Da Bova a Delianuova
sulle orme degli antichi Greci

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Avvertenze generali:

Si consiglia a tutti coloro che intendono compiere escursioni in Aspromonte, di assumere preliminarmente tutte le informazioni in base allo stato di manutenzione e segnatura dei sentieri ed alla loro difficoltà. Si invitano inoltre gli escursionisti alla massima prudenza soprattutto nella percorrenza degli itinerari in stagione invernale o in condizioni meteorologiche avverse. Le precipitazioni, specie se abbondanti, possono innescare su un territorio particolarmente “fragile”, fenomeni franosi. Ci sentiamo di suggerire la prudenza, perché frutto di conoscenza, esperienza, formazione e informazione, come primo passo verso la sicurezza: sui pendii della montagna, per ritrovare un rinnovato rapporto di equilibrato e reciproco rispetto con la natura, sulla neve, per vivere la propria avventura solo quando le condizioni lo consentono.

Comuni:Bova, Roghudi, Pesdavoli, Materazzelli, Carmelia,
Delianuova
Segnaletica:segnavia bianco-rosso G.E.A.
Tempi: 5 giorni
1° giorno:Bova - Roghudi (3-4 ore)
2° giorno:Roghudi - Pesdavoli (3 ore)
3° giorno:Pesdavoli - Materazzelli (3-4 ore)
4° giorno:Materazzelli - Carmelia (3-4 ore)
5° giorno:Carmelia - Delianuova (2-3 ore)
Altitudini: da Bova a Roghudi: minima 370 m,
massima 915 m.
Altitudini: da Roghudi a Pesdavoli: minima 527 m,
massima 1385 m.
Altitudini:da Pesdavoli a Materazzelli: minima 1385 m,
massima 1825 m.
Altitudini:da Materazzelli a Carmelia: minima 1305 m,
massima 1825 m.
Altitudini: da Carmelia a Delianuova: minima 530 m,
massima 1305 m.
Periodo: da Bova a Roghudi: tutto l'anno. Nella stagione delle
piene della fiumara sarà opportuno, alla contrada Noì, piegare a
destra per seguire il sentiero alternativo che corre più in alto.
da Carmelia a Delianuova: tutto l'anno, salvo casi di eccezionale
innevamento.
Per gli altri tratti: da aprile a novembre, salvo casi di eccezionale
innevamento.
Difficoltà: escursionistico
Carte IGM: Scala 1:25 .000 n.e. F° 615 I Bova; F° 602 Il San
Lorenzo; Scala 1:25 .000 v.e. F° 602 I Gambarie; F° 589 Il
Oppido Mamertina.
Ultima verifica: non disponibile.
Acqua potabile: numerose sorgenti.
Collegamenti: Autostrada A 3 SA-RC - SGC Jonio-Tirreno
(oppure A 3 fino a Reggio Calabria), SS 106 jonica fino a
Bova Marina e strada
provinciale fino a Bova.
Appoggi:CFS - stazioni di Bova, Gambarie, Pesdavoli, Oppido
Mamertina. Se autorizzati, si può pernottare al casello forestale
di Pesdavoli.

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I sentieri del Parco


da Bova a Delianuova

Successivamente alla fondazione di Bova, gli abitanti di Delia, cittadina di origine greca ubicata sul litorale tra l’attuale Bova Marina e Palizzi, risalirono i crinali aspromontani alla ricerca di luoghi più sicuri e difendibili dalle frequenti incursioni provenienti dal mare. Molti di essi si stabilirono a Bova, altri si sparpagliarono sulla spalliera jonica dell’Aspromonte, altri ancora lo valicarono per fondare, nei pressi di Pedavali, l’antica Paracorio. Oggi, Pedavoli e Paracorio sono i due nuclei caratterizzanti Delianuova, importante centro aspromontano affacciato sulla Piana di Gioia Tauro e sul mar Tirreno.
Fino alla metà del XIX secolo, il sentiero tracciato dagli abitanti di Delia ha alimentato intensi scambi tra le popolazioni di Bova e Paracorio, legate da vincoli di affetto e fraternità che si cementavano in occasione delle feste patronali dei due paesi. I Bovesi andavano a Paracorio in occasione della festa di Santa Domenica ed i Paracoriati andavano a Bova per festeggiare San Leo. È ancora vivo, nella memoria dei pastori più anziani, il ricordo dei viaggi a piedi attraverso l’Aspromonte: da bambini, con i loro genitori, partivano di notte per raggiungere, di buon mattino, dopo lunghe ore di cammino, i mercati. Il mulo, carico di derrate, era il loro insostituibile compagno di viaggio.
La costruzione di più comode strade rotabili e l’inarrestabile esodo delle popolazioni montane verso il mare, con il conseguente abbandono delle attività tipiche del mondo agricolo e pastorale, hanno fatto sì che il vecchio tracciato, che anche Norman Douglas, viaggiatore inglese, ha percorso e brevemente descritto nel suo libro Old Calabria, perdesse, in epoca recente, la sua originaria funzione. La riscoperta dell’ambiente quale valore economico, sociale e culturale, e il desiderio di natura incontaminata, tipico del nostro tempo, stanno favorendo, un pò ovunque, il recupero dei vecchi sentieri di montagna.
E il sentiero che collega Bova a Delianuova rivive, oggi, per gli appassionati di montagna e per gli escursionisti, con tutto il suo fascino, che è il fascino della Storia intesa come traccia indelebile del cammino dell’uomo. E intorno alla Storia c’è la magnifica espressione della natura con le sue forme, i suoi colori e i suoi misteri.

Avvicinamento in auto: da Bova Marina 14 km di strada conducono a Bova. Non entrare nel paese, ma proseguire verso la montagna superando il campo di calcio; poco più di un km e si nota a sinistra una stradina asfaltata che scende verso alcune case.

da Bova a Roghudi

percorso a piedi: da Bova (915 m.), il più importante centro, con Gallicianò e Roghudi, della Calabria grecanica, ci si incammina lungo la strada asfaltata che porta ai Piani. Dopo circa un chilometro si imbocca, sulla sinistra, la strada in cemento che scende verso Amendolea e, dopo circa venti metri, ci si immette, sulla destra, nel sentiero che degrada dolcemente verso la località Lestizzi (665 m.). Il sentiero si snoda a mezza costa con andamento sinuoso ed è caratterizzato dal fondo in parte acciottolato e da vegetazione rada tipica dell’Aspromonte orientale. La fanno da padrone la quercia ed il leccio ma, nelle zone umide, in prossimità dei valloni, la vegetazione, specialmente quella di sottobosco, diventa rigogliosa. Superata la località Lestizzi, riconoscibile per le numerose case rurali, si prosegue, sempre a mezza costa, fino ai casolari abbandonati della località Spartusu (671 m.).
Lungo il cammino si incontrano, di tanto in tanto, ovili e stazzi utilizzati dai pastori nella buona stagione. Il sentiero continua a degradare dolcemente ora insinuandosi nei profondi valloni che, specie nel periodo invernale fungono da collettori d’acqua che poi riversano nell’Amendolea, ora aprendosi nella vallata, per offrire suggestivi scorci della fiumara fino al mare e del castello di Amendolea. Il sentiero degrada ancora dolcemente alla località Noì (516 m.) con i suoi terrazzmenti, le diffuse coltivazioni ed i numerosi casolari e masserie sparsi per la montagna.
Qui si immette in una strada sterrata, di recente apertura, che costituisce l’unica possibilità di accesso con automezzi alla zona. La si segue, in salita, per poche decine metri, quindi si piega a sinistra per riprendere il sentiero che conduce, in pochi minuti, ad un casolare abbandonato in posizione dominante rispetto alla fiumara Amendolea che scorre un centinaio di metri più a valle. Un tempo, il sentiero proseguiva ancora a mezza costa, ma una enorme frana lo ha interrotto per sempre.
Dal casolare si scende repentinamente fino a raggiungere uno spuntone, caratterizzato anch’esso da una vecchia costruzione abbandonata, e si prosegue verso destra, sempre in discesa, ma più dolcemente. Si disegna un’ampia curva e si attraversa un vallone prima di arrivare ad un ampio relitto fluviale, un tempo coltivato, che ha le caratteristiche di un pianoro sollevato di pochi metri rispetto al greto della fiumara.
Ai margini del pianoro ancora una costruzione abbandonata e, nei suoi pressi, sulla destra, il passaggio obbligato per raggiungere la fiumara Amendolea (370 m.). Si prosegue lungo il greto, a volte largo oltre cento metri, preferendolo al sentiero, scavato nella roccia, che segue il corso della fiumara stessa a pochi metri d’altezza. Il sentiero, infatti, è agibile solo per alcuni tratti perchè la furia delle acque, specie nei periodi di piena, le frane e gli smottamenti lo hanno interrotto in più punti.
Anche nel periodo estivo, quando la portata d’acqua è minima, sarà necessario attraversare più volte le limpide acque della fiumara, fino a quando, superata una delle innumerevoli anse, non appare in tutta la sua suggestiva bellezza il vecchio abitato di Roghudi (527 m). Una caratteristica stradina a gradoni, partendo dalla fiumara, si insinua tra le vecchie case del paese abbandonato. A Roghudi non vi è possibilità di allestire il campo ma è facile trovare un ricovero di fortuna. Abbondante è l’acqua potabile. Una sorgente sgorga lungo la strada asfaltata a un centinaio di metri dal paese in direzione Roccaforte del Greco.

da Roghudi a Pesdavoli

percorso a piedi: il percorso inizia dalle case popolari costruite dopo l’alluvione del 1952 appena fuori dal paese. La mulattiera è in alcuni tratti disagevole a causa di alcune frane, ma giunge rapidamente sotto il cimitero di Ghorio. Seguire per poche centinaia di metri la carreggiabile che gira attorno al cimitero sino a confluire nella strada asfaltata che sale al paese. Tralasciarla e continuare a sinistra ancora per un poco lungo la strada che scende a Roghudi sino ad un traliccio che la sovrasta a destra.
Prima che la strada inizi a scendere lasciarla imboccando un sentiero a destra che sfiora un casolare diruto e giunge a monte di Ghorio. Qui riprende l’antica mulattiera, all’inizio acciottolata e purtroppo deteriorata e ingombra di sassi. Dopo un breve tratto in cassato tra muretti a secco ci si affaccia in una radura (loc. Mesamalo) cosparsa di felci e con un boschetto di castagni a destra per poi riprendere a salire ripidamente con numerosi tornanti sul sentiero ingombro di pietre. Segue un tratto di sentiero in piano inciso su costone roccioso e diviene sempre più ampia la vista su Roghudi e la Fiumara Amendolea.
Superato un secondo boschetto di castagni riprendono i tornanti e si raggiunge un costone roccioso proteso nel vuoto che costituisce un ottimo punto panoramico. La salita si addolcisce un pò sino al terzo boschetto di castagni ed una recinzione con filo spinato dove, deviando a destra, si riprende a salire ripidamente. Giunti al quarto e ultimo boschetto, segue un breve tratto in discesa col solito filo spinato e quindi ci si affaccia su un’enorme frana.
Dalla parte opposta vista di Monte Iofri, case di Carrà (tetti rossi), Casalnuovo, Fiumara La Verde. Un esile sentiero attraversa il ciglio della frana e poi continua a salire sino ad un valico dove si scende per un breve tratto tra i pini giungendo ad una piccola radura. Qui ci si immette in una carrareccia, ma dopo pochi metri i segnali indicano a destra per un sentiero che sfiora un ovile abbandonato e poi torna a confluire nella carrareccia. Giunti ad un’ampia pianura siete già al casello di Pesdavoli. I segnali lo aggirano sormontando la collinetta che lo sovrasta. Se vorrete invece accedervi dovrete superare cancelli e recinzioni che lo circondano per impedire agli animali di danneggiare il ben curato frutteto.

da Pesdavoli a Materazzelli

percorso a piedi: lasciato il Casello Forestale di Pesdavoli (1385 m.) ci si immette, piegando a sinistra, nella strada sterrata che ha preso il posto del vecchio sentiero e che corre, in leggera ma costante salita, lungo il crinale. Dominatore, in questo tratto, è il pino laricio che, più avanti, lascia spazio principalmente all’abete e al faggio. Numerose sono le deviazioni, ora a destra, ora a sinistra, che si incontrano lungo il percorso.
Dopo circa tre ore di piacevole cammino, caratterizzate da un lento succedersi di immagini incantevoli, si incrocia la strada asfaltata che da Gambarie conduce a Polsi. La si attraversa e si prosegue lungo il sentiero ancora per qualche centinaio di metri fino a quando il bosco si apre per fare spazio alla verde radura di Portella Materazzi o Materazzelli (1825 m.). Nella cartografia IGM (scala 1:50.000) tale località è erroneamente indicata come Monterozzelli. Qui si può allestire il campo e ci si può rifornire di acqua potabile ad una sorgente che sgorga nei pressi della radura.

