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Il core ed il cladding hanno indici di rifrazione diversi: l’indice di rifrazione del core è maggiore di quello del mantello per poter avere la riflessione totale nel passaggio core-cladding. Nelle fibre ottiche di comune utilizzo, valori tipici per gli indici di rifrazione sono n2=1,475 per il cladding e n1=1.5 per il core; con questi valori si trova un angolo limite di 79,5°. Per modificare l’indice di rifrazione della silice vengono utilizzati i seguenti droganti: ossido di germanio (GeO2) e ossido di fluoro (P2O5) per alzarlo, mentre per abbassarlo si fa uso di ossido di boro (B2O3) e ossido di fosforo (SiF4).
Un raggio luminoso che incide su una superficie di interfaccia tra due mezzi di indici diversi (n1 > n2) viene in parte riflesso e in parte rifratto o trasmesso, secondo la nota legge di Snell (o legge dei seni):
Le onde luminose sono onde elettromagnetiche esattamente come le onde radio, raggi X e raggi Gamma, l’unica differenza è la frequenza. La velocità della luce varia sensibilmente a seconda del mezzo attraversato, nel vuoto tale velocità si indica con c e vale:
Nei materiali a maggior densità, la velocità della luce, indicata con v, è inferiore. Si definisce indice di rifrazione il rapporto tra la velocità della luce nel vuoto c rispetto a quella nel mezzo v e si indica con n
Analizzando un raggio di luce (raggio incidente) che colpisce la superficie di separazione di due differenti materiali, osserviamo che si divide in due:
Esiste inoltre un altro angolo formato dal raggio rifratto con la normale N, detto angolo di rifrazione. Per la legge di Snell o legge di rifrazione, il rapporto fra il seno dell’angolo di incidenza e il seno dell’angolo di rifrazione è costante ed è pari all’indice di rifrazione del secondo membro relativo al primo
I parametri n1 ed n2 sono gli indici di rifrazione nei materiali, caratterizzando la propagazione del raggio luminoso, ciò significa che il raggio di luce viene rifratto a seconda della costituzione del mezzo. L’indice di rifrazione n viene definito come il rapporto tra la velocità della luce nel vuoto (c=300.000 Km/s) e la velocità della luce nel mezzo considerato v:
Se n1 > n2si ha che:
In questo caso, all'aumentare dell'angolo di incidenza, l'angolo di rifrazione aumenta mantenendosi sempre maggiore dell’angolo di incidenza. Si definisce angolo limite a1, l'angolo di incidenza che rende:
Se l'angolo di incidenza è maggiore di a1 scompare il fenomeno della rifrazione e si ha la riflessione totale.
tale fatto è dovuto ad un angolo di rifrazione di 90° che provoca una rifrazione del raggio radente alla superficie di separazione. L'angolo limite
e
si ottiene:
L’angolo limite dipende quindi dalla natura dei mezzi impiegati: se l’angolo di incidenza è superiore all’angolo limite, il raggio rifratto è assente e quindi tutta l’energia viene riflessa totalmente.
L'immissione della luce nella fibra ottica avviene da un mezzo avente indice di rifrazione no, al core ad indice di rifrazione n1. Indicando con
L'angolo
Per
si ha
dove
Si ha
Si consideri un impulso luminoso di breve durata che si propaga in una fibra ottica, i percorsi di propagazione seguiti dai raggi di luce sono diversi e pertanto anche i rispettivi tempi impiegati: impiegano un tempo inferiore i raggi che si propagano con angoli di incidenza più piccoli (percorsi più brevi) e quindi arrivano in ritardo i raggi con percorsi più lunghi. Tale fenomeno di ritardo temporale viene chiamato dispersione modale, la conseguenza della dispersione modale è la degradazione della forma dell'impulso, cioè rende l'impulso di origine deformato, allargato ed appiattito.
