Il gatto selvatico (felis silvestris) è un felino carnivoro. Tassonomicamente, possiede moltissime sottospecie, divise in tre "gruppi": ornata (gatto delle steppe), silvestris (gatto selvatico europeo) e lybica (gatto fulvo d'Egitto). Si ritiene comunemente che il progenitore dell'attuale gatto domestico sia proprio il felis silvestris lybica, anche se non possono essere escluse ibridizzazioni con altre sottospecie. Raggiunge 1,20 metri di lunghezza compresa la coda, che misura 35 centimetri, ha un corpo robusto, agilissimo, testa corta e rotondeggiante, zampe forti e lunghe, specialmente quelle posteriori, coda tronca all'estremità e di grossezza uniforme. Il pelo è folto e morbido, di colore grigio-fulvo, più chiaro sul ventre, con fasce trasversali scure, alcuni anelli nerastri ornano la coda.
Il gatto selvatico ha un udito ed un odorato perfettamente sviluppati. Le orecchie, dritte e larghe alla base, possono ruotare rapidamente nella direzione di provenienza del rumore da identificare e sono in grado di percepire frequenze superiori alle 25.000 vibrazioni al secondo. Grazie a questa capacità, i gatti sono in grado di individuare i roditori anche senza vederli direttamente, avvertendo i loro squittii emessi nella banda degli ultrasuoni. Questi animali hanno un'eccellente vista notturna, anche se percepiscono una gamma di colori minore rispetto all'uomo. Gli occhi, situati in posizione frontale, garantiscono un'eccellente percezione della profondità, capacità utilissima nella caccia per stabilire l'esatta distanza della preda. Un altro organo di senso è rappresentato dai baffi detti vibrisse, sono peli specializzati in organi tattili, utilizzati principalmente per valutare le dimensioni di cunicoli o strettoie da attraversare, anche se possono essere impiegate per determinare i movimenti delle prede.
Particolarmente sviluppati sono i canini e i denti ferini, adatti a dilaniare la preda. Di abitudini notturne, il gatto selvatico caccia prevalentemente piccoli roditori, uccelli e rettili, ma non disdegna alcuni insetti. Ottimo pescatore, generalmente riesce a catturare piccoli pesci artigliandoli, dopo un paziente lavoro di attese e appostamenti.
Il gatto selvatico è un animale solitario, i maschi sono territoriali e marcano il proprio "home range" con urina depositata in zone strategiche. Le femmine comunicano la loro disponibilità all'accoppiamento tramite l'emissione di feromoni nell'urina, tracce olfattive a cui i maschi risultano sensibilissimi. Tutti i gatti presentano ghiandole odorifere sulla fronte, intorno alla bocca ed alla base delle zampe. Quando un gatto desidera marcare un oggetto con il suo odore strofina le ghiandole su di esso, come osserviamo quando un gatto domestico si struscia contro le nostre gambe. I gatti selvatici hanno numerose chiavi di comunicazione visive, come il sollevare il pelo della schiena, i movimenti della coda e le espressioni facciali. Nella comunicazione esistono anche una vasta gamma di suoni che esprimono diverse intenzioni, inclusi sbuffi aggressivi e fusa di felicità.
Numeroso un tempo sulle montagne d'Europa e nell'Asia occidentale, oggi, il gatto selvatico, è purtroppo in via d'estinzione, eccetto in alcune zone dell'Europa Orientale. Ha una speranza di vita media compresa tra i 12 e i 15 anni e raggiunge la maturità sessuale prima del gatto domestico, attorno ai 10-12 mesi. Il gatto selvatico completa il proprio sviluppo all'età di circa 3 anni. In Italia è specie protetta.
