazza la porta, o meglio l'Arco dei Vescovi, barocco, così come il finestrone e il gran portale applicati all’abside centrale. Attraversando l'arco dei Vescovi ci si immette lungo il fianco settentrionale della chiesa su cui si aprono il portale d'ingresso e l’accesso alla minuscola corte, che
racchiude la tozza torre campanaria e il maestoso portale ad archi concentrici aperto sulla sobria facciata romanica d’ispirazione lombarda.
basiliana: fra questi tre edifici, nel 1983, si è ricavata una piazza, il Largo delle Tre Chiese.
un lungo percorso, effettuato a piedi, lungo le impervie vie delle montagne dell'Aspromonte, da una costa all'altra, insieme all'amico Proby, ad una guida, Ciccio, e ad un asino. Un'esperienza che lo colpì molto: per la scoperta di luoghi ricchi di storia o di villaggi siti in luoghi quasi inaccessibili, per la vegetazione, per i panorami, per la cordialità e la semplicità delle persone. Cose e luoghi così diversi da quelli della sua Inghilterra. I moti rivoluzionari scoppiati nel Regno di Napoli gli impedirono di proseguire il suo cammino verso le altre province calabre. Il libro illustrato di Edward Lear su Reggio e la sua provincia [Diario di un viaggio a piedi - Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio - 5 settembre 1847), Laruffa editore, Reggio Calabria, 2003], si colloca tra le più belle memorie di viaggio dello scrittore, un racconto che serve anche a comprendere meglio la Calabria e le caratteristiche e la psicologia dell'uomo calabrese. I luoghi visitati da Edward Lear e descritti nel diario furono Reggio Calabria, Motta San Giovanni, Bagaladi, Condofuri, San Lorenzo, Bova, Palizzi, Pietrapennata, Staiti, Bruzzano, Bianco, Casignana, Sant'Agata del Bianco, San Luca, Polsi, Bovalino, Gerace, Siderno, Roccella, Stignano, Stilo, Pazzano, Castel Vetere (oggi Caulonia), Gioiosa, Agnana, Canolo, San Giorgio, Polistena, Casalnuovo (oggi Cittanova), Radicena, Terranova, Oppido, Gioia Tauro, Palmi, Bagnara, Scilla, Pentedattilo. A proposito di Gerace, Edward Lear scrive:
in auto:
da nord Strada Statale 106 jonica / E90 per Reggio Calabria; bivio per Gerace, Strada Provinciale n.1 (ex Strada Statale 111).
da sud Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria (uscita Rosarno), Strada Grande Comunicazione Jonio-Tirreno; Strada Statale 106 jonica / E90 per Reggio Calabria; bivio per Gerace, Strada Provinciale n.1 (ex Strada Statale 111) oppure:
in treno:
in aereo:
Cattedrale di Gerace, in stile bizantino-normanno, si presenta con uno sviluppo basilicale a tre navate, pianta a croce latina, con alta parte absidale ed ampio transetto. La superficie di 1868 metri quadrati ne fa la chiesa più grande della Calabria. Esternamente, la Cattedrale appare come una fortificazione, a causa dell'alta e compatta parete di pietra calcarea dalla quale fuoriescono i rigonfiamenti semicircolari di due absidi: quella di destra è forata da una porta. Il portone centrale si trova sulla facciata occidentale.
finestre ad unico strombo. Elementi decorativi sono le colonne ed i capitelli che dividono le tre navate; distinte da due file di dieci colonne asiatiche, sono disposte in modo da avere corrispondenza cromatica, stilistica e di materiali.
Le colonne che reggono il tempio del secolo undicesimo sono ben più vecchie perché provenienti nientemeno che dall'antica Locri Epizefiri, la Locri della poetessa Nosside, dell'eroe Eutimo, forse immortalato nei Bronzi di Riace, la Locri del matriarcato, dei Dioscuri a cavallo, dei 'pinakes', delle tavolette di bronzo.
Messina. Dall'abside di sinistra si accede alla cripta, che appare come un insieme di piccole volte a vela con stucchi ottocenteschi sostenute da ventisei colonne, diverse per dimensioni, colori e materiali. Nella Cripta è collocata la piccola Cappella alla Madonna dell'Itria, coperta da una volta a botte decorata da rosette di stucco ottocentesche, le pareti sono rivestite da marmi policromi, il pavimento è composto da piastrelle di maiolica. Sull'altare è posta la statua marmorea della Madonna della Stella, detta anche Madonna di Prestarona.
altare barocco riccamente intarsiato con marmi riproducenti suggestive immagini policrome. Un numero così alto di Chiese si spiega richiamandoci alla profonda religiosità del popolo geracese, al già rilevante contingente della popolazione ecclesiastica locale, al numero elevato dei patronati laici e inoltre, al fatto che non tutte le Chiese, nei vari secoli, siano state contemporaneamente funzionanti.
presenta una divisione verticale in due piani che si ripercuote anche nel frontone che poggia su una fascia con metope e triglifi.
