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Eventi a Messina

Un Palcoscenico a Messina - Taormina Arte 2011 - dal 22 luglio al 28 agosto 2011

ingresso gratuito

22 luglio 2011 - Teatro Pirandelliano - da "L'uomo dal fiore in bocca" e altre opere di Luigi Pirandello

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

con Corrado Tedeschi, Claudio Moneta e Roberta Petrozzi
drammaturgia di Marco Rampoldi e Corrado Tedeschi
regia di Marco Rampoldi

Luigi Pirandello è un grande esame per ogni attore. Corrado Tedeschi, amato dal pubblico per le sue interpretazioni garbate e di stile, affronterà una serie di personaggi pirandelliani. In questo spettacolo, condividerà l’avventura insieme agli spettatori che si troveranno piacevolmente costretti ad un inconsueto ed accattivante ruolo attivo nello svolgersi della serata, assisteranno all’apparizione di personaggi divertenti e stralunati, inquietanti e sottili, in cerca di un attore anziché di un autore.

fonte testo: www.taormina-arte.com

28 luglio 2011 - TRUCULENTUS da Tito Maccio Plauto

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

con Eleonora Brigliadori, Sebastiano Tringali, Cinzia Maccagnano, Manuela Lomeo, Raffaele Gangale
traduzione e drammaturgia Tringali, Gatti
scene di Petrokos Usaja
costumi di Livia Fulvio
musiche di Aldo Azzaro
regia di Aurelio Gatti

Un omaggio alla commedia Plautina, un attento lavoro che introduce la formula dell'en travestì,ampiamente utilizzata nella commedia dal '500 ai primi dell'800. La trama di questa opera - lavoro della tarda maturità plautina risulta piuttosto complessa e sembra privilegiare, rispetto alla comicità immediata delle battute, quella più raffinata che deriva proprio dall’intricato evolversi della vicenda. Prende il titolo dal nome del rustico e brutale Truculento, “nome parlante” che in latino significava “zoticone” - da cui poi in italiano “truculento”-, che si riferisce al carattere del personaggio, dapprima misogino ed infine sedotto suo malgrado dalla serva Astafio.
Gli altri personaggi, tutti corrispondenti ad un tipo umano, sono: Diniarco, l’adulescens, cioè il giovane di città; Stratofane, il soldato spaccone e Strabace, il contadino padrone di Truculentus. Tutti e tre sono perdutamente innamorati di Fronesio, una cortigiana ateniese. Minore importanza hanno Ciamo, il servo di Diniarco, la pettinatrice di Fronesio, varie altre figure di servi, il vecchio Callicle, mentre non può essere dimenticata Astafio, la scaltrissima serva personale di Fronesio.
I tre uomini, Strabace, Stratofane e Diniarco, si aggirano davanti all’abitazione di Fronesio, che è sempre pronta ad accogliere i suoi spasimanti, purché le portino grandi compensi in denaro: in apertura di scena è proprio Diniarco, il giovane di città, a lamentarsi del fatto che, appena conosciuta Fronesio, poteva godere dei suoi favori in esclusiva, grazie ai suoi poderi, ora invece, dopo aver speso tutto in regali, si ritrova soppiantato dal più ricco Stratofane. Nella nostra messa in scena corre parallela alla vicenda Plautina, ed è la storia di un “disastro” teatrale: la compagnia in meno di 5 minuti, viene a conoscenza che numerosi suoi attori sono andati via. Nell'imminenza del segnale ”chi è di scena”, la situazione precipita fino a far pensare che, probabilmente, non sarà possibile affrontare lo spettacolo. Ma il teatro nel suo raccontarsi attraverso situazioni ora umane ora rocambolesche, giunge ancora una volta ad una conclusione.
Eleonora Brigliadori, ora Diniarco ora Fronesio, Sebastiano Tringali tramutatosi in vecchia Astafio, lo stesso direttore di scena, Cinzia Maccagnano, costretta in un sorprendente Truculento: questi gli elementi di una messa in scena totalmente dedicata ed asservita all'interprete e all'attore.

fonte testo: www.taormina-arte.com

3 agosto 2011 - GIRGENTI E LA PROCESSIONE DI SAN CALO'

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

di Gianfranco Jannuzzo e Angelo Callippo
con Gianfranco Jannuzzo
e la partecipazione di I Tammura di Girgenti
musiche originali e arrangiamenti di Francesco Buzzurro
costumi di Silvia Morucci

