da Montalto a Polsi

Montalto (1955 m)::. La Rosa dei Venti Montalto (1955 m)::. Statua in bronzo del Cristo Redentore. Venne posta sulla vetta nel 1901. Realizzata a Roma dallo scultore Ierace, fu trasportata in pezzi a dorso di mulo. Rientra nel gruppo delle 20 statue che Leone XIII volle porre sulle vette più alte d'Italia a protezione dell'intero territorio nazionale. Montalto (1955 m)::. il sentiero Montalto (1955 m)::. Statua in bronzo del Cristo Redentore. Venne posta sulla vetta nel 1901. Realizzata a Roma dallo scultore Ierace, fu trasportata in pezzi a dorso di mulo. Rientra nel gruppo delle 20 statue che Leone XIII volle porre sulle vette più alte d'Italia a protezione dell'intero territorio nazionale. Santuario della Madonna della Montagna (il chiostro) Polsi (Santuario della Madonna della Montagna)
Vallone della Madonna (Polsi) Madonna della Montagna Polsi Polsi (Santuario della Madonna della Montagna) Polsi (Santuario della Madonna della Montagna) Polsi (Santuario della Madonna della Montagna)
Santuario della Madonna della Montagna  (il chiostro) Santa Croce: è costituita da una lamina in ferro battuto centrale dalla quale si distaccano i bracci che si biforcano terminando con una lunetta. E’ oggetto di particolare venerazione. In passato veniva portata in Processione in caso di calamità, oggi, una volta all'anno, è ospitata da una delle Parrocchie più vicine spiritualmente a Polsi. Santa Croce: è costituita da una lamina in ferro battuto centrale dalla quale si distaccano i bracci che si biforcano terminando con una lunetta. E’ oggetto di particolare venerazione. In passato veniva portata in Processione in caso di calamità, oggi, una volta all'anno, è ospitata da una delle Parrocchie più vicine spiritualmente a Polsi. La Saba Sibilla::. la leggenda vuole che in una grotta tra Polsi e Montalto risieda nascosta la maga Sibilla, cattiva ed ostile agli uomini e a Maria, pronta a scatenare catastrofi e distruzioni. Dalla rupe che porta il suo nome precipitano sul fondovalle dei massi che la Sibilla fa cadere per impaurire i pastori. In chiesa, la Statua della Madonna è orientata in modo tale che guardi sempre verso la rupe ed anche nel corso della Processione, la Statua viene fatta girare rapidamente su se stessa affinché la Madonna tenga sempre sotto controllo la Sibilla che altrimenti farebbe del male al popolo dei fedeli. Puntone La Croce Polsi (Santuario della Madonna della Montagna) Montalto (1955 m)::. Statua in bronzo del Cristo Redentore. Venne posta sulla vetta nel 1901. Realizzata a Roma dallo scultore Ierace, fu trasportata in pezzi a dorso di mulo. Rientra nel gruppo delle 20 statue che Leone XIII volle porre sulle vette più alte d'Italia a protezione dell'intero territorio nazionale.



















Avvertenze generali:

Si consiglia a tutti coloro che intendono compiere escursioni in Aspromonte, di assumere preliminarmente tutte le informazioni in base allo stato di manutenzione e segnatura dei sentieri ed alla loro difficoltà. Si invitano inoltre gli escursionisti alla massima prudenza soprattutto nella percorrenza degli itinerari in stagione invernale o in condizioni meteorologiche avverse. Le precipitazioni, specie se abbondanti, possono innescare su un territorio particolarmente “fragile”, fenomeni franosi. Ci sentiamo di suggerire la prudenza, perché frutto di conoscenza, esperienza, formazione e informazione, come primo passo verso la sicurezza: sui pendii della montagna, per ritrovare un rinnovato rapporto di equilibrato e reciproco rispetto con la natura, sulla neve, per vivere la propria avventura solo quando le condizioni lo consentono.

Comune:San Luca
Segnaletica:segnavia rosso-bianco Sentiero Italia (CAI)
Tempi:3 ore andata, 4 ore ritorno
Altitudini e tempi parziali:Montalto (1955 m) -
Piano dei Riggitani (1575 m, 1,3 ore) - Polsi (862 m, 1,3 ore)
Periodo: da maggio/giugno a ottobre
Difficoltà:escursionistico
Carte IGM: Scala 1:25.000 n.e. F° 602 I Gambarie.
Scala 1.25.000 v.e. F° 254 II NE Montalto; I SE Delianuova;
F° 255 IV SO Platì; III NO San Luca.
Scala 1.25.000 F° 602 Motta San Giovanni.
Ultima verifica: aprile 1999.
Acqua potabile:a Polsi
Collegamenti: da Gambarie, strada per Montalto - Polsi
Appoggi:CFS - Stazioni di Gambarie e di San Luca.
A Polsi è possibile pernottare nel Santuario

