Scolpita nel 1637, recentemente restaurata, è da considerarsi tra le poche testimonianze a noi pervenute della città del Seicento. L’Angelo ha le sembianze di un guerriero, ed è rappresentato con in mano uno scudo, simbolo storico della città. Pare che la scultura fosse opera di abili scalpellini reggini. Il monumento dell'Angelo Tutelare, datato 1637, è collocato nel piazzale antistante la chiesa di San Giorgio al corso presso Reggio Calabria. Attribuito all'ambito messinese, notevole centro artistico del Seicento, forse è opera dell'artista Placido Brandamonte distintosi nella città reggina per altre commissioni.

Statua dell'Angelo tutelare - clicca per ingrandire la foto

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Originariamente era ubicata a poca distanza dalla Porta della Dogana, a fianco alla Chiesa dei Carmelitani, come esplicito riferimento all'azione di tutela e difesa affidata all'Angelo Custode. L'Angelo, in marmo greco, è raffigurato con valenza di condottiero e difensore del popolo cristiano, stringe nel braccio sinistro uno scudo effigiante lo stemma di Reggio Calabria: San Giorgio a cavallo nell'atto di uccidere il drago.
In origine, la scultura dell'Angelo, si trovava sulla sommità di una colonna a sua volta poggiata su un basamento, ma, a causa del terremoto che ha colpito la città nel 1783, l'originaria colonna è andata distrutta. Ha subito vari spostamenti e dopo quasi cento anni (1862-1960) trascorsi nel Museo Civico della città è stata scelta per l'Angelo la collocazione che tutt'oggi lo accoglie. Il basamento, a testimonianza di alcune tappe importanti che hanno coinvolto l'opera, presenta tre iscrizioni: quella sul retro si riferisce alla funzione svolta dall'Angelo, quale custode della città di Reggio, le due sul fronte si riferiscono, una, al restauro effettuato nel 1752, l'altra, alla collocazione attuale dell'opera tornata ad essere custode e guida della città.
L'ultimo intervento di restauro che ha visto l'opera sottoposta a pulitura laser, trattamento biotico, imperniatura, consolidamento e protezione finale è stato effettuato nel 1998. Risale invece al 1999 il rinvenimento del presunto braccio destro dell'Angelo che avrebbe tenuto la spada, ma a tutt'oggi non è ancora stato rialloggiato.
Probabilmente l'Angelo Tutelare non è da considerarsi un'opera d'eccezionale valore artistico, ma è il complesso di significati in esso contenuti a rendere unico questo bene, perché l'importanza di un'opera d'arte non è legata necessariamente alla preziosità dei materiali utilizzati o alla manifattura di un famoso artista. Quest'opera custodisce in sé valori religiosi e storici, e conoscerla significa difendere l'identità culturale locale e tutelare la storia di un territorio troppo spesso dimenticato.

Il monumento si trova all’interno della Villa Comunale ed è una delle ultime vestigia della Reghium antica risparmiate dalla distruzione del terremoto del 1908. Fu rimosso dal palazzo del grande latinista e poeta reggino che venne danneggiato e poi demolito. Fu collocato presso la Villa Comunale nel 1974. Lo stile è classicheggiante ed è fatto di calcare e pietra di Lazzaro.

Portale di Casa Vitrioli - clicca per ingrandire la foto

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Il monumento è stato realizzato riutilizzando una colonna antica rinvenuta nell’area cittadina e arricchita da un tripode posto sulla sommità e da un medaglione apposto sul lato interno.

Il monumento eretto a Giuseppe Garibaldi, una statua alta oltre tre metri in marmo bianco di Carrara, è opera dell'artista calabrese Alessandro Monteleone. (1956). La statua, è una copia dell’originale realizzata nel 1884 dallo scultore villese Rocco La Russa e danneggiata durante la seconda guerra mondiale

Cippo al latinista Diego Vitrioli - clicca per ingrandire la foto

Monumento a Giuseppe Garibaldi - clicca per ingrandire la foto


La statua marmorea, opera di Francesco Jerace, sorge all’estremità del corso Garibaldi, nella piazzetta antistante il museo nazionale. Opera dello scultore F. Jerace fu eretto nel 1936 e rappresenta la riconoscenza di tutta la popolazione di Reggio per l’alto senso morale e per le eccezionali doti umane che il De Nava dimostrò fino al giorno della sua morte. Egli oltre ad avere lasciato alla sua città la ricca ed importante biblioteca, donò pura la propria casa. Fu giurista, uomo politico e accanito difensore dei diritti della sua gente. Tra il basamento e la statua ci sono scolpiti due stemmi, di cui uno rappresenta S.Giorgio a cavallo che con una spada colpisce un drago.