Spettacolo elaborato da “Girgenti amore mio” che ha avuto il piacere di essere presente nei palcoscenici più importanti d’Italia. Una curiosa processione messa in scena da uno degli attori più raffinati e divertenti del panorama italiano. La processione di San Calò, ricostruita con tanto di Santo e personaggi, sarà lo spunto per dar vita ad un percorso intorno all’ironia siciliana, all’iperbole che connota spesso le persone della nostra terra. Un omaggio pieno d’amore all’identità dei siciliani vista con l’occhio attento di un siciliano doc. Uno spettacolo di grande coinvolgimento, un esperimento tra sacro e profano, proposto con l’eleganza e l’intelligenza che hanno sempre caratterizzato l’attore siciliano amatissimo dal pubblico.

fonte testo: www.taormina-arte.com

8 agosto 2011 - THE HUNCHBACK OF NOTRE DAME

dove: Messina - Anfiteatro Palazzo della Cultura, ore 21,30

Commedia musicale
Compagnia Diamond Dance

Commedia musicale il cui titolo “Il Gobbo di Notre Dame” riporta immediatamente ad uno dei capolavori della letteratura. Dal romando all’elaborazione il percorso noto al pubblco ha portato alla realizzazione di uno dei musical più visti ed amati. In questa versione ballerini e cantanti daranno vita ad una serata in cui riecheggeranno i simboli gotici di un romanzo meraviglioso e la musica intramontabile di un capolavoro della commedia musicale.

fonte testo: www.taormina-arte.com

10 agosto 2011 - CASSANDRA O del tempo divorato

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

da Omero, Eschilo, Euripide, Seneca, Sean Baudrillard
con Elisabetta Pozzi,
Hal Yamanouchi, Carlotta Bruni, Rosa Merlino, Marina Amato
drammaturgia di Pozzi-Gatti
regia di Aurelio Gatti
produzione MistrasMDA

Elisabetta Pozzi, meravigliosa attrice, amata da pubblico e critica, interpreterà "Cassandra". La drammaturgia è della stessa Elisabetta Pozzi e di Aurelio Gatti, tratta dai testi di Eschilo, Euripide,Christa Wolf, Wislawa Szymborska, Pasolini, Baudrillard. Ispirandosi a riletture antiche e moderne (da Euripide a Christa Wolf) del mito di Cassandra, un’intensa e conturbante Elisabetta Pozzi ( vincitrice di quattro premi Ubu, del David di Donatello, del premio Duse, noncè protagonista di sodalizi artistici con i più importanti nomi del panorama teatrale), porta sulla scena la figura mitica della profetessa troiana, mettendone in luce la strabiliante modernità. Cassandra, a cui Apollo ha dato il dono di prevedere il futuro, ma anche la condanna a non essere creduta, è una delle figure femminili del mito greco di più profonda tragicità - per l’impotenza, l’impossibilità di condivisione, la forzata solitudine nel sostenere il peso della conoscenza - in cui convivono, come in ogni donna, forza e fragilità.

fonte testo: www.taormina-arte.com

13 agosto 2011 - MILES GLORIOSUS di Plauto

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

con Vanessa Incontrada,
Maximilian Nisi, Luca Cairati, Chiara Degani, Mauro Eusti, Luca Damiani, Nicola Borghesi
regia di Cristiano Roccamo

In questa lettura drammaturgica l’intreccio architettato con cura dal servo astuto ai danni del soldato e a vantaggio del giovane innamorato viene rispettato con una messa in scena semplice, senza quarta parete, legata alle tecniche della farsa e del lazzo comico, del ritmo e del respiro della commedia. Attori che dialogano tra loro, che dialogano con il pubblico... come voleva Plauto e come si aspetta chi va ad assistere a una commedia. L’intreccio, spietato nello svelare gli istinti che muovono i personaggi, ci da l'immagine disincantata e divertente delle vicende umane che rimangono immutate nel tempo. Sono sempre le stesse, 2000 anni fa come ora, nelle dinamiche e negli intrecci. Ecco perché Plauto è per me un contemporaneo, così come tutta quell'arte che appartiene alla tradizione della Commedia all'Italiana. Questa è un'opportunità per gli attori di misurarsi con un grande classico latino, per riallacciarsi alla nostra tradizione comico-popolare la quale ci rende unici come popolo e come spirito. Ecco cosa si aspetta lo spettatore: di essere compreso nella commedia con il proprio essere presente in platea, dove la sua risata sia battuta del testo, per realizzare quell'evento unico e inscindibile che fa di quella rappresentazione la propria catarsi. Plauto ci da gli strumenti. Gli attori la loro energia.

fonte testo: www.taormina-arte.com

14 agosto 2011 - LA CENA DEI CRETINI di Francis Veber

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

con Zuzzurro e Gaspare,
Dario Biancone, Gianfranco Candia, Alessandra Schiavoni
scene e costumi di Pamela Alcardi
traduzione Filippo Ottoni
regia di Andrea Brambilla
produzione Artisti Associati Gorizia