L’impulso luminoso immesso nella fibra si scompone in vari raggi ognuno dei quali segue un percorso diverso all'interno della fibra, giungendo a destinazione in tempi leggermente diversi, leggermente deformato, a breve distanza, e scomposto in vari impulsi più piccoli a grande distanza. Nel caso in cui l'impulso luminoso è costituito da raggi con angolo di entrata variabile da zero fino a
Per ridurre la dispersione modale occorre rendere gli indici di rifrazione n1 e n2 molto vicini tra loro. Al limite, se fosse n1 = n2, la luce propagherebbe solo lungo la direzione dell'asse, in questo caso esiste una sola direzione di propagazione e la fibra si dice monomodale. Se n1 è diverso da n2 possono esistere più raggi (modi) che si propagano lungo la fibra (fibre multimodali), non tutti i modi, però, si possono propagare lunga la fibra ottica, cioè non tutta la luce che viene immessa viene propagata, infatti, si propagano solamente i modi che hanno luogo nel core e che sono relativi a riflessioni totali che avvengono a multipli interi della lunghezza d’onda del raggio luminoso. I modi che non si propagano vengono completamente eliminati dopo un percorso compreso da 1 e 50 m che dipende dal tipo di fibra.
Il principale responsabile delle perdite causate nelle fibre ottiche è l’indice di rifrazione. Tale parametro fondamentale può essere in qualche modo manipolato al fine di limitare e ridurre al minimo le perdite dovute soprattutto alla dispersione modale, cioè alla dispersione dovuta ai diversi tempi di transito dei raggi luminosi che possono compiere percorsi più o meno lunghi. Questo tipo di dispersione si verifica solo nelle fibre multimodali, si può quindi variare l’indice di rifrazione in modo da distribuirlo diversamente nel nucleo. Il modo con cui viene distribuito nel nucleo l’indice di rifrazione, a partire dal centro del core verso l’esterno, viene chiamato profilo dell’indice di rifrazione, il quale definisce il tipo di fibra. Si possono distinguere i seguenti tipi di fibre:
Le fibre monomodo, di sezione molto più piccola delle multimodo, consentono il passaggio degli impulsi luminosi seguendo solo un tragitto. Le fibre monomodo, quindi, non hanno il difetto della dispersione modale, consentendo di aumentare la portata, però hanno il difetto di una sezione molto piccola che comporta il trasporto di una piccola potenza luminosa che limita la portata a cui il segnale si può trasmettere.
Le fibre monomodali con profilo d’indice a gradino presentano un profilo costante nel core, il cui diametro è molto ridotto (circa 5 – 10 µm ), e decrescente bruscamente con un gradino (step) nel mantello dove ancora rimane costante. Il salto dell’indice è dovuto al passaggio dal valore n1 al valore n2. Il diametro del cladding è di 125 micron, il raggio si propaga in un unico modo perché è costretto, dal diametro molto piccolo del core, a propagarsi quasi parallelamente all’asse della fibra.
I vantaggi di questo tipo di fibra sono:
Il profilo dell’indice di rifrazione è come quello già visto per le fibre monomodo, l’unica differenza è che in questo caso il diametro del core è di 50-60 µm, mentre il diametro del cladding può assumere dimensioni tra 125-750 nm. La propagazione dei raggi di luce nel core avviene per ripetute riflessioni (a zig-zag) e siccome hanno la stessa velocità e l’indice di rifrazione è costante, arrivano all’estremità più lontana in tempi diversi (alta dispersione modale).
Il problema della dispersione modale è stato in parte risolto cercando di controllare la velocità dei raggi luminosi in modo da ottenere lo stesso ritardo per tutti i raggi e farli giungere all’uscita nello stesso istante. Per questo scopo allora è stato realizzato un profilo con indice di rifrazione del core variabile, in particolare, l’indice di rifrazione diminuisce gradualmente dal centro del core fino alla superficie di separazione e rimane costante nel cladding.