Accanto al museo della Magna Grecia si erge il riconoscimento della città e della provincia a Corrado Alvaro, che apportò tanto vanto alla cultura italiana. E’ composto da tre distinti blocchi a forma di cubo sulle cui facciate sono scolpiti pensieri, frasi e personaggi delle sue opere, oltre al busto stesso dello scrittore. Il monumento è stato progettato da Alessandro Monteleone (1965) ed è costruito in marmo travertino.

Corrado Alvaro nacque a San Luca nel 1895 e morì a Roma nel 1956. Conseguita la licenza liceale a Catanzaro, dopo aver partecipato alla Prima Grande Guerra fu a Roma, in Umbria, a Firenze, a Bologna ed infine a Milano, dove frequentò la facoltà di lettere. Giornalista già molto noto a vent'anni, viaggiò in quasi tutta l'Europa e soggiornò a lungo a Parigi ed a Berlino. Diresse il Popolo di Roma durante il periodo badogliano e fu collaboratore de “La Stampa prima” e de “Il Corriere della Sera” dopo. Dei suoi libri si ricordano “La Signora dell'isola”, “L'amata alla finestra”, “Gente in Aspromonte”, “Vent'anni”, “Il mare”, “L'uomo è forte”, “Itinerario Italiano”, “Incontri d'amore”, “L'età breve”, “Quasi una vita”, “Il nostro tempo e la speranza”, “Mastrangelina”, “Belmoro”, “Un treno nel Sud”, “Ultimo diario”, ed inoltre “Il Viaggio” che comprende poesie giovanili e della maturità ed il dramma “La lunga notte di Medea”.

Monumento a Giuseppe De Nava - clicca per ingrandire la foto

Monumento a Corrado Alvaro - clicca per ingrandire la foto

“Questo mare è pieno di voci e questo cielo è pieno di visioni”. Giovanni Pascoli, poeta italiano, professore di letteratura latina presso l’università di Messina, rimase incantato dalla bellezza dello stretto, del quale seppe cogliere il contrasto tra passato luminoso e presente evocativo. Il monumento riporta i versi con cui il Pascoli espresse alla città il suo vivo amore.

Statua bronzea di D. Pellegrino (1924),fu eretta il 30 Agosto del 1925 con una importante sottoscrizione popolare. Camagna non fu soltanto un politico vicino al popolo, ma fu anche un grande uomo di legge ed un grande oratore, doti apprezzate e ricordate dai cittadini di Reggio fino ai nostri giorni. La statua bronzea poggia su un doppio basamento in marmo bianco.

Stele in onore di Giovanni Pascoli

Monumento a Biagio Camagna - clicca per ingrandire la foto


E’ stato eretto nel punto dove sbarcò Vittorio Emanuele III il 30 luglio 1900, toccando per la prima volta il suolo nazionale da sovrano, dopo la morte del padre, Umberto I. Progettato dall’Arch. Camillo Autore, fu inaugurato nel maggio del 1932. La scalinata e la statua in bronzo, che rappresenta Athena Promacos, sono opera dello scultore Bonfiglio. A conclusione dei lavori che hanno ridato splendore al tratto più suggestivo della città di Reggio Calabria, il monumento è stato posto sul lungomare, sulle acque antistante l’Arena dello Stretto, dove sorgeva la cultura, in ricordo dello sbarco di Vittorio Emanuele III a Reggio in veste di nuove Re d’Italia.

Cippo marmoreo - clicca per ingrandire la foto

Cippo marmoreo - clicca per ingrandire la foto


Situate sul lungomare, farebbero parte della cinta muraria (operata da Dionisio II di Siracusa) che proteggeva la città e tutta la costa intorno al IV secolo a.C. Sono costituite da due file parallele di grossi blocchi di pietra calcarea siracusana, riportati alla luce nel 1913 durante gli scavi del dopo terremoto e interpretate dagli studiosi come i resti di una torre che presentava anche delle porte. Si possono ammirare i resti non solo nei pressi del Lungomare, ma anche sulla Collina degli Angeli e sulla Collina del Trabocchetto.

Mura greche - clicca per ingrandire la foto

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Situate sul lungomare, tra le testimonianze della dominazione romana vi sono anche i resti delle terme, rinvenuti nel 1886. Dell’antico stabilimento del III secolo a.C., che giaceva sotto il bastione di San Matteo, un insediamento militare difensivo, restano solo i ruderi del pavimento musivo a piccole tessere bianche e nere, di un calidarium, di una piscina e di alcune scale, frammenti di iscrizioni epigrafiche, di mosaici, di reliquie decorative e statuarie.