Scritta dal francese Francis Veber negli anni Novanta, La cena dei cretini è una delle commedie più famose al mondo, diventata un cult dopo esser approdata al grande schermo nel 1998 per la regia dello stesso Veber (e recentemente ripresa nella versione americana con il titolo A cena con un cretino, regia di Jay Roach). La trama è semplice ma di grande impatto comico, come si addice alle migliori commedie. Ogni mercoledì sera un gruppo di amici, ricchi e annoiati, organizza per tradizione la cosiddetta "cena dei cretini", alla quale i partecipanti devono portare un personaggio creduto stupido e riderne sadicamente per tutta la serata. Ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta, in un crescendo di errori, gag e malintesi veramente divertenti. La cena dei cretini è un’esilarante commedia che coinvolge il pubblico in un turbinio di risate, di fronte alle paradossali situazioni che i protagonisti sono costretti a vivere, loro malgrado. La forza di questa commedia sta proprio nella semplicità e genuinità della risata che provoca, nella mancanza assoluta di volgarità e in quella punta di moralismo che non guasta. Si ride e si riflette senza accorgersene.

fonte testo: www.taormina-arte.com

18 agosto 2011 - MAGIC NIGHT - La notte della magia

dove: Messina - Anfiteatro Palazzo della Cultura, ore 21,30

Spettacolo in esclusiva per Taormina Arte

Francesco Scimemi, noto per le sue surreali doti di mago e cabarettista sarà alla guida di un gruppo di maghi stralunati e di grande talento, tra i migliori in Europa. Sei grandissimi professionisti si sfideranno a colpi grandi numeri di alta magia per una serata in cui non mancheranno le risate e i colpi di scena.

fonte testo: www.taormina-arte.com

21 agosto 2011 - SOGNO D’AMORE UBRIACO IN UNA NOTTE D’ESTATE

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

Reading tributo ai fantasmi shakespeariani con Federica De Cola,
Matteo Romoli, Livio Bisignano
musiche dal vivo diFrancesco Scimone
degustazione di vini a cura dell'Enoteca Provinciale di Messina
adattamento e regia di Angelo Campolo

fonte testo: www.taormina-arte.com

24 agosto 2011 - GENIO E SREGOLATEZZA (Edmund Kean)

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

adattamento e traduzione di Claudio Forti
riduzione da J.P Sartre e A. Dumas
con GIUSEPPE PAMBIERI
al violino Cristina Enna
musiche di Ottavio Sbragia
scene e costumi di Eugenio Guglielminetti
regia di Giuseppe Pambieri e Luca Simonelli

Spettacolo di rara raffinatezza e intensità. Edmund Kean, attore dal grande talento, vissuto a metà dell’800 tra eccessi, amori e furori, è un personaggio di grande complessità, riproposto in scena solo da grandi attori: Gassman, Proietti, Zanetti. Kean intreccia la sua vita ai personaggi di William Shakespeare che mette in scena: Otello, Shylock, Amleto, Lear, Macbeat trasferiscono al grande istrione inglese piccoli pezzi della loro personalità fino a comporre la storia di un uomo, devoto al palcoscenico per scelta e per talento, che della sua vita farà un continuo stare in bilico tra palcoscenico e realtà, fino a che il successo e la propria inquietudine non lo travolgeranno. Una storia bellissima e di grande fascino. Giuseppe Pambieri, attore amatissimo dal pubblico e di grande esperienza, costruisce questo personaggio con la raffinatezza che gli è consona. Le musiche di Ottavio Sbragia e il contesto scenico fanno di questo spettacolo un capolavoro da non perdere.

fonte testo: www.taormina-arte.com

26 agosto 2011 - TRAFFICU PPI NENTI

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

di Angelo Campolo
Libero omaggio a “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare
con Livio Bisignano, Tino Calabrò, Simona Fiordaliso, Salvo La Rosa, Federico Pandolfino, Maria Domenica Terranova, Giada Vadalà, Ivana Zimbaro

Il mistero sulla vita di William Shakespeare ha favorito nel corso dei secoli teorie che hanno cercato di dimostrare come in realtà Shakespeare non fosse inglese, ma danese o australiano o toscano. Una di queste teorie vorrebbe che Shakespeare fosse addirittura messinese. E gli appigli per supportarla non mancano. In un articolo del “Times” in data 8 Aprile 2000 è riportato la tesi del Prof. Martino Iuvara di Ustica secondo il quale William Shakespeare sarebbe nato proprio a Messina sotto il nome di Messer Michelangelo Florio. Egli, di religione calvinista, secondo questa ricostruzione, dovette scappare dalla sua Messina alla volta di Londra a causa della Santa Inquisizione. Pare che il cognome della madre fosse Crollalanza e da qui a “Scrolla – la – lancia” che in inglese diventa “shake the speare”, il passo è breve. Forse questo mistero e quest’incertezze sulla sua identità confermano come Shakespeare in realtà sia di tutti: è dell’uomo, è l’uomo con tutte le sue domande senza risposta sulla vita e sulla morte, e per questo, come i tragici greci e come alcuni autori del Novecento, va oltre i regionalismi e i confini. Con TRAFFICU PPI NENTI non vogliamo dare particolari interpretazioni di Molto rumore per Nulla, il testo shakespeariano ambientato a Messina.