Affiancata al lato destro e leggermente arretrata si trova la torre campanaria a pianta quadrata.
Dell’altare maggiore, di patronato del principe di Gerace, posto a ridosso della parete occidentale, realizzato in muratura, rimane ben poco. Era dedicato alla Vergine Assunta in cielo. Alla parete sinistra esisteva l’altare della Vergine del SS. Rosario, mentre alla parete destra l’altare dedicato alla Madonna di Pugliano. L’artificiosa realizzazione della pavimentazione in pietra di San Lucido (1997) riporta in pietra basaltica la proiezione dei maschi murari angolari, mentre la bocciardatura che si discosta dal resto del pavimento vuole mettere in evidenza il sottostante scavo degli ambienti rupestri e degli ossari non più visibili mentre una griglia in metallo permette di visionare l’antica abside normanna della
primitiva chiesa, posta, naturalmente ad oriente, secondo il rito greco, là dove oggi si trova l’ingresso principale. Una bellissima lapide in marmo bianco (cm 51X55) incisa a caratteri greci bizantini recita testualmente: “Fu edificato un tempio della Madre di Dio e dei santi megalomartiri Eustrazio e dei suoi compagni e della santa martire Caterina da Michele e Giovanni l’anno 6592 indizione settima” L’iscrizione molto elegante, inizia con una crocetta tipicamente bizantina e finisce con un’altra crocetta di forma diversa e un nastro ad intreccio e a foglie.
normanna della quale, gli scavi archeologici, hanno evidenziato oltre agli stucchi anche le fondazioni dell’abside e dell’absidiola laterale. Una piccola brocca in ceramica invetriata intorno alla metà del XIV secolo data l’abbandono di questa seconda fase e giungiamo quindi alla III fase che corrisponde alla grande abside che ingloba le due precedenti, situata ad est a ridosso della attuale porta di ingresso realizzata, appunto, nella metà del XIV secolo e relativa alla ricostruzione della chiesa, quando con molta probabilità, assunse il nuovo titolo di Santa Maria del Mastro.
dell’antica acropoli e diocesi bizantina di Gerace o Santa Ciriaca. E’ stata concessa (luglio 1995) dal Demanio Italiano per 99 anni alla Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, per i bisogni liturgici dei fedeli Ortodossi e dei numerosi turisti greci della zona. La chiesetta fu visitata da Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I il 20 marzo 2001 nell’ambito della sua storica visita-pellegrinaggio nella Calabria meridionale e nella Sicilia orientale. Il Rettore è il Rev.mo Archimandrita Dimitri Makaroff. La Divina Liturgia si celebra periodicamente.
Settimana Santa
Pasqua Ortodossa (settimana successiva alla Pasqua Cattolica)
Maria SS. di Prestarona (Festa campestre, prima domenica dopo Pasqua)
Sacro Cuore di Gesù (prima domenica di luglio)
Maria SS. del Carmelo (terza domenica di luglio)
Festa Patronale - SS. Antonio del Castello, Veneranda e Immacolata (22-23 agosto). Momenti principali della manifestazione sono le celebrazioni religiose nella Cattedrale e la tradizionale processione con le statue dei Santi per le vie della città. Di contorno, spettacoli musicali e balli tradizionali.
Maria SS. Addolorata (terza domenica di settembre)
Concerti di Primavera (ogni sabato, dal 21 marzo al 21 maggio)
Festival Internazionale "Musicarchittettura" (prima e seconda settimana di agosto)
Biennale di pittura
Premio Zaleuco (biennale)
Settimana del turista (prima settimana di agosto)
Sagra prodotti tipici (terza settimana di agosto)
Rassegna internazionale di arte di strada - Il borgo incantato
primitivi con l'ancestrale presenza del fuoco e il ritmo frenetico di antiche percussioni o anche la coralità e le acrobazie proprie di un'antica danza come la capoeira. Figure fantastiche, animali altissimi, carillon che prendono improvvisamente vita irrompono senza preavviso sulla scena facendo rimanere gli spettatori a bocca aperta, meravigliati e divertiti.