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la flora del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il lentisco

la flora del Parco Nazionale dell'Aspromonte::. il rovere

Santuario della Madonna della Montagna

Madonna della Montagna

Santa Croce in ferro

Santuario della Madonna della Montagna::.il chiostro

Santuario della Madonna della Montagna::.il campanile

Santuario della Madonna della Montagna::.interno

Montalto (1955 m)::. Statua in bronzo del Cristo Redentore. Venne posta sulla vetta nel 1901. Realizzata a Roma dallo scultore Ierace, fu trasportata in pezzi a dorso di mulo. Rientra nel gruppo delle 20 statue che Leone XIII volle porre sulle vette più alte d'Italia a protezione dell'intero territorio nazionale.

I sentieri del Parco



da Montalto a Polsi

Per arrivare a Polsi bisogna raggiungere Montalto, la vetta più alta dell’Aspromonte. Lo si può fare sia dal versante jonico (SS. 106 da Melito, oppure SS. 106 Km 27 bivio per San Luca) che da quello tirrenico (Autostrada A3 svincolo di Bagnara Calabra). I cartelli da seguire sono quelli per Gambarie, da dove, seguendo un sentiero sterrato per circa 16 Km, si raggiunge Montalto, sulla cui sommità è posta la Statua in bronzo del Cristo Redentore, voluta da Papa Leone XIII, che fece erigere altri 19 monumenti sulle cime più alte d’Italia. Da questo monte si apre davanti a noi un meraviglioso panorama dove l’Etna, le Isole Eolie e le Serre calabresi ci offrono scenari di incomparabile bellezza.
Proprio da qui inizia il cammino verso Polsi, attraversando boschi ed antiche mulattiere, tra i profumi e i colori di una montagna verdissima. Dopo un breve tratto in forte pendenza si incontra la strada asfaltata (1790 metri) e si prosegue, sempre in discesa, lungo l'antico sentiero utilizzato per secoli dai pellegrini provenienti da tutta la Calabria e dalla vicina Sicilia. In diversi punti si taglia la strada asfaltata di più recente costruzione. Al Piano dei Riggitani (1575 metri) si lascia definitivamente l'asfalto per seguire, lungo il crinale, la mulattiera che scende, in un ambiente selvaggio, fino in prossimità del Santuario di Polsi (862 metri).
Un tuffo tra le selci ed ecco davanti a noi una profonda valle al centro della quale è situato il Santuario, simbolo altissimo e richiamo di forte spiritualità, dove almeno una volta nella vita un calabrese sente il desiderio di recarsi. Quello che vediamo dall’alto del nostro percorso lo lasciamo illustrare ad Edward Lear, un viaggiatore inglese del passato, che in occasione del suo viaggio in Calabria, nel 1847 [Diario di un viaggio a piedi - Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio - 5 settembre 1847), Laruffa editore, Reggio Calabria, 2003] e [Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, Graziella Cappello, Editori Riuniti, 1992], descrisse Polsi comunicando la sua meravigliosa atmosfera:

“Senza dubbio Santa Maria di Polsi è una delle più notevoli scene che io abbia mai visto; l’edificio è pittoresco, ma non molto antico, e senza pretese di gusto architettonico; ed è situato in alto sopra il grande torrente che viene giù dalla vera cima dell’Aspromonte, la cui alta vetta – Montalto - è il tetto e la corona del paesaggio. Al livello del Monastero, da questa altezza, appaiono serie di alberi ricchi di bellissime foglie, intervallati da verdi radure, e giù in fondo massicci gruppi di castagneti, di neri lecci, di scure querce in successione e alla cima di tutto le pinete. Il carattere dello scenario è sorprendente, le rupi boscose da sinistra a destra lo chiudono come le quinte di un teatro; e poiché nessun altro edificio è in vista, l’incanto e la solitudine in questo luogo sono completi. Nessun altro posto, persino più remoto, fa intravedere un paesaggio di maggiore contrasto persino con quelli in cui giacciono spesso i soliti monasteri d’Italia, che dalla loro altezza e dal loro angolo dominano o una distante pianura o il mare. Qui, invece, tutto intorno, al di sopra e al di sotto, è chiuso da boschi e montagne – nessuno sbocco, nessuna varietà – soltanto la solitudine e il senso dell’eremitaggio regnano sovrani.”


Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895 – Roma, 11 giugno 1956), scrittore, giornalista e poeta italiano, così scrive del Santuario della Madonna della Montagna:

“Dirò d'una festa che è forse la più animata delle Calabrie. Le feste fanno conoscere la natura degli uomini. Nell'Aspromonte abbiamo un Santuario che si chiama di Polsi, ma comunemente della Madonna della Montagna. E' un convento basiliano del millecento, uno dei pochi che rimangono in piedi nelle Calabrie. La Madonna è opera siciliana del secolo XVI, scolpita nel tufo e colorata, con due occhi bianchi e neri, fissi, che guardano da tutte le parti[…].
Ognuno fa quello che può per fare onore alla Regina della festa: la gente ricca può portare, essendo scampata da un male, un cero grande quanto la persona di chi ha avuto la grazia, o una coppia di buoi, o pecore, o un carico di formaggio, di vino, di olio, di grano; ci sono tanti modi per disobbligarsi con la Vergine delicata, come la chiamano le donne. Uno, denudato il petto e le gambe, si porta addosso una campana di spine che lo copre dalla testa ai piedi, spine lunghe e dure come crescono nel nostro spinoso paese, e che ad ogni passo pungono chi ci sta in mezzo. Una femminella fa un tratto di strada sulle ginocchia; e così le ragazze fanno la strada ballando, e balleranno giorno e notte per le ore che hanno fatto il voto, fino a che si ritrovano buttate in terra o appoggiate al muro, che muovono ancora i piedi. E i cacciatori, poi, che fanno voto di sparare alcuni chili di polvere; in quei giorni non si parla di porto d’armi, e i Carabinieri lo sanno. Gli armati si dispongono nei boschi intorno al Santuario e sparano notte e giorno […].
Si vedono le mille facce delle Calabrie. Le donne intorno dicono le parole più lusinghiere alla Madonna, perché si commuova. […] Sul banco coperto di un lino, le donne buttano gli orecchini e i braccialetti; gli uomini tornati da una fortunata migrazione le carte da cento e da più: è una montagna d’oro e di denaro che per la prima volta nessuno guarda con occhi cupidi. La Vergine guarda sopra tutti, e i gioielli degli anni passati la coprono come un fulgido ricamo […].
Al terzo giorno di Settembre si fa la processione e si tira fuori il simulacro portatile […] tra lo sparo dei fucili che formano non si sa che silenzio fragoroso, non si sente altro che il battito di migliaia di pugni su migliaia di petti, un rombo di umanità viva tra cui l’uomo più sgannato trema come davanti a un’armonia più alta della mente umana. Le semplici donne che non si sanno spiegare nulla, si stracciano il viso e non riescono neppure a piangere”.


Francesco Sofìa Alessio (Radicena, 18 settembre 1873 - Reggio Calabria, 14 aprile 1943) insigne latinista, degno continuatore delle tradizioni del suo conterraneo Diego Vitrioli e geniale imitatore del grande "Alumnus Vergilii", nella prefazione del suo poemetto Feriae montanae, così scrive:

“Fu fondato al tempo di Ruggiero il Normanno, dopo che un pastore vide un torello genuflesso dinanzi ad una Croce greca, che si conserva ancora, e dopo l'apparizione della Vergine, che volle un tempio nella Valle di Polsi per richiamare intorno a sé i fedeli di Calabria e di Sicilia. Innumerevoli sono i miracoli operati dalla Vergine della Montagna e le grazie concesse.”



