








Per arrivare a Polsi bisogna raggiungere Montalto, la vetta più alta dell’Aspromonte. Lo si può fare sia dal versante jonico (SS. 106 da Melito, oppure SS. 106 Km 27 bivio per San Luca) che da quello tirrenico (Autostrada A3 svincolo di Bagnara Calabra).
I cartelli da seguire sono quelli per Gambarie, da dove, seguendo un sentiero sterrato per circa 16 Km, si raggiunge Montalto, sulla cui sommità è posta la Statua in bronzo del Cristo Redentore, voluta da Papa Leone XIII, che fece erigere altri 19 monumenti sulle cime più alte d’Italia. Da questo monte si apre davanti a noi un meraviglioso panorama dove l’Etna, le Isole Eolie e le Serre calabresi ci offrono scenari di incomparabile bellezza.
Proprio da qui inizia il cammino verso Polsi, attraversando boschi ed antiche mulattiere, tra i profumi e i colori di una montagna verdissima. Dopo un breve tratto in forte pendenza si incontra la strada asfaltata (1790 metri) e si prosegue, sempre in discesa, lungo l'antico sentiero utilizzato per secoli dai pellegrini provenienti da tutta la Calabria e dalla vicina Sicilia. In diversi punti si taglia la strada asfaltata di più recente costruzione. Al Piano dei Riggitani (1575 metri) si lascia definitivamente l'asfalto per seguire, lungo il crinale, la mulattiera che scende, in un ambiente selvaggio, fino in prossimità del Santuario di Polsi (862 metri).
Un tuffo tra le selci ed ecco davanti a noi una profonda valle al centro della quale è situato il Santuario, simbolo altissimo e richiamo di forte spiritualità, dove almeno una volta nella vita un calabrese sente il desiderio di recarsi. Quello che vediamo dall’alto del nostro percorso lo lasciamo illustrare ad Edward Lear, un viaggiatore inglese del passato, che in occasione del suo viaggio in Calabria, nel 1847 [Diario di un viaggio a piedi - Reggio Calabria e la sua provincia (25 luglio - 5 settembre 1847), Laruffa editore, Reggio Calabria, 2003] e [Diari di viaggio in Calabria e nel Regno di Napoli, Graziella Cappello, Editori Riuniti, 1992], descrisse Polsi comunicando la sua meravigliosa atmosfera:
Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895 – Roma, 11 giugno 1956), scrittore, giornalista e poeta italiano, così scrive del Santuario della Madonna della Montagna:
Francesco Sofìa Alessio (Radicena, 18 settembre 1873 - Reggio Calabria, 14 aprile 1943) insigne latinista, degno continuatore delle tradizioni del suo conterraneo Diego Vitrioli e geniale imitatore del grande "Alumnus Vergilii", nella prefazione del suo poemetto Feriae montanae, così scrive:
Risale al XII secolo. Costruito ai tempi di Ruggero il Normanno, all’interno si trova una magnifica Statua della Madonna della Montagna e la splendida Croce simbolo di Polsi. Tra il 30 agosto ed il 2 settembre ricorre la solenne celebrazione della Madonna, il Santuario prende vita, una gran massa di pellegrini arriva da ogni parte della Calabria e della Sicilia; la veglia, il canto del Rosario, la processione. Per festeggiare ci si riunisce davanti a grandi fuochi, dove viene arrostita la squisita carne di capra; il suono del tamburello dà ritmo alla tarantella che viene danzata quasi incessantemente. Odori, profumi e sapori ci fanno scoprire ambientazioni che ormai pensavamo potessero appartenere soltanto ad un antico passato...
Tutto inizia nel 1144. Un mandriano, stretto dalla necessità di cercare un toro smarrito, si spinge nell'impervia contrada di Polsi: lo trova davanti ad una croce di ferro che aveva riportato alla luce scavando. In quel medesimo istante appare la Madonna al pastore di nome Italiano, originario di Santa Cristina d'Aspromonte, che sosta in preghiera, e gli indica il punto esatto dove dovrà essere costruita una chiesa.
Un'altra tradizione colloca al posto del pastore, il conte Ruggero in una battuta di caccia. Saranno i monaci Basiliani a diffondere la devozione alla Croce e alla Madonna sotto il titolo di 'Santa Maria di Polsi', ora più comunemente 'La Madonna della Montagna'.
