Il paese di Roghudi, abbandonato dal 1972, merita una visita per la sua singolare posizione su di uno sperone roccioso circondato e scalzato alla base da due fiumare. 11 sentiero è il collegamento più diretto alla montagna ed ai maestosi boschi di pino laricio. Si percorre il ciglio di un’enorme frana che sembra speculare all’ancora più grande frana Colella e consente vedute superbe sulla Fiumara Amendolea che si dipana tortuosa verso il mare. Si può abbreviare il percorso salendo in auto sino a Ghorio.
Avvicinamento in auto: punto di partenza dell’itinerario è il paese abbandonato di Roghudi, posto su di uno sperone roccioso sulla Fiumara Amendola. E' raggiungibile con circa 35 Km di strada, nell’ultimo tratto dissestata, sia da Melito Porto Salvo - Roccaforte che da Bova Marina-Bova. Quest’ultimo percorso è impraticabile d’inverno in caso d’innevamento dei Campi di Bova. Giunti nello spiazzo all’ingresso del paese, lasciare l’auto.
Percorso a piedi: il percorso inizia dalle case popolari costruite dopo l’alluvione del 1952 appena fuori dal paese. La mulattiera è in alcuni tratti disagevole a causa di alcune frane, ma giunge rapidamente sotto il cimitero di Ghorio. Seguire per poche centinaia di metri la carreggiabile che gira attorno al cimitero sino a confluire nella strada asfaltata che sale al paese. Tralasciarla e continuare a sinistra ancora per un poco lungo la strada che scende a Roghudi sino ad un traliccio che la sovrasta a destra. Prima che la strada inizi a scendere lasciarla imboccando un sentiero a destra che sfiora un casolare diruto e giunge a monte di Ghorio. Qui riprende l’antica mulattiera, all’inizio acciottolata e purtroppo deteriorata e ingombra di sassi. Dopo un breve tratto in cassato tra muretti a secco ci si affaccia in una radura (loc. Mesamalo) cosparsa di felci e con un boschetto di castagni a destra per poi riprendere a salire ripidamente con numerosi tornanti sul sentiero ingombro di pietre. Segue un tratto di sentiero in piano inciso su costone roccioso e diviene sempre più ampia la vista su Roghudi e la Fiumara Amendolea.
Superato un secondo boschetto di castagni riprendono i tornanti e si raggiunge un costone roccioso proteso nel vuoto che costituisce un ottimo punto panoramico. La salita si addolcisce un pò sino al terzo boschetto di castagni ed una recinzione con filo spinato dove, deviando a destra, si riprende a salire ripidamente. Giunti al quarto e ultimo boschetto, segue un breve tratto in discesa col solito filo spinato e quindi ci si affaccia su un’enorme frana. Dalla parte opposta vista di Monte Iofri, case di Carrà (tetti rossi), Casalnuovo, Fiumara La Verde. Un esile sentiero attraversa il ciglio della frana e poi continua a salire sino ad un valico dove si scende per un breve tratto tra i pini giungendo ad una piccola radura. Qui ci si immette in una carrareccia, ma dopo pochi metri i segnali indicano a destra per un sentiero che sfiora un ovile abbandonato e poi torna a confluire nella carrareccia. Giunti ad un’ampia pianura siete già al casello di Pesdavoli. I segnali lo aggirano sormontando la collinetta che lo sovrasta. Se vorrete invece accedervi dovrete superare cancelli e recinzioni che lo circondano per impedire agli animali di danneggiare il ben curato frutteto.
Varianti: il segnavia bianco-rosso indica il percorso Bova-Delianuova. Lo si può seguire per raggiungere Bova da Roghudi oppure proseguire dal casello di Pesdavoli verso Montalto. A 3 km da Pesdavoli, lungo il sentiero per Montalto, un bivio a sinistra conduce in meno di 3 km alle Cascate dell’Amendolea. Infine, tracce di un vecchio sentiero risalgono dalla Fiumara Amendolea ai piedi di Roghudi sino a Ghorio di Roccaforte. Si consiglia di visitare alcune curiose formazioni rocciose poste lungo la strada che da Ghorio di Roghudi sale ai Piani di Bova, la Rocca del Drago e le Caldaie del latte.
Altre possibili pratiche sportive: nessuna.