fonte testo: www.taormina-arte.com

28 agosto 2011 - BEN HUR

dove: Messina - Monte di Pietà, ore 21,30

di Gianni Clementi
con Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito
scene di Francesco Montanaro
costumi di Isabella Rizza
disegno luci di Marco Laudando
regia di Nicola Pistoia
Lo spettacolo teatrale più premiato degli ultimi anni

Sergio, un cascatore cinematografico infortunato e in attesa di risarcimento, campa con le mance dei turisti fotografati al Colosseo accanto a lui vestito da centurione, mentre sua sorella Maria, emette gemiti di simulata lussuria per una chat erotica. Entrambi reduci da matrimoni falliti,sono amareggiati,frustrati,ringhiosi. Nella loro vita capita però Milan,un clandestino bielorusso,pronto a tutto pur di guadagnare qualcosa. Accolto con sospetto,questi si rivela talmente duttile che, dopo aver sostituito vantaggiosamente il centurione, diventa il suo tuttofare, fino a farlo prosperare. Ma quando il paradiso sembrava a portata di mano,la sorella dell’ormai ex centurione uccide la gallina dalle uova d’oro avendo scoperto che lo schiavo, per il quale cominciava a nutrire qualche trasporto, ha moglie e figli. Secondo la tradizione della commedia all’italiana,l’autore Gianni Clementi racconta comicamente una storia in realtà tragicissima, affidando il buonumore al conflitto linguistico. Una sorta di provincia dell’anima anche quando i personaggi si muovono nella Capitale. In Ben Hur si aggiunge il sapore corrosivo dei tempi che respiriamo. I venti cattivi dell’intolleranza, la precarietà che inaridisce lo spirito, l’istinto di sopravvivenza che sconfina nel cinismo.

fonte testo: www.taormina-arte.com



19 luglio 2011 - ZUCCHERO - CHOCKABECK WORLD TOUR 2011

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,30

30 luglio 2011 - SUBSONICA - Tour 2011

dove: Messina, Arena Villa Dante. ore 21,30

15 agosto 2011 - FRANCO BATTIATO in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,30

18 agosto 2011 - BOY GEORGE in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,30

19 agosto 2011 - GIOVANNI ALLEVI in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,00

20 agosto 2011 - POOH in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,45

21 agosto 2011 - MASSIMO RANIERI in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,30

22 agosto 2011 - MARIO BIONDI - Tour 2011

dove: Messina, Arena Villa Dante, ore 21,00

2 settembre 2011 - ALESSANDRA AMOROSO in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,00

3 settembre 2011 - JOVANOTTI in concerto

dove: Taormina (ME), Teatro Antico, ore 21,00

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Il Teatro Vittorio Emanuele di Messina

Il Teatro Vittorio Emanuele fu costruito nella seconda metà del XIX secolo su progetto dell’architetto napoletano P. Valente. Inaugurato nel 1852 con il nome di Teatro Santa Elisabetta, nel 1860 prese l’attuale nome di Teatro Vittorio Emanuele in onore di re Vittorio Emanuele II.
Il Teatro, danneggiato dal terremoto, è stato oggetto di un accurato restauro che ha interessato principalmente l'interno, totalmente rifatto in base alle moderne concezioni riguardanti l'acustica, l'impianto scenico e la sistemazione dei servizi.Il cartellone del teatro, visionabile anche sul sito ufficiale del Teatro www.teatrodimessina.it, offre una stagione di lirica e di prosa. Annessa al teatro è la Sala Laudamo, dedicata al compositore messinese A. Laudamo, che ospita alcuni degli spettacoli della stagione teatrale del Vittorio Emanuele.