Il 29 marzo 1481, abolito il rito greco in Calabria, i monaci Basiliani si ritirano a Grottaferrata e trasferiscono con sé rari e preziosi documenti. Degli illustri seguaci di San Basilio Magno, rimane il ricordo di gente che seppe tenere alto il senso del sacro con gli scritti, il lungo salmodiare, le celebrazioni delle maggiori ricorrenze assegnate dal loro calendario e soprattutto la santità di vita, come testimonia la visita di Atanasio Calkeopulos, poi vescovo di Gerace, per incarico della Sede apostolica. Si ricordiamo i frati Nicodemo, Atanasio, Teofilo, Neofito, Simeone e il venerabile frate Gerasimo. Anche San Leo di Africo era solito portarsi a Polsi per adorare la santa Croce.
Nel secolo XVIII, con l'abolizione del rito greco, il Santuario passa sotto la giurisdizione dei vescovi di Gerace, che si fanno rappresentare da sacerdoti aventi titolo di cappellani. Agli inizi del secolo XVIII, sotto la guida spirituale di detti sacerdoti, nel monastero di Polsi è viva la presenza di una comunità denominata 'I Monaci di San Paolo, l'eremita'. Essi si dedicano alla preghiera e al lavoro manuale di qualsiasi genere, si occupano del convento e dei restanti edifici, curano il decoro della Chiesa. Sparsi in vari paesi e contrade della Calabria, diffondono la devozione alla Madonna ed attendono all'annuale questua per il mantenimento della comunità e del personale di servizio al Santuario.
L'edificio sacro, nel suo complesso è di stile barocco. Molti sono stati i restauri e le trasformazioni subite nel tempo. Le tre navate del santuario sono state rifatte del tutto: arcate, stucchi e consolidamento dei pilastri. Sono state rifatte le decorazioni, le scene in gesso che descrivono la vita della Madonna e il soffitto a cassettoni, prezioso per l'impiego di oro zecchino in fogliame.
La Madonna troneggia nell'ampia nicchia dell'altare, il maestoso simulacro, scolpito su pietra tufacea e trasportato probabilmente nell'anno 1560, secondo quanto si legge in Corrado Alvaro. La statua pesa 8 quintali e viene rimossa dalla sua sede ogni cinquant'anni. Spetta agli abitanti di San Luca, per tradizione antichissima, presentarla ai fedeli per la sacra cerimonia dell'incoronazione e portarla in processione trionfale per le vie dell'abitato. E' la prima scultura di cui si ha memoria, anche se la Platea del 1604 fa riferimento ad una statua di legnami indorati: si tratta di un documento posteriore all'arrivo della statua a Polsi.
L'altare, in marmo policromo, fu offerto dalla città di Messina nell'anno 1737; alcuni pezzi di marmo, deterioratesi con il tempo, sono stati ricostruiti. All'estremità è posto un quadro dipinto ad olio di autore ignoto, raffigurante il Buon Pastore. Ai lati, due colonne con capitello, abbelliscono la monumentale costruzione. Al centro, sovrasta imperiosa la statua della Madonna col Bambino. Sotto il sacro Simulacro, si trova il tabernacolo con porticina in argento.
II Santuario rimane aperto tutto l'anno ma, a causa della sua particolare ubicazione, i pellegrinaggi coincidono con le giornate primaverili. I pellegrini arrivano in 'Carovane' organizzate, nei tempi passati a dorso di mulo, oggi, con camion attrezzati con panche (sedili per i devoti) e con i fuoristrada, che, tra continui sobbalzi, visto il percorso per niente agevole, giungono fino al santuario.
Arrivano dalla Piana di Gioia Tauro, dal reggino e anche da alcuni paesi del catanzarese. Sono guidate da un 'Procuratore' che ha il compito, per incarico del Superiore del Santuario, di raccogliere offerte e doni in natura per il mantenimento del Santuario, e di tenere alta la devozione alla Madonna. A tutti è richiesto un comportamento moralmente e cristianamente esemplare.
Dalla navata sinistra della chiesa si accede al chiostro, dove si possono visitare le antiche celle, alcune restaurate, altre lasciate di proposito allo stato di origine. Qui abitavano gli umili frati dalla lunga barba incolta e avvolti nel pesante saio d'orbace. Il pianterreno, di costruzione antichissima e robusta, sorregge il restante edificio risultante di ben tre piani. In alcune di queste celle viene data ospitalità ai pellegrini che la richiedono. L'intero piano superiore comprende l'appartamento del Superiore, dei collaboratori, l'archivio e la biblioteca. L'intero convento abbraccia oltre 70 vani, compreso il refettorio, oggi piccolo museo.
Preceduta dalla solenne novena che inizia il 24 agosto e dalla grande veglia di preghiera, la festa della Madonna si celebra il 2 di settembre. Alle ore 10, il Vescovo della Diocesi di Locri (abate del Santuario), presiede la solenne concelebrazione eucaristica all'esterno della chiesa. Terminata la solenne cerimonia inizia, per le strade del santuario, la Processione con la statua della Madonna, offerta al sacro luogo. (il privilegio di preparare la Processione spetta ai cittadini di Bagnara Calabra). Nel tratto finale, al grido di 'Viva Maria' la Madonna viene sollevata e mostrata al popolo orante e plaudente.
Il Palazzo Vescovile è il luogo adibito per l'accoglienza dei cardinali (1919 Giustini - 1981 Giuseppe Caprio), dei Vescovi di passaggio e del Vescovo della Diocesi di Locri, che è anche abate commendatario del Santuario, nonché dei sacerdoti che accorrono numerosissimi durante il periodo della novena e della festa della Madonna per la cura spirituale dei numerosi pellegrini.
La costruzione, davvero maestosa, è stata completamente ristrutturata con l'aggiunta di altre stanze e servizi, nel 1980, in occasione della terza Incoronazione della Madonna, il tutto con le generose offerte dei pellegrini. E' composto da 18 vani ciascuno, dotato di servizi interni, una cucina e un refettorio che può accogliere più di cinquanta persone.
Avvicinamento in auto: il Montalto è il punto più alto dell’acrocoro aspromontano. Lo si può raggiungere da diversi punti della costa, sia jonica che tirrenica: dall’autostrada A3 SA-RC all’altezza di Bagnara, dalla SS 106 jonica, da Melito Porto Salvo e da Reggio Calabria. Le indicazioni da seguire sono quelle per Gambarie, sede del Parco Nazionale d’Aspromonte. Da qui, seguendo per circa 15 km una pessima strada asfaltata, si raggiunge la base del Montalto.
percorso a piedi: un cartello preannuncia la cima di Montalto e un sentiero, delimitato da una staccionata in legno e indicato da segnavia bianco-rosso, si sale in circa 20 minuti. La statua del Redentore vi accoglie e dalla vetta, la più elevata dell’Aspromonte, potete ammirare un ampio panorama sullo Jonio e sul Tirreno.
Con l’ausilio di una rosa dei venti posta nel 1994 dal G.E.A. potrete individuare le cime più importanti del massiccio e, con buona visibilità, le Serre, l’Etna e le isole Eolie. Alle spalle della statua i segnali portano ad un altro punto panoramico. Da qui il sentiero scende rapidamente di quota e taglia alcune curve della strada asfaltata per Polsi.
Infine, la lascia definitivamente entrando in una piccola radura tra i faggi. I tratti nel bosco si alternano a tratti aperti con tracce di terrazzamenti dove anticamente si coltivavano cereali. Subito dopo si entra in una pista che sbocca in un ampio Piano detto dei Riggitani. Il sentiero si perde, ma, attraversato il piano, riprende, ed in alcuni tratti si nota ancora l’antica mulattiera che scendeva a Polsi.
Al Faggio subentrano enormi esemplari di pino laricio. A sinistra abbiamo la frana di San Francesco e a destra il Vallone della Madonna. La vegetazione diviene più rada e costituita da esemplari isolati di quercia. Per questo motivo il sentiero è in alcuni punti eroso ma la meta è ormai vicina. L’ultimo tratto è immerso nelle felci e, sfiorata la Via Crucis, raggiunge Polsi nei pressi di un Castagno secolare e di una fontana monumentale.