Il Santuario di Polsi

Risale al XII secolo. Costruito ai tempi di Ruggero il Normanno, all’interno si trova una magnifica Statua della Madonna della Montagna e la splendida Croce simbolo di Polsi. Tra il 30 agosto ed il 2 settembre ricorre la solenne celebrazione della Madonna, il Santuario prende vita, una gran massa di pellegrini arriva da ogni parte della Calabria e della Sicilia; la veglia, il canto del Rosario, la processione. Per festeggiare ci si riunisce davanti a grandi fuochi, dove viene arrostita la squisita carne di capra; il suono del tamburello dà ritmo alla tarantella che viene danzata quasi incessantemente. Odori, profumi e sapori ci fanno scoprire ambientazioni che ormai pensavamo potessero appartenere soltanto ad un antico passato...
Tutto inizia nel 1144. Un mandriano, stretto dalla necessità di cercare un toro smarrito, si spinge nell'impervia contrada di Polsi: lo trova davanti ad una croce di ferro che aveva riportato alla luce scavando. In quel medesimo istante appare la Madonna al pastore di nome Italiano, originario di Santa Cristina d'Aspromonte, che sosta in preghiera, e gli indica il punto esatto dove dovrà essere costruita una chiesa.
Un'altra tradizione colloca al posto del pastore, il conte Ruggero in una battuta di caccia. Saranno i monaci Basiliani a diffondere la devozione alla Croce e alla Madonna sotto il titolo di 'Santa Maria di Polsi', ora più comunemente 'La Madonna della Montagna'.
Il 29 marzo 1481, abolito il rito greco in Calabria, i monaci Basiliani si ritirano a Grottaferrata e trasferiscono con sé rari e preziosi documenti. Degli illustri seguaci di San Basilio Magno, rimane il ricordo di gente che seppe tenere alto il senso del sacro con gli scritti, il lungo salmodiare, le celebrazioni delle maggiori ricorrenze assegnate dal loro calendario e soprattutto la santità di vita, come testimonia la visita di Atanasio Calkeopulos, poi vescovo di Gerace, per incarico della Sede apostolica. Si ricordiamo i frati Nicodemo, Atanasio, Teofilo, Neofito, Simeone e il venerabile frate Gerasimo. Anche San Leo di Africo era solito portarsi a Polsi per adorare la santa Croce.
Nel secolo XVIII, con l'abolizione del rito greco, il Santuario passa sotto la giurisdizione dei vescovi di Gerace, che si fanno rappresentare da sacerdoti aventi titolo di cappellani. Agli inizi del secolo XVIII, sotto la guida spirituale di detti sacerdoti, nel monastero di Polsi è viva la presenza di una comunità denominata 'I Monaci di San Paolo, l'eremita'. Essi si dedicano alla preghiera e al lavoro manuale di qualsiasi genere, si occupano del convento e dei restanti edifici, curano il decoro della Chiesa. Sparsi in vari paesi e contrade della Calabria, diffondono la devozione alla Madonna ed attendono all'annuale questua per il mantenimento della comunità e del personale di servizio al Santuario.
L'edificio sacro, nel suo complesso è di stile barocco. Molti sono stati i restauri e le trasformazioni subite nel tempo. Le tre navate del santuario sono state rifatte del tutto: arcate, stucchi e consolidamento dei pilastri. Sono state rifatte le decorazioni, le scene in gesso che descrivono la vita della Madonna e il soffitto a cassettoni, prezioso per l'impiego di oro zecchino in fogliame.
La Madonna troneggia nell'ampia nicchia dell'altare, il maestoso simulacro, scolpito su pietra tufacea e trasportato probabilmente nell'anno 1560, secondo quanto si legge in Corrado Alvaro. La statua pesa 8 quintali e viene rimossa dalla sua sede ogni cinquant'anni. Spetta agli abitanti di San Luca, per tradizione antichissima, presentarla ai fedeli per la sacra cerimonia dell'incoronazione e portarla in processione trionfale per le vie dell'abitato. E' la prima scultura di cui si ha memoria, anche se la Platea del 1604 fa riferimento ad una statua di legnami indorati: si tratta di un documento posteriore all'arrivo della statua a Polsi.
L'altare, in marmo policromo, fu offerto dalla città di Messina nell'anno 1737; alcuni pezzi di marmo, deterioratesi con il tempo, sono stati ricostruiti. All'estremità è posto un quadro dipinto ad olio di autore ignoto, raffigurante il Buon Pastore. Ai lati, due colonne con capitello, abbelliscono la monumentale costruzione. Al centro, sovrasta imperiosa la statua della Madonna col Bambino. Sotto il sacro Simulacro, si trova il tabernacolo con porticina in argento.
II Santuario rimane aperto tutto l'anno ma, a causa della sua particolare ubicazione, i pellegrinaggi coincidono con le giornate primaverili. I pellegrini arrivano in 'Carovane' organizzate, nei tempi passati a dorso di mulo, oggi, con camion attrezzati con panche (sedili per i devoti) e con i fuoristrada, che, tra continui sobbalzi, visto il percorso per niente agevole, giungono fino al santuario.
Arrivano dalla Piana di Gioia Tauro, dal reggino e anche da alcuni paesi del catanzarese. Sono guidate da un 'Procuratore' che ha il compito, per incarico del Superiore del Santuario, di raccogliere offerte e doni in natura per il mantenimento del Santuario, e di tenere alta la devozione alla Madonna. A tutti è richiesto un comportamento moralmente e cristianamente esemplare.
Dalla navata sinistra della chiesa si accede al chiostro, dove si possono visitare le antiche celle, alcune restaurate, altre lasciate di proposito allo stato di origine. Qui abitavano gli umili frati dalla lunga barba incolta e avvolti nel pesante saio d'orbace. Il pianterreno, di costruzione antichissima e robusta, sorregge il restante edificio risultante di ben tre piani. In alcune di queste celle viene data ospitalità ai pellegrini che la richiedono. L'intero piano superiore comprende l'appartamento del Superiore, dei collaboratori, l'archivio e la biblioteca. L'intero convento abbraccia oltre 70 vani, compreso il refettorio, oggi piccolo museo.
Preceduta dalla solenne novena che inizia il 24 agosto e dalla grande veglia di preghiera, la festa della Madonna si celebra il 2 di settembre. Alle ore 10, il Vescovo della Diocesi di Locri (abate del Santuario), presiede la solenne concelebrazione eucaristica all'esterno della chiesa. Terminata la solenne cerimonia inizia, per le strade del santuario, la Processione con la statua della Madonna, offerta al sacro luogo. (il privilegio di preparare la Processione spetta ai cittadini di Bagnara Calabra). Nel tratto finale, al grido di 'Viva Maria' la Madonna viene sollevata e mostrata al popolo orante e plaudente.
Il Palazzo Vescovile è il luogo adibito per l'accoglienza dei cardinali (1919 Giustini - 1981 Giuseppe Caprio), dei Vescovi di passaggio e del Vescovo della Diocesi di Locri, che è anche abate commendatario del Santuario, nonché dei sacerdoti che accorrono numerosissimi durante il periodo della novena e della festa della Madonna per la cura spirituale dei numerosi pellegrini. La costruzione, davvero maestosa, è stata completamente ristrutturata con l'aggiunta di altre stanze e servizi, nel 1980, in occasione della terza Incoronazione della Madonna, il tutto con le generose offerte dei pellegrini. E' composto da 18 vani ciascuno, dotato di servizi interni, una cucina e un refettorio che può accogliere più di cinquanta persone.

Avvicinamento in auto: il Montalto è il punto più alto dell’acrocoro aspromontano. Lo si può raggiungere da diversi punti della costa, sia jonica che tirrenica: dall’autostrada A3 SA-RC all’altezza di Bagnara, dalla SS 106 jonica, da Melito Porto Salvo e da Reggio Calabria. Le indicazioni da seguire sono quelle per Gambarie, sede del Parco Nazionale d’Aspromonte. Da qui, seguendo per circa 15 km una pessima strada asfaltata, si raggiunge la base del Montalto.

percorso a piedi: un cartello preannuncia la cima di Montalto e un sentiero, delimitato da una staccionata in legno e indicato da segnavia bianco-rosso, si sale in circa 20 minuti. La statua del Redentore vi accoglie e dalla vetta, la più elevata dell’Aspromonte, potete ammirare un ampio panorama sullo Jonio e sul Tirreno.
Con l’ausilio di una rosa dei venti posta nel 1994 dal G.E.A. potrete individuare le cime più importanti del massiccio e, con buona visibilità, le Serre, l’Etna e le isole Eolie. Alle spalle della statua i segnali portano ad un altro punto panoramico. Da qui il sentiero scende rapidamente di quota e taglia alcune curve della strada asfaltata per Polsi.
Infine, la lascia definitivamente entrando in una piccola radura tra i faggi. I tratti nel bosco si alternano a tratti aperti con tracce di terrazzamenti dove anticamente si coltivavano cereali. Subito dopo si entra in una pista che sbocca in un ampio Piano detto dei Riggitani. Il sentiero si perde, ma, attraversato il piano, riprende, ed in alcuni tratti si nota ancora l’antica mulattiera che scendeva a Polsi.
Al Faggio subentrano enormi esemplari di pino laricio. A sinistra abbiamo la frana di San Francesco e a destra il Vallone della Madonna. La vegetazione diviene più rada e costituita da esemplari isolati di quercia. Per questo motivo il sentiero è in alcuni punti eroso ma la meta è ormai vicina. L’ultimo tratto è immerso nelle felci e, sfiorata la Via Crucis, raggiunge Polsi nei pressi di un Castagno secolare e di una fontana monumentale.


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Il Santuario di Polsi


San Luca: vista dal satellite


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fonte testo : Il Parco Nazionale d'Aspromonte - Guida naturalistica ed escursionistica
Francesco Bevilacqua, Alfonso Picone Chiodo - Rubbettino Editore - 1999


Poiché i sentieri potrebbero aver subito variazioni che non possono essere ricondotte a nostre responsabilità, faremo tesoro delle Vostre osservazioni, di tutte le variazioni e/o inesattezze che troverete lungo il percorso.

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