La città

Messina, città "porta della Sicilia", l'antica Zancle e Messana, con 246.323 abitanti (fonte Istat 1 gennaio 2006), è la terza città di rango metropolitano della Sicilia (Legge Regionale n.9 del 1986), nonché capoluogo della omonima provincia regionale. Messina è la tredicesima città d'Italia per numero di abitanti e su di essa gravita il comprensorio peloritano. L'agglomerato urbano centrale (costituito dal continuum urbano tra il centro della città e le frazioni costiere) conta 233.853 abitanti; il resto della popolazione è sparsa nelle numerose frazioni collinari. L'Area metropolitana di Messina, così come delimitata con decreto del Presidente della Regione siciliana del 10 agosto 1995, comprende 51 comuni che in una ininterrotta conurbazione costiera nastriforme di 125 chilometri vanno dalle estreme propaggini occidentali della piana di Milazzo e dall'antistante arcipelago delle Eolie alla baia di Taormina e Giardini-Naxos. Quest'area, la quinta del Mezzogiorno e l'undicesima italiana, conta 479.404 abitanti, dei quali 66.539 risiedono nella fascia di gravitazione ionica e 166.542 in quella tirrenica. Ricostruita per intero dopo il terribile sisma e maremoto del 1908, e in parte nuovamente dopo i bombardamenti anglo-americani del 1943, la città, con il suo grande porto, è fondamentale scalo dei traghetti per il continente, importante centro turistico, commerciale, cantieristico, agricolo, artigianale ed industriale, importante e storica sede universitaria (la seconda in Sicilia) e centro balneare.
Situata nell'angolo nord est della Sicilia, sulla sponda occidentale dello Stretto di Messina (3 metri s.l.m.), ha superficie comunale di 211,73 kmq e coordinate geografiche 38°11′N 15°33′E. A circa 90 Km da Catania e 230 km da Palermo, stretta tra la costa jonica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo grande porto naturale (militare e commerciale), chiuso dalla penisoletta a forma di falce di San Ranieri, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a nord rispetto a Reggio Calabria. La città si sviluppa prevalentemente in senso longitudinale lungo la costa dello Stretto senza soluzione di continuità, da Giampilieri Marina a Capo Peloro, per 30 chilometri. L'area urbana centrale, che può essere racchiusa tra i torrenti Annunziata e San Filippo, oggi coperti dal piano stradale, è lunga oltre 10 km, con scarsa propensione verso ovest dovuta ai contrafforti collinari dei Peloritani, che impediscono lo sviluppo di un ampio reticolato urbano geometrico in detta direzione. L'estrema vicinanza dei monti conferisce alla parte occidentale della città una certa pendenza, superata con scalinate e attraversata dalla panoramica circonvallazione a monte. Sono presenti numerose "intrusioni urbane" verso l'interno collinare in corrispondenza delle brevi pianure dei torrenti, che tendono a inglobare come quartieri alcuni dei più antichi casali del territorio cittadino (i cosiddetti "villaggi", che sono 48). Messina è al centro di una zona agricola, con la produzione di agrumi (tra cui il limone interdonato, l'arancio, il mandarino e la clementina), frutta, ortaggi e dei vini D.O.C. Faro e Mamertino. La città è sede universitaria dal 1548, dell'Arcidiocesi Protometropolitana di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela ed Archimandritato del Santissimo Salvatore e di un'antica Fiera Internazionale. Il porto è anche sede di un antico Arsenale militare e di cantieri navali civili (Rodriquez e Palumbo).
Messina è ricca di monumenti. Il Duomo, dedicato a Maria Assunta, è la Basilica Cattedrale Protometropolitana dell'Arcidiocesi di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela. Sorge in pieno centro storico di Messina, dove prospetta con la facciata ed il campanile sull'ampia Piazza del Duomo. Le origini del Duomo di Messina risalgono al periodo normanno e fu il Ruggero I di Sicilia a volerne la rifondazione, dopo la profanazione e i guasti apportati dai Saraceni durante la loro dominazione. Fu consacrato il 22 settembre 1197 dall'Arcivescovo Berardo, presenti l'Imperatore Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, e la Regina Costanza d'Altavilla, ultima principessa normanna, che a lui era andata sposa e gli aveva portato in dote il Regno di Sicilia. Le strutture originarie del sacro edificio, lungo il corso dei secoli, sono andate soggette a frequentissime trasformazioni, talora con l'aggiunta di elementi architettonici e decorativi che indulgevano al gusto del tempo. Ciò fu dovuto quasi sempre alle ferite inflitte da disastrosi eventi, soprattutto da terremoti, e alla conseguente necessità di ricostruire in tutto o in parte.
La prima distruzione venne nel 1254, provocata da un furioso incendio durante i funerali di Corrado IV. Con l'Arcivescovo Guidotto De Abbiate (1304 - 1333) si iniziò un periodo di lento ma continuo arricchimento, che durò sino a tutto il '500. Vennero introdotti elementi decorativi di grande rilievo, quali i mosaici, le decorazioni del soffitto, gli splendidi portali, il rivestimento marmoreo della facciata, l'imponente complesso dell'Apostolato, il cui autore, Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo e collaboratore di Michelangelo Buonarroti, costruì contemporaneamente la splendida fontana di Orione che si ammira sulla piazza del Duomo.
Poi venne il barocco, con la sovrapposizione di elementi che deturparono la nobiltà e semplicità delle linee: stucchi, cornici, putti, festoni, un'infinità di altari; si giunse a trasformare gli archi ogivali in arcate romaniche. Dopo il terremoto del 1783 fu persino modificata la struttura per il gusto di sovrapporre una cupola lignea all'incrocio della navata col transetto. Fu demolito il campanile e furono affiancate due torri neogotiche alle absidi.
Con il terremoto del 1908 l'edificio crollò quasi completamente. La ricostruzione, operata negli anni Venti, riportò il tempio alle linee originarie. Grazie a pazienti opere di restauro fu possibile recuperare quasi tutte le opere d'arte. Ma una nuova distruzione, e per certi aspetti più grave, causarono gli eventi bellici. La notte del 13 giugno 1943 due spezzoni incendiari sganciati nel corso di un'incursione aerea alleata trasformarono in un rogo la Cattedrale, inaugurata appena 13 anni prima: restarono solo le strutture perimetrali, mentre ciò che era stato recuperato dopo il terremoto fu quasi del tutto ridotto in cenere. Toccò all'Arcivescovo mons. Angelo Paino, che aveva già fatto risorgere il tempio dalle macerie del terremoto, provvedere alla nuova ricostruzione. Nell'agosto del 1947 la Cattedrale veniva riaperta al culto e dal Papa Pio XII veniva insignita del titolo di Basilica. Le statue, i marmi ed i mosaici sono quasi tutti pregevoli copie degli originali perduti.
Il sacro edificio ha pianta basilicale a tre navate, con transetto e tre absidi. Le dimensioni interne sono: lunghezza m 92; larghezza m 30,50; larghezza al transetto m 39,60; altezza della navata maggiore m 25; altezza del transetto m 30. Le tre navate sono divise da due file di tredici colonne ciascuna, che sorreggono ampi archi a sesto acuto; i capitelli in cemento hanno varietà di stile e di forma e sono copia fedele di quelli che, per la maggior parte, andarono distrutti, mentre alcuni sono coservati nella spianata del Museo Regionale di Messina.
La facciata ed il campanile del Duomo di seraLa facciata ha tre portali in corrispondenza delle tre navate. La parte inferiore è decorata a liste orizzontali di marmi policromi a tarsie, mentre la parte superiore è tutta in pietra, con cinque finestre gotiche e un rosone, arricchiti da eleganti transenne. I fianchi sono scanditi da una doppia fila di finestre a conci bicromi, mentre la merlatura e la leggera cornice, sostenuta da mensolette, conferiscono ritmo e coerenza a tutto l'insieme. Le strutture sono in cemento armato, con tampognamenti in mattoni.
Anche le 24 colonne dell'interno sono in cemento armato, rivestito di marmo artificiale, e fanno parte del grande sistema di telai che del sacro edificio fanno come una gabbia monolitica. Il tetto è costituito da una soletta di laterizi innervata nelle capriate e ricoperta all'interno da un controsoffitto in legno decorato. Il campanile è alto 48 metri alla torre e 60 metri alla cuspide, mentre il quadrato di base ha il lato di metri 9,60. Nonostante le distruzioni causate dai ricorrenti terremoti nel corso dei secoli e lo scempio provocato dai bombardamenti del 1943, il Duomo di Messina resta l'edificio monumentale di maggiore interesse della Città e dell'Arcidiocesi e insieme la più importante raccolta di opere d'arte.
Varie calamità, e in particolare i sismi, hanno colpito più volte nei secoli la città, danneggiando o distruggendone i monumenti. Non sfugge alla regola il campanile del Duomo, costruito all'inizio del XVI secolo e qualche decennio dopo parzialmente rifatto a seguito dell'impatto di un fulmine. Il terremoto del 1783 lo danneggiò gravemente; in seguito si procedette ad operarne la demolizione, anche per adeguare la struttura del tempio al cambiamento di gusto dell'epoca.
Il campanile attuale risale al 1908 e fu progettato sui disegni di quello vecchio. Alto circa 90 metri, a forma di torre con tetto a cuspide, alleggerito su tutti i lati da coppie di bifore con arco a sesto tondo, contiene un magnifico orologio animato, commissionato dall'Arcivescovo Paino alla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933.
L'orologio non è composto soltanto di elementi misuratori del tempo (quadrante delle ore, indicatore delle fasi lunari, calendario astronomico con i segni zodiacali), ma mette in scena delle rappresentazioni allegoriche, quali le statue di Dina e Clarenza (storia civile di Messina) che suonano le campane la sequenza che porta alla costruzione della Chiesa di Montalto (storia religiosa della città) i momenti principali della liturgia cristiana (Natale, Epifania, Resurrezione e Pentecoste). Sono presenti anche simbolismi relativi alla vita dell'uomo, che passa sotto la falce della Morte, e alla simbologia animale: il gallo e il leone fanno parte della sequenza animata che, arricchita da effetti sonori, intrattiene ogni giorno turisti e Messinesi allo scoccare del mezzogiorno.
Delle numerose fontane che ornavano la città, le più antiche e pregevoli sono quelle di Orione e di Nettuno. Risalgono alla seconda metà del secolo XVI e sono espressione del migliore manierismo michelangiolesco. La Fontana di Orione, sita in piazza Duomo a Messina, fu completata nel 1553 da Giovanni Angelo Montorsoli (1507-1563) discepolo di Michelangelo. L'importante struttura sorgeva a completamento dell'acquedotto civico che recava in città le acque del Camaro e al contempo doveva abbellire la piazza e fornire acqua ai cittadini. Per ovviare ai danni provocati dall'uso, nel 1612 erano stati sistemati cancelli in ferro, ma che comunque lasciavano libere le vasche esterne per consentire ai cittadini di attingere acqua. Nel 1855 è stata sistemata l'attuale cancellata che chiude interamente la fontana. La fontana è a pianta dodecagonale e si sviluppa in più vasche sovrapposte secondo una tipologia rinascimentale, adeguata alle particolari esigenze messinesi attraverso l'adozione di un complesso apparato figurativo desunto dalla mitologia classica e adattato alle finalità celebrative del monumento. Sotto la fonte si trova il tratto terminale dell'acquedotto con una importante iscrizione: NILVS ECO ICNOTVM SEPTENA PER OSTIA FESSUS HIC CAPVT IN CREMIO ZANCLA REPONO TVO. L'intero fonte è costruito con pregiati marmi: sulla base si erge il basamento della fontana che si sviluppa su tre gradini e mantiene la pianta dodecagonale. Intarsi in marmo bianco e nero ornano la struttura. La grande vasca dodecagonale presenta quattro lati rientranti in cui sono alloggiate altrettante vasche ovali mentre otto dadi posti al suo esterno reggono altrettante statue in pietra nera di mostri mitologici. La grande vasca è inoltre sostenuta da una serie di cariatidi e telamoni a mezza figura, mentre sui quattro lati rientranti sono sdraiate statue raffiguranti i fiumi Tevere, Nilo, Ebro e Camaro che versano acqua nelle vasche sottostanti da brocche capovolte. Il complesso apparato scultoreo risponde all'esigenza di vantare le remote origini della città, attribuite al mitico cacciatore Orione.
La fontana del Nettuno sorse nel 1557 per volontà del Senato messinese. Realizzata dal Montorsoli, discepolo di Michelangelo, in stretta collaborazione con il grande umanista e matematico locale Francesco Maurolico fu creata per i servizi del porto e posta in prossimità di esso, fuori dalle mura turrite che correvano lungo il mare. Dopo il terremoto del 1908, che non la fece rovinare, pur danneggiandola, rimase smagliante a sovrastare il mercato del pesce e degli ortaggi.
Nel 1934 fu trasferita nel luogo dove essa ora si trova, al centro della Piazza dell'Unità, di contro al palazzo della Prefettura e con davanti un ampio belvedere da cui si domina lo splendido panorama dello stretto. E' ideata come una fantastica allegoria delle irrequiete acque dello Stretto tiranneggiate dai mostri Scilla e Cariddi che il Dio del mare ha posti in catene ridonando pace alle acque.
La Chiesa di Cristo Re sorge su di una altura che per la sua incantevole posizione panoramica e strategica è sempre stata sede di castelli e fortezze. Delle passate vestiggia si notano ancora i resti restaurati di una torre ottagonale del 1100 circa, sormontata da un grande capannone fuso con i bronzi ricavati dai cannoni catturati ai nemici della prima guerra mondiale. Ha forma ottagonale irregolare, con un alto tamburo sormontato da una cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali, troneggiano altrettanti statue in bronzo. Un lanternino di 6 metri e una palla di 1 metro sulla quale si innalza una grande croce, chiudono la sommità della costruzione. Le lunghe finestre rettangolari, racchiuse da colonne lisce con capitelli e sormontate da oblò circolari ad ampia luce, sopra la cornice della cupola danno al tamburo slancio ed eleganza e ne allungano la prospettiva. Nella cripta al centro, sorge un sarcofago in marmo su cui giace la figura di un soldato con l'elmo, e tutt'intorno alle pareti sono ricavati dei loculi contenenti le salme dei caduti in guerra. Il frontone del portale di ingresso è adornato da due statue raffiguranti l'Italia e Messina. Lo stile del prospetto e lievemente barocco e così pure l'interno ricco di stucchi dorati e di marmi pregiati disposti in una composizione cromatica. Nella scalinata d'accesso domina la scena una bella statua di Cristo Re.