habitat
Il gatto selvatico è una specie forestale, strettamente legata al bosco perchè vi trova cibo e rifugio, e abbisogna di superfici forestali estese. L’ambiente ideale è rappresentato dai boschi di latifoglie, faggio e castagno, dove gli alberi maturi sono ricchi di cavità che possono offrire riparo e ospitano le tane dei micromammiferi che sono il suo cibo preferito. L’habitat idoneo è rappresentato anche dai boschi di piante termofile - più tipiche degli ambienti caldi o meglio esposti come il leccio e la roverella - e la macchia mediterranea fitta. Una particolare preferenza si manifesta anche per le zone dove sono presenti cavità rocciose che possono servire da tana. A volte possono essere colonizzati anche vecchi ruderi. In uno studio realizzato in Francia una ventina di anni fa è stata descritta la frequentazione da parte di gatti selvatici dei bunker che costituivano la linea difensiva Maginot risalente al periodo successivo alla I Guerra Mondiale (1932-1937). Una superficie boscata estesa ha il ruolo di favorire la dispersione dell’animale e la colonizzazione di nuovi territori e permettere l’attività di ricerca di cibo in condizioni di tranquillità. Per poter mantenere ecologicamente la specie e garantirle una buona distribuzione sul territorio il bosco deve estendersi in modo che sia possibile il passaggio tra una valle e l’altra restando sempre in connessione ecologica. Questo concetto si può esprimere dicendo che devono essere mantenuti sufficienti “corridoi ecologici o faunistici”. Il gatto selvatico è diffuso in tutta l'Europa centrale. In Africa vivono altre specie di gatto selvatico, la Felis lybica (Africa settentrionale e centrale), la Felis aurata (Africa equatoriale), la Felis nigripes (Africa meridionale). In India è presente la specie Felis viverrina. E' il felino selvatico più diffuso in Italia nonostante sia quasi scomparso. La popolazione nazionale è stata stimata in circa 700-800 animali distribuiti nelle Alpi occidentali, sull'Appennino centro-meridionale, nel Gargano, in Sicilia ed in Sardegna dove vive la specie Felis sarda con coda lunga e ciuffo di peli sull'estremità delle orecchie. Vive nelle foreste di latifoglie e tende ad evitare i luoghi frequentati dall'uomo. E' di abitudini arboricole e notturne, di giorno rimane nascosto nelle cavità degli alberi, in anfratti rocciosi, in tane abbandonate, mentre di notte salta agilmente di ramo in ramo alla ricerca di conigli selvatici, roditori ed altri piccoli mammiferi, non disdegnando all'occasione rane e uccelli che scova nei nidi. Ogni individuo occupa un proprio territorio che marca regolarmente con la secrezione di ghiandole odorifere e spruzzi di urina.
riproduzione
Il gatto selvatico non forma coppie stabili, si accoppia una volta all'anno. Il periodo degli amori va da metà gennaio a metà marzo. La gestazione dura 9-10 settimane e la femmina da alla luce tra i 2 e i 4 piccoli (le gravidanze singole sono rarissime); la madre resta con i piccoli solo fino al raggiungimento dell'autosufficienza, generalmente all'età di 3-4 mesi.
di cosa si nutre
Il gatto selvatico è solitamente attivo di notte od al crepuscolo e all'alba, durante il giorno rimane nascosto nelle cavità degli alberi o in piccole grotte e tane abbandonate, specialmente nelle zone poco antropizzate. Compie notevoli spostamenti notturni alla ricerca di prede. Un'osservazione sul gatto selvatico europeo ha rilevato un percorso medio di 10 km per notte. Ottimo arrampicatore, non ha praticamente preferenze tra la caccia a livello del terreno o quella "aerea" saltando da ramo in ramo. Le sue prede sono conigli e mammiferi di piccola taglia, oppure rane o uccelli che preleva spesso direttamente dal nido.
protezione
Il gatto selvatico è stato cacciato a lungo ritenendolo un “nocivo” e questo fatto ha giocato un ruolo determinante nella rarefazione dell’animale in alcuni casi e, in altri, nella sua totale scomparsa. L’articolo 4 del Testo Unico sulla caccia n.1016 del 5 giugno 1939 indicava, in un lungo elenco di animali ritenuti nocivi, anche il gatto selvatico e il gatto domestico vagante a 300 metri dalle abitazioni. Gli articoli 25 e 26 ne consentivano la cattura e l’uccisione anche in periodo di caccia vietata e si
potevano utilizzare mezzi altrimenti proibiti come i lacci, le trappole, le tagliole e i bocconi avvelenati. Grazie al consolidarsi delle conoscenze in cui veniva rivalutato il ruolo importante che gli animali carnivori rivestono negli equilibri delle popolazioni selvatiche, l’allora Ministero dell’Agricoltura e Foreste con Decreto Ministeriale del 4 maggio 1971 disponeva l’esclusione dall’elenco degli animali nocivi contenuto nel T.U. 1016 di alcune specie, tra cui il gatto selvatico. Questo fatto chiudeva il lungo periodo delle campagne di abbattimento condotte dalle Amministrazioni provinciali della caccia, ma non conferiva ancora alla specie una protezione totale, in quanto ne era consentito l’abbattimento durante la stagione venatoria. La Legge n.968 del 27 dicembre 1977 sulla fauna selvatica e le attività venatorie escludeva completamente l’animale dall’elenco delle specie cacciabili senza precisarne rigidamente la tutela. Occorre attendere fino al 1992 perchè la nuova disciplina sulla fauna omeoterma e il prelievo venatorio (Legge 11 Febbraio 1992 n.157) introduca specificamente all’art.2 la specie gatto selvatico nelle “specie oggetto di tutela” di cui è vietato l’abbattimento in modo assoluto e ribadisca all’articolo 21/u il divieto di
utilizzare esche o bocconi avvelenati e all’art.30 l’applicazione di sanzioni penali per il contravventore. La specie è protetta dalla "Direttiva habitat" 92/43 dell'Unione Europea all'allegato IV del documento: "Specie animali e vegetali d'interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa".