L'aquila del Bonelli (hieraaetus fasciatus), è un uccello rapace della famiglia degli Accipitridi. Deve il suo nome al celebre Franco Andrea Bonelli, eminente ornitologo piemontese (Cuneo, 1784 - Torino, 1830), che la descrisse nei suoi appunti senza però ufficializzarla. Grazie ad Alberto Ferrero Della Marmora, generale e studioso naturalista (Torino, 1789 - 1863) ed al suo lavoro "Détermination et description des différences d'age de l'Aigle Bonelli" pubblicato nel 1834 nelle Memorie dell'Accademia delle Scienze di Torino, questa specie, insieme con il phylloscopus Bonelli, è legata in modo così evidente al grande naturalista piemontese.
In volo, è riconoscibile da altri rapaci per la macchia bianca che ha sul dorso, per il rimanente ha una colorazione variabile con l'età prevalemente di bruno rossiccio, e con ventre chiaro striato di macchie più scure. La specie presenta un discreto dimorfismo sessuale: la femmina ha una taglia media di 70 centimetri, un'apertura alare di quasi 180 centimetri, per un peso di quasi 2000 grammi. Il maschio ha dimensioni inferiori, non supera i 1500 grammi di peso e la taglia di 65 centimetri. Si possono registrare notevoli variazioni di colore da individua ad individuo, con esemplari quasi albini e altri melanici. I giovani passano da una colorazione ventrale bruna rossastra ad una più chiara con grandi macchie scure per arrivare a quella bianca degli adulti. L’iride è gialla. Uccello molto territoriale ed aggressivo, non tollera la vicinanza di altri rapaci e li attacca immediatamente. Possiede un'eccezionale abilità di volo che mette in mostra anche con spettacolari parate nuziali. L’accoppiamento e la costruzione del nido cominciano a gennaio-marzo, le uova vengono covate tra marzo e aprile. L’allevamento dei pulcini è tra aprile e giugno. L’aquila del Bonelli preda piccoli mammiferi, rettili ed uccelli, anche in volo.
habitat
È diffusa in Africa, Europa, Asia meridionale e in alcune isole del nord dell'Oceania. In Italia, si trova in Calabria, Sicilia e Sardegna. Il suo habitat naturale sono gole e canyon e comunque ambienti con grandi pareti rocciose, calde e assoltate, in collina o media montagna, anche in vicinanza del mare, con ampie zone a gariga (vegetazione mediterranea tipica dei versanti maggiormente esposti al sole), pascoli e paludi dove cacciare, boschi e macchia mediterranea.
riproduzione
I siti riproduttivi vengono frequentati fin dal mese di dicembre e hanno inizio così le spettacolari parate nuziali degli adulti. Il nido è posto, di solito, su una grande cengia rocciosa ed è costituito da un grande ammasso di rami. La femmina, tra i mesi di febbraio e marzo, depone due uova bianche macchiate di bruno, che entrambi i membri della coppia coveranno per 40-43 giorni. I pulcini nascono coperti di piumino bianco e nella maggior parte dei casi il primo nato uccide il fratellino più piccolo: si involerà tra la fine di maggio e gli inizi di giugno, continuando a frequentare la zona del nido anche dopo l’involo.
di cosa si nutre
Si ciba di piccoli mammiferi, di serpentelli e lucertole, ma anche di uccelli che riesce a prendere in volo, grazie alla sua abilità.
popolazione
La situazione dell’aquila del Bonelli non è preoccupante nel suo areale extraeuropeo, ma in Europa la specie è in netta diminuzione (ORTA 1994, TUCKER & HEATH 1994, REAL et al. 1997). In Italia, la popolazione ammonterebbe a non più di 20 coppie (2 in Calabria, ndr) e in Europa, complessivamente, a circa 900 coppie concentrate nei paesi mediterranei, in particolare in Spagna (ORTA 1994, TUCKER & HEATH 1994, REAL et al.1997).
Le cause della diminuzione della specie non sono ben comprese, in ogni caso, tra i fattori più importanti si possono annoverare la persecuzione diretta, la trasformazione e degradazione del habitat, il disturbo
umano nelle aree riproduttive, nonché l’impatto con le linee di alta tensione, che causa una forte mortalità
fra i giovani (ORTA 1994, TUCKER & HEATH 1994, REAL et al.1997).
i centri di recupero per la fauna selvatica
I centri di recupero svolgono anche programmi di educazione ambientale, arricchiti dalla possibilità di osservare gli esemplari in cattività con le dovute accortezze per evitare qualsiasi disturbo. Per gli uccelli rapaci, oggetto di persecuzioni e di collezionismo, l'informazione e la sensibilizzazione verso il vero ruolo di questi predatori assume un particolare valore. Spesso, la normativa in vigore in Italia è sconosciuta o sottovalutata. Infatti, nonostante la cattura, l'abbattimento o la semplice detenzione degli uccelli rapaci sia un reato penale per il quale sono previste forti sanzioni o l'arresto, sovente, nei centri di recupero, vengono ospitati esemplari (quasi sempre disabituati in maniera irreversibile alla vita selvatica) sequestrati a privati cittadini.
In prossimità del Parco del Pollino opera il Centro di Recupero Animali Selvatici del WWF, presso la Riserva naturale ed Oasi WWF del Lago di Pignola (PZ) ed il Centro di Recupero Animali Selvatici dei CIPR (Comitato Italiano Protezione Rapaci), in contrada Lacone di Rende (presso Cosenza). Gli animali selvatici eventualmente rinvenuti, per facilitare le attività dei Centri e per aumentare le possibilità di reintroduzione in natura, devono essere consegnati rapidamente al più vicino Comando stazione del Corpo Forestale dello Stato o direttamente ai Centri di Recupero. E' importante riporre gli animali in una scatola di cartone provvista di fori per l'aerazione, senza tentare di alimentarli o di apportare cure.