L’effetto che si ottiene con l’indice del core decrescente è di ottenere per tutti i modi di propagazione percorsi non più rettilinei ma elicoidali: i raggi si riflettono allontanandosi dall’asse del core perché passano da un mezzo più denso ad uno meno denso. In questo modo, i raggi che si allontanano maggiormente dall’asse, cioè quelli che compiono percorsi più lunghi, viaggiano in un mezzo con indice di rifrazione minore e quindi con velocità più alta, quelli invece che si avvicinano maggiormente all’asse viaggiano in un mezzo con indice di rifrazione maggiore e quindi velocità più bassa, pertanto, i percorsi più lunghi vengono compensati da una velocità di propagazione maggiore, i percorsi più brevi vengono compensati da una velocità di propagazione minore. All’uscita della fibra la dispersione modale risulta ridotta e i modi arrivano quasi contemporaneamente.
Le perdite causate dalle fibre ottiche sono quelle che deformano il segnale di ingresso (dispersione) quelle che ne determinano l'attenuazione. Lo studio delle caratteristiche delle fibre ottiche è molto importante perché determina la capacità del canale trasmissivo e la massima distanza tra trasmettitore e ricevitore senza la necessità di ripetitori intermedi.
L’attenuazione delle fibre ottiche è dovuta a diversi fattori che causano perdite di potenza, di solito misurate in dB/Km.
E’ un fenomeno di sparpagliamento del raggio luminoso in tutte le direzioni a causa della disomogeneità della struttura che costituisce la fibra, disomogeneità dovute alla presenza di particelle metalliche, di bolle d’aria, ecc...Poiché i raggi diffusi presentano angoli diversi da quelli che garantiscono la riflessione totale nella fibra, escono dal core e si disperdono nel cladding, così vengono causate perdite di energia sia verso il cladding che verso la sorgente. Tali perdite non si possono eliminare perché dipendono dal trattamento del materiale durante la fase di lavorazione.
L'assorbimento è un fenomeno dovuto fondamentalmente alla presenza di impurità nei materiali della fibra (ioni metallici di Fe, Co, Ni, Cu, Cr, ecc.) e di ioni di acqua OH-, chiamati ossidrili; si tratta dell'assorbimento totale o parziale dell'energia luminosa a livello molecolare da parte delle impurità presenti nella fibra. Nonostante il sofisticato trattamento delle fibre mirato ad ottenere un elevato grado di purezza, esiste sempre una presenza residua di alcune sostanze che manifestano maggior assorbimento (picchi) a particolari lunghezze d'onda. L'assorbimento risulta funzione della lunghezza d'onda, si nota che per alcuni ioni metallici l'assorbimento in funzione di
Nella regione dell’infrarosso, una parte di energia viene assorbita provocando moti di agitazione termica, in quanto, per tali frequenze, si ha la risonanza degli atomi del core, con la conseguente conversione dell'energia elettromagnetica in calore. Sulla base delle considerazioni appena esposte, è stato stabilito che i sistemi di trasmissione ottici operino su tre intervalli di lunghezza d’onda, detti finestre indicati nella seguente tabella:
La minima attenuazione si ha intorno a
Le fibre ottiche sono sottoposte spesso a sollecitazioni di tipo direzionale (curvature). Queste sollecitazioni provocano una dispersione del raggio incidente in quanto il corrispondente angolo a supera l’angolo di accettazione e si disperde in parte nel cladding; conseguenza di questo fatto è il cosiddetto mescolamento dei modi perché non tutti i raggi hanno angoli di riflessione uguali.
L’interconnessione tra fibre ottiche è una fase molto importante e particolarmente delicata per la realizzazione di un collegamento, le cause delle perdite sono dovute soprattutto alle diverse caratteristiche trasmissive delle due fibre ottiche nel punto di connessione.
La produzione delle fibre ottiche può essere divisa in tre categorie principali, per il trasporto di immagini, per il trasporto di luce e per il trasporto o amplificazione di radiazione. Esistono anche dei sensori a fibra che vengono utilizzati per monitorare variabili ambientali come pressione e temperatura. Oltre alle fibre in silice, per alcuni impieghi vengono utilizzate anche le fibre plastiche (in polistirene, polimetile), che hanno un’attenuazione molto alta, ma per piccole distanze ciò non rappresenta un problema, mentre prevalgono altri tipi di vantaggi (ad esempio maggiore flessibilità). I principali settori di applicazione delle fibre ottiche sono: |