Ingorghi cittadini: una simulazione computerizzata spiega come annientarli

Che aspetto avrebbero le metropoli senza sorpassi azzardati a prima mattina, clacson assordanti, guidatori inviperiti, parolacce volanti da un finestrino all’altro, accelerate improvvise e poi brusche frenate? Secondo una teoria asiatica sviluppata da un ricercatore di Seattle, gli ingorghi del lunedì mattina sarebbero solo un lontano ricordo così come gli incolonnamenti nelle ore di punta e i tamponamenti a catena che tanto fanno paura a chi si mette al volante consapevole di essere già in ritardo.

Esperti cinesi e giapponesi lo avevano teorizzato da tempo ma è stata una ricostruzione computerizzata, un programma in sostanza, a dimostrare come i migliori alleati contro gli ingorghi siano, incredibile ma vero, calma, pazienza e uno stile di guida lineare. La teoria è quella del Jad e per funzionare, in sostanza, bisogna comportarsi in maniera totalmente contro intuitiva.

ingorghi cittadiniIl termine, che potrebbe sembrare un esotismo di derivazione asiatica (elemento lessicale introdotto in una lingua da un idioma straniero), in effetti è un acronimo inglese e sta per Jam absorption driving (assorbimento degli ingorghi tramite la guida). Come? Adottando tutti quei comportamenti che, quando restiamo imbottigliati nel traffico e abbiamo fretta, scartiamo a priori.

La formula magica, in pratica, è l’insieme di una serie di abitudini virtuose al volante che, se replicate da tutti gli automobilisti contemporaneamente, dissolverebbero all’instante il problema degli ingorghi e degli incolonnamenti anche nelle metropoli più caotiche.

Ogni guidatore per arrivare puntuale a lavoro dovrebbe, quindi, mantenere la sempre la distanza di sicurezza, non sguizzare da una corsia all’altra ogni pochi secondi, non accelerare e poi subito dopo frenare e non utilizzare, in maniera impropria, né la corsia di emergenza né quella di sorpasso. Secondo la simulazione, infatti, il traffico è costituito da vere e proprie ondate di automobili ma basta un comportamento anomalo per dare vita a un ingorgo.

La ricostruzione computerizzata tramite un sofisticato programma di simulazione di enormi flussi di automobili ha dimostrato che, in effetti, il Jad è una teoria scientifica validissima anche se particolarmente difficile da mettere in pratica.

All’ingegnere elettrico William Beaty l’idea è venuta proprio rimanendo bloccato nel traffico un’intera mattinata. Il ricercatore, per ingannare l’attesa, ha quindi cominciato a immaginare il traffico come un liquido e le automobili come gigantesche molecole d’acqua. Insomma, Beaty ha applicato la dinamica dei fluidi all’ingorgo che stava vivendo e ne ha tirato fuori, dopo moltissime prove e ripetuti tentativi, una vera e propria teoria.

Compiendo ulteriori ricerche l’ingegnere ha poi scoperto che, in termini sensibilmente diversi, il concetto era stato già teorizzato in Asia e ha così utilizzato quei concetti per migliorare il suo studio. Il progetto è andato avanti per settimane e i vari tentativi compiuti sono stati illustrati, con tanto di diagrammi e immagini, su trafficwaves.org, sito che ha già fatto il giro del mondo.

William Beaty era considerato poco più che uno scienziato dilettante ma, oggi, la sua teoria è stata già citata in cinque importanti studi e divulgata, con dovizia di particolari, dal Wall Street Journal.

L’atteggiamento di ogni singolo conducente, in sostanza, conta molto ma, sempre secondo lo studio, adottando alcuni accorgimenti nella gestione della viabilità si potrebbe raggiungere ugualmente il risultato. Come? Piazzando dei brevi semafori a distanza non troppo ravvicinata, per esempio, così da costringere gli automobilisti, in maniera inconsapevole, ad adottare la tecnica del Jam.

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