Il monumento a Don Giovanni d'Austria si trova nella piazza dei Catalani, di fronte la chiesa omonima. La sua costruzione fu decisa il 9 marzo 1572 con un decreto del Senato di Messina che lo commissionò ad Andrea Calamech (scultore ed architetto fiorentino che operò a lungo nella città dello Stretto insieme ad altri componenti della sua famiglia, sul finire del secolo XVI), per onorare il vincitore della battaglia di Lepanto che, partito da Messina nelle acque della Grecia sconfisse la flotta dei Turchi il 7 ottobre 1571. Per sottolinearne l'importanza, originariamente, il monumento era stato eretto nella piazza del palazzo reale, nei pressi dell'attuale Dogana. La piazza era infatti il principale punto d'incontro degli itinerari da passeggio dell'epoca, il braccio di San Raineri e il molo, dove, la borghesia, la sera andava in carrozza. Qui Don Giovanni rimase fino al 1848, quando venne danneggiato dai bombardamenti dei Borboni, durante i moti risorgimentali. Si decise quindi, nel 1853, di trasportare il monumento nella piazzetta della Annunziata dei Teatini, di fronte alla chiesa, oggi non più esistente. In seguito, il terremoto del 1908, pur risparmiandolo, ne provocò comunque lo spostamento nel 1928 nell'attuale sito di piazza Catalani.
Nella grande elegante Piazza Municipio ombreggiata di palme, sorge un monumento con arengario eretto in onore dei Caduti della grande guerra mondiale. La composizione di questo bel monumento, severa nello stile scarno ed essenziale, esprime una vigorosa efficacia scultorea e ripete, nella fiancata una simbologia classica in rilievo su una metopa marmorea. Altro monumento ai Caduti di grande importanza, situato alla Passeggiata a mare, è quello intitolato ai Caduti della batteria siciliana Masotto, di cui faceva parte il messinese tenente Ainis, distintosi per eroiche virtù e spirito di sacrificio nella battaglia di Adua.
L'Anunziata dei Catalani sorge in uno dei luoghi più ricchi di storia di tutto lo Stretto. Nelle vicinanze, in epoca bizantina, si trovava "la darsena" della città a guardia della quale stava la fortezza del Castellammare. La chiesa fu eretta tra il 1150 e il 1200 sui resti del tempio pagano di Nettuno. La sua architettura costituisce un notevole esempio di apporto di stili diversi su di un impianto tardo bizantino, tipico, per esempio, delle costruzioni dell'Ordine dei monacibasiliani. Le loggette cieche e il gioco cromatico delle pietre all'esterno, così come gli archi a fasce bicolori dell'interno e la pianta allungata della chiesa, sono altrettanti indizi che rimandano all'oriente islamico e bizantino e a coeve esperienze dell'Italia continentale. La denominazione di "chiesa dei Catalani" è rimasta all'edificio da quando, nel XVI secolo, il senato Messinese lo assegnò alla potente consorteria dei mercanti catalani che ne fece la propria sede e pose lo stemma di Catalogna sul portale principale. Il forte scarto di quota del piano su cui sorge la chiesa, rispetto a quello stradale moderno, si deve alla congerie di macerie causate dal terremoto del 1908 e poi spianate per la ricostruzione.
Forte San Salvatore sorge sull'estrema punta della falce. La zona, frequentata sin da tempi molto remoti, come attestano i ritrovamenti di ceramiche greche databili all'VIII secolo a.C., occupa un'area strategica di grande rilevanza e di suggestivo impatto visivo. Falce, in greco Zankle, fu il più antico nome di Messina e questo, insieme ai ritrovamenti della zona falcata (probabile area sacra), chiarisce che questa parte della penisola fu frequentata fin dalla fondazione della città. Il forte deve il suo nome alla preesistenza del monastero del SS. Salvatore, convento basiliano la cui fondazione si attribuisce al Conte Ruggero nel 1086 che su quel luogo aveva trovato suoi partigiani uccisi. Il monastero attirò ben presto diversi monaci dediti allo studio e alla compilazione di testi sacri, classici e musicali (preziosi codici musicali greco-bizantini sono custoditi presso la Biblioteca Regionale di Messina). Nel 1385 vi fu ospitato Papa Urbano VI; si ha notizia di una chiesa annessa che sarebbe stata decorata con ricchi mosaici (tra i primi in Sicilia). Nella parte più estrema sorgeva la Torre di Sant' Anna che ebbe una gran parte durante l'assedio della città da parte degli Angioini nella guerra del Vespro (1282). In questi anni una grossa catena chiudeva il porto collegando la torre alle mura cittadine; in seguito, nel 1392 fu venduta per far fronte a