Il satellite rappresenta una vera rivoluzione nel modo di osservare l'atmosfera consentendo con continuità la sorveglianza del tempo e fornendo un quadro completo dei sistemi nuvolosi su vasta scala e l'osservazione di aree (oceani e terre scarsamente abitate) altrimenti carenti di misure convenzionali. Dopo la seconda guerra mondiale, gli scienziati americani sostituiscono le testate dei missili V2 inventati dai tedeschi per motivi militari, con delle telecamere, risultato entusiasmante, infatti, il sogno di poter osservare i fenomeni atmosferici dallo spazio e ottenere un'immagine panoramica dell'evoluzione del tempo diviene finalmente una realtà.
Nel 1960 viene lanciato in orbita polare il satellite TIROS (Television and Infra Red Observation Satellite) che acquisisce un gran numero di immagini della Terra e delle nubi, destando grande meraviglia tra i meteorologi di tutto il mondo. Nel mese di settembre dell'anno successivo, le immagini dell'uragano “Carla” inviate dal satellite consentono l'evacuazione delle popolazioni del golfo del Messico salvando così molte vite umane.
Negli anni '60 la meteorologia satellitare, perfezionando le tecniche di osservazione agli infrarossi, consente di acquisire immagini anche nelle ore notturne. Il TIROS attualmente in attività segue un'orbita polare ad una altezza di circa 800 chilometri con una risoluzione spaziale dell'osservazione terrestre dell'ordine del chilometro, passando su ogni località per almeno due volte nell'arco delle 24 ore. Nel 1966 viene lanciato il primo satellite geostazionario in orbita equatoriale che permette l'osservazione continua di un quarto del globo terrestre. Questo satellite è posto ad un'altezza tale che gli occorrono esattamente 24 ore per completare un giro, viaggiando così alla stessa velocità angolare della terra: in questa maniera il suo occhio è rivolto sempre sulla stessa parte della superficie del globo.
La copertura dell'intera superficie terrestre è assicurata da cinque satelliti meteorologici geostazionari; quello di interesse nazionale ed europeo è il satellite geostazionario Meteosat, situato all'intersezione tra l'equatore e il grado 0 di longitudine (il meridiano di Greenwich) nel golfo di Guinea. Data la maggiore distanza dalla Terra, la sua risoluzione spaziale risulta inferiore a quella del TIROS, ma la copertura è quasi emisferica e centrata sul punto sotto al satellite e comprende quindi l'Europa, il Medio Oriente, l'Africa e l'Oceano Atlantico.
Il satellite Meteosat ruota 100 volte al minuto sul proprio asse, che è parallelo all’asse della Terra e ad ogni rotazione effettua la scansione di una striscia di terra dell’ampiezza di 5 km da est ad ovest. La striscia è divisa in 2500 pixel, dopo ogni rotazione, lo specchio dello scanner viene rovesciato e si acquisisce una nuova striscia: un’immagine che mostra l’intera superficie terrestre è composta da 2500 strisce che vengono acquisite in 25 minuti; dopo una pausa di cinque minuti, il processo si riavvia per l’immagine successiva.
Il satellite, con il passare degli anni, ha acquisito una tecnologia sempre più raffinata, ma il fulcro dell'equipaggiamento rimane sempre il radiometro, uno strumento che è sensibile alle radiazioni sia visibili che termiche in differenti bande spettrali; in pratica, il radiometro è l'occhio del satellite, accumula i dati ricevuti dall'analisi della superficie terrestre e produce di conseguenza delle immagini non molto diverse da quelle che si vedono alla televisione. Il radiometro scansiona la terra linea per linea: ogni linea è costituita da una serie di piccoli elementi fondamentali detti pixel, per ognuno dei quali il radiometro misura le radiazioni emesse dalla porzione della superficie terrestre, le quantizza, codificandole in maniera digitale (8 bit) e le trasmette al centro di controllo di Darmstadt, in Germania, dove il materiale viene elaborato.
Per ottenere una buona risoluzione ad una distanza così elevata, viene utilizzata una lente di 3,650 metri; le radiazioni, dopo essere state riflesse da una serie di specchi all'interno del radiometro, giungono ai rilevatori che ne misurano l'intensità e la convertono in un segnale elettrico.
Le immagini che ci provengono dai satelliti geostazionari (Meteosat 7) sono di tre differenti tipi : nel campo del visibile, nel campo dell'infrarosso e nel campo del vapore acqueo.
Le immagini nel campo del visibile (ad una lunghezza d'onda compresa tra gli 0.5 e 0.9 micron, da cui si calcola come viene riflessa la luce visibile dalla superficie terrestre) sono un'istantanea della Terra così come la vedrebbero i nostri occhi da 36000 chilometri di altezza.
Gli altri due tipi di immagini (infrarosso e vapore acqueo) sono immagini create dal satellite in base alla radiazione emessa dalla Terra (emissione infrarossa) e in base ad una certa frequenza emessa dal vapore acqueo, captate dal radiometro a bordo del satellite stesso ed inviate a terra per essere rielaborate.
Le immagini nel campo dell'infrarosso (con una lunghezza d'onda tra i 10.5 e i 12.5 micron, da cui si calcola la radiazione emessa dalla superficie terrestre in termini di calore) mettono in evidenza la temperatura delle varie superfici (terra, nubi, vegetazione, oceani, ghiaccio, ecc...) presenti sulla Terra stessa.
Le immagini nel campo del vapore acqueo (con lunghezza d'onda tra 5.7 e 7.1 micron, da cui si calcola la radiazione nella banda di assorbimento del vapore acqueo) evidenziano invece le aree dove maggiormente è presente tale gas.

Le immagini nel canale del vapore acqueo (WV) identificano la quantità di vapore acqueo presente nello strato atmosferico. I colori chiari indicano una presenza consistente di umidità nell'aria (sistemi temporaleschi), mentre i colori scuri indicano aria più secca.

VAPORE ACQUEO

fonte immagine

www.meteosat.com
Source: EUMETSAT

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