Terme romane - clicca per ingrandire la foto

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Inaugurato nel Maggio del 1930 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, fu progettato dal polistenese Francesco Jerace, ed è composto da una colonna rostrata, con alla sommità una statua in bronzo raffigurante la vittoria alata e recante nella mano destra una spada ed in quella sinistra la palma del martirio. Le due statue in bronzo poste alla base rappresentano un antico guerriero Bruzio che regge in braccio un vistoso scudo ed un fante armato di fucile e di bomba a mano posto sopra una bocca di cannone. Il monumento è posto sulla via marina di fronte alle azzurre acque dello stretto, quasi a simboleggiare la fiduciosa speranzadel popolo reggino verso il mare.

Monumento ai Caduti di tutte le guerre - clicca per ingrandire la foto

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La statua (autore Rocco La Russa, 1868) rappresenta l’Italia che invita i suoi figli, con in mano la spada, a fare l’unità nazionale. Alta tre metri, è in marmo bianco di Carrara, rappresenta una sovrana con le trecce sciolte sulle spalle, nell’atto di impugnare una spada con la mano destra, mentre con la sinistra sostiene una corona intrecciata di foglie d’alloro. Il monumento è posto a ricordo dei martiri del 2 settembre 1847 caduti insieme a tantissimi altri fratelli per essersi ribellati alla ferocia dei regnanti Borboni.

Monumento all'Italia - clicca per ingrandire la foto

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La città ha voluto erigere un monumento a Francesco Sofia Alessio, insigne latinista di Taurianova (RC) per le sue eccezionali doti che gli hanno fatto vincere tre medaglie d’oro. Il monumento si compone di una larga base di cemento tutta rivestita in marmo travertino su cui è riportato un brano in latino e da una colonna, sulla cui facciata principale (rivolta verso il mare) è collocata una scultura a rilievo, eseguita da Alessandro Monteleone, con raffigurazioni umane in atteggiamento familiare.

La stele al poeta Ibico (cantore dell’amore e della bellezza maschile), è composto da una massiccia lastra di marmo travertino e raffigura su una facciata una musa con lira tra le mani, sull’altra, invece, riporta un brano del poeta (traduzione di Armando Zagari). L'altorilievo è dello scultore cittanovese Michele Guerrisi. I versi: ”A primavera, presso l’inviolato giardino delle ninfe, fioriscono i cotogni...ma in nessuna stagione a me da tregua l’amore come il vento...sconvolge tutto l’essere mio dalle radici”.

Monumento al latinista Francesco Sofia Alessio - clicca per ingrandire la foto

Stele al poeta Ibico - clicca per ingrandire la foto

Michele Guerrisi (Cittanova 1893 - Roma 1963), uomo di profonda cultura, di formazione crociana, si laureò in lettere all'Università di Napoli, e contemporaneamente conseguì il diploma di scultura all'Accademia di Belle Arti di Roma. Autore di monumenti pubblici (agli Studenti Caduti per l'Università, a Napoli, 1923, ai Caduti di Cittanova, 1924, ai Caduti di Castellabate, 1926, ai Caduti di Catanzaro, 1933), espose alle Biennali di Venezia del '34 (con l'opera “Nuotatrice”, ora Galleria Civica d'Arte Moderna, di Torino), del '36 (con “Ritratto di Italo Cremona”, ora Galleria d'Arte Moderna, di Milano), del '38. Fu insegnante di Storia dell'arte all'Accademia Albertina di Torino dal 1924 al 1945 e dal 1946 titolare della cattedra di scultura all'Accademia di BBAA di Roma. Sue opere si trovano in vari musei italiani (Torino, Milano, Genova, Roma, Firenze). Fu scultore considerevole, di formazione ideologica, con un occhio per la plastica romana e il Quattrocento italiano. Fu autore di alcuni libri di storia e di critica d'arte, tra i più importanti ed aperti per il suo tempo (Il Giudizio di Michelangelo, A. V. E. Roma 1947; L'idea figurativa, Mondadori Milano; L'errore di Cèzanne, Nistri/Lischi Pisa, 1954).


Palazzo Campanella è un importante edificio di Reggio Calabria, sede del Consiglio Regionale della Calabria. Intitolato al filosofo calabrese Tommaso Campanella, sorge in via Cardinale Portanova, nella zona a nord-est del centro storico della città, su un'area di circa 23 Km², dove prima si trovava una servitù militare denominata ex Caserma Borrace e, prima ancora, Caserma Duca D'Aosta. Il Palazzo del Consiglio Regionale ha un aspetto avveniristico, otto piani con facciate a vetri che riflettono il cielo terso della città, in un susseguirsi di costruzioni spigolose e sovrapposte dal design moderno.
Il complesso architettonico è formato da più corpi di fabbrica collegati tra loro da passerelle metalliche. Al centro del Palazzo si trova una piazza, denominata l'Agorà, su cui si erge l'aula del Consiglio Regionale, sorretta da imponenti pilastri.

Palazzo Campanella (Sede del Consiglio Regionale della Calabria) - clicca per ingrandire la foto

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