da Materazzelli a Carmelia

percorso a piedi: lasciata la radura di Portella Materazzi (1825 m.), ci si incammina lungo la strada asfaltata, in direzione nord-est. Si piega a sinistra, nei pressi di una radura, subito dopo avete superato una spalletta in cemento e pietra, per immettersi in un sentiero che degrada dolcemente tra giovani faggete e suggestive radure caratterizzate dal ginepro strisciante, da faggi solitari e da pittoreschi polloni. Superato un ruscello si prosegue, in leggera salita, fino alla località Serro Falcone (1782 m.). Si piega a destra e, appena arrivati ad un bivio, si prosegue a mezza costa. In questo tratto, il sentiero è pianeggiante ed attraversa numerosi rigagnoli che tendono ad inaridirsi nel periodo estivo.
La vegetazione è costituita quasi esclusivamente dal faggio. Si giunge così ad una verde radura, ideale per una breve sosta, attraversata da un ruscello dalle acque cristalline che scorre nel Vallone dell’Acqua Selvaggia (1742 m.). Si prosegue e, dopo pochi minuti, ci si immette in una strada asfaltata che scende da Montalto e conduce a San Luca, sul versante jonico dell’Aspromonte o a Carmelia, sul versante Tìrrenico. Si segue, per qualche centinaio di metri, l’asfalto.
Alla località Tabaccari (1691 m.) si riprende il sentiero che segue il crinale, immerso in una giovane faggeta, superando la località Pietra Tagliata (1751 m.), e seguendo, nella sua interezza, il Serro di Pietra Tagliata. Una breve discesa tra i faggi ed ecco Portella Cannavi (1596 m.) con la sua ampia radura concava degradante a sud-est. Si piega a sinistra, lasciando definitivamente con lo sguardo gli scenari che offre il versante orientale dell’Aspromonte, e si scende ripidamente tra i boschi. Un fiumiciattolo corre parallelo al sentiero.
Arrivati quasi ai piani (1321 m.) si incrocia il Sentiero del Brigante, che corre in direzione nord-est, e, subito dopo, ci si immette nella strada asfaltata che ha preso il posto del vecchio sentiero. A poche centinaia di metri l’Azienda Versace, la chiesetta adiacente al casello della Forestale, la fontana e, tutt’intomo, le famose pinete dei Piani di Carmelia (1305 m.). A Carmelia è possibile allestite il campo o, se autorizzati, pernottare nel Casello Forestale. E' anche possibile, specie nella bella stagione, consumare il pasto presso una delle trattorie che sono nella zona.

da Carmelia a Delianuova

percorso a piedi: lasciata Carmelia (1305 m.), si segue la strada asfaltata che scende a Delianuova e, dopo un centinaio di metri, si piega a destra seguendo sempre una strada asfaltata, meno importante, che serve le decine di case rurali, spesso fatiscenti, popolate per lo più nel periodo estivo o, comunque, nei periodi utili per la semina ed il raccolto. All’altezza di una fontana sistemata sul ciglio della strada, ci si immette, piegando a sinistra, nella pineta e la si attraversa fino ad arrivare al limite dei piani in posizione dominante e panoramica. Da qui lo sguardo può spaziare dalle Isole Eolie a Capo Vaticano, dai piani di Junco alle montagne che li dominano. A questo punto il sentiero scende decisamente tra boschi di leccio.
Superato il Punto di Laccu (976 m.) si lascia, sulla destra, una frana di notevoli dimensioni. Il sentiero continua a scendere, ma piu dolcemente, fino a quando si allarga in una strada sterrata, il leccio lascia spazio al castagno e a una fitta vegetazione di sottobosco. All’altezza di un casolare, nei cui pressi sgorga una sorgente, si piega a destra e si prosegue, sempre in discesa, lungo la strada sterrata che prosegue, con un ampio giro, fino alle case alte di Delianuova.
Quando il Paese, con il suo caratteristico impianto, appare alla vista, si abbandona lo sterrato per un sentiero che scende ripidamente tra la bassa vegetazione e grandi alberi di castagno. Nell’ultimo tratto si confonde quasi con un rigagnolo che viene giù dal vallone. Arrivati alla strada asfaltata (530 m.), all’altezza di un vecchio mulino di cui sono ancora evidenti i resti, si piega a sinistra e dopo pochi minuti di cammino in salita si raggiunge il centro di Delianuova (591 m.).


Bova: vista dal satellite


Clicca qui per visitare il sito del CAI di Reggio Calabria


fonte testo (in parte): Sentieri e Misteri d'Aspromonte - Guida agli itinerari per escursionisti in Aspromonte
Testi antologici di Domenico Raso - Itinerari di Sandro Casile - Laruffa Editore - 1995


Poiché i sentieri potrebbero aver subito variazioni che non possono essere ricondotte a nostre responsabilità, faremo tesoro delle Vostre osservazioni, di tutte le variazioni e/o inesattezze che troverete lungo il percorso.

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