L'aquila reale (aquila chrysaetos) è un uccello appartente alla famiglia degli accipitridi. Ha una lunghezza che varia da 74 a 87 cm; la coda misura dai 26 ai 33 cm, con un'apertura alare di 203-220 cm. Il suo peso varia dai 2,9 kg ai 6,6 kg; la femmina è del 20% circa più grande del maschio. Le sue parti superiori sono di color bruno castano, con penne e piume copritrici più pallide, le parti inferiori sono di color castano scuro, la testa invece è di color castano dorato. A questa caratteristica si riferisce il secondo nome "chrysaetos", che in greco vuol dire "aquila d'oro". Il giovane è spesso scuro, con chiazze bianche. In volo ha ali sollevate e spinte leggermente in avanti. Emette poche grida, tranne in periodo riproduttivo, che sono simili ai versi di un cane.
simbologia
L'aquila reale riveste un ruolo molto importante nella storia della simbologia europea. Per i greci era un simbolo di Zeus, colei che ne rispecchiava i valori fondamentali. Il fatto che simboleggiasse il padre degli dei fece sì che i romani la scegliessero come emblema fin dai tempi della repubblica. L'aquila verrà poi spesso ripresa da tutte le nazioni che vorranno emulare l'immagine di Roma e questo comportò quindi che essa vennisse utilizzata da Carlo Magno, Napoleone, gli stati dell'Europa dell'est, Hitler, Mussolini e infine dagli USA. La divinizzazione dell'aquila venne portata avanti in seguito dalla chiesa cattolica,
che prese a sua volta spunto dal nesso classico che aveva il rapace con la divinità maggiore, Zeus appunto. Dante la riporta nel sesto canto del paradiso e ne innalza i valori. La sua strumentalizzazione nel corso della storia l'ha portata paradossalmente ad essere vista da alcuni come un'immagine negativa, in quanto utlizzata come simbolo dagli stati totalitari che devastarono l'Europa nel '900. Oggi, tuttavia, è usata comunque in molte aziende, società e paesi come simbolo di fierezza, nobiltà e divinità.
habitat
Un tempo, l'aquila reale viveva nelle zone temperate dell'Europa, nella parte nord dell'Asia, nel nord America, nord Africa e Giappone. In molte di queste regioni l'aquila è oggi presente solamente sui rilievi montuosi, ma nei secoli precedenti nidificava anche nelle pianure e nelle foreste. È assente in Islanda e Irlanda, dove è in corso un tentativo di ripopolamento con 35 uccelli rilasciati dal 2001. In Italia è presente sulla dorsale appenninica e sull'arco alpino, in rilievi della Calabria, della Sicilia e della Sardegna. Di solito vive in zone aperte, anche in condizioni di rilievo accidentato e aspro.
riproduzione
Sedentaria, posiziona i propri nidi su rocce e alberi. Fedeli per la vita, il maschio e la femmina di aquila reale, una volta formata la coppia e scelto il territorio, rimangono stanziali per molti anni costruendo nei dintorni, sulle pareti a picco dei dirupi o fra i rami degli alberi più alti, anche una decina di nidi scegliendo, di anno in anno, quello che sembra il più adatto. Sempre, però, i nidi sono costruiti più in basso rispetto all'altitudine di caccia, per evitare faticose risalite con la preda tra gli artigli. Il controllo del territorio (si presume che possa arrivare anche ai 50 km quadrati) non costituisce un problema ed anche questo compito viene diviso equamente tra maschio e femmina ed, il più delle volte, si limita ad un volo lungo il confine del territorio stesso per segnalare alle altre aquile quali siano gli effettivi confini. Affascinante, invece, il volo del rituale di accoppiamento che avviene in marzo: la cosiddetta danza del cielo, che prosegue per vari giorni, vede entrambi impegnati entrambi gli individui in spettacolari evoluzioni che spesso la femmina compie in volo rovesciato mentre il maschio sembra piombarle sopra, o con scambi di preda in volo o giri della morte. La danza viene alternata ai lavori di restauro dei nidi e solo alla fine verrà scelto quello definitivo. Questi raggiungono spesso i due metri di diametro e, anche a causa delle annuali ristrutturazioni, possono avere uno spessore di un metro. All'accoppiamento, che avviene sempre a terra, segue la deposizione delle uova (gennaio nelle zone più calde e maggio in quelle più fredde) solitamente due a distanza di 2 - 5 giorni l'una dall'altra. In questo periodo il maschio è poco presente, per ricomparire immediatamente alla schiusa (dopo 43 - 45 giorni di cova) per portare cibo sia alla madre che ai due piccoli dei quali, solitamente, solo uno sopravvive. Dopo due mesi i pulcini diventani aquilotti ed iniziano ad esercitarsi nel volo sul bordo del nido. Spiccano il primo volo a 75 giorni e dopo 160 - 170 dalla nascita diventano indipendenti: in questo periodo vengono portati dai genitori fuori dai confini del territorio natale e diventano nomadi fino a quanto, verso i 3 - 6 anni, ormai in grado di procreare, costituiranno un nuovo nucleo familiare.
di cosa si nutre
L'aquila ha a disposizione due modi per cacciare, all'agguato e in volo, solitamente cerca di sorprendere le prede. Di solito cacciano in due: un'aquila vola bassa per mettere paura alla preda e l'altra dall'alto cerca di catturarla. Durante il giorno, l'aquila sta molto tranquilla, tranne nella parte centrale della giornata. Molte aquile hanno una tendenza a spostarsi verso le zone più calde. Si alimenta di mammiferi ed uccelli, a seconda delle zone. In certe zone anche di rettili. Tra i mammiferi preferisce i roditori, le lepri, le marmotte, i conigli selvatici e gli scoiattoli. Tra gli uccelli, si nutre soprattutto di galliformi e, in inverno, anche di carogne.
popolazione
La presenza dell'aquila è in diminuzione in molte aree, dove è protetta, è invece in aumento. È presente in maggior parte nelle Alpi (200 coppie di nidificati), negli Appennini (50 coppie), in Calabria (qualche coppia), in Sicilia (10 coppie) e Sardegna (30 coppie). La popolazione è in lento aumento in Italia, Bulgaria, Turchia, Africa settentrionale, Penisola arabica, Cina, Ucraina e Scozia. La popolazione statunitense, canadese, giapponese, greca e scandinava ha registrato un maggiore incremento. In decremento sono le aquile di Spagna e Corea, mentre in Uzbekistan sembra prossima alla scomparsa.
In Italia operano decine di Centri per il recupero della fauna selvatica, attrezzati per il ricovero, la cura e la riabilitazione di animali selvatici che si trovano, per cause diverse, in condizioni di inabilità alla vita selvatica. Lo scopo principale di queste strutture, generalmente gestite da associazioni ambientalistiche, è la reintroduzione in natura degli esemplari curati. Queste azioni sono particolarmente significative per quelle specie, soprattutto di uccelli rapaci, che sono presenti con pochi esemplari su un territorio (Aquile reali, Capovaccai, Lanari, ecc...).
i centri di recupero per la fauna selvatica
I centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare gli esemplari in cattività con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Spesso, la normativa in vigore in Italia è sconosciuta o sottovalutata. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente, nei centri di recupero, vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità del Parco del Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF del Lago di Pignola (PZ) ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza). Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di Recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.
bibliografia (in parte): BirdLife International 2004. Aquila chrysaetos. 2006 IUCN Red List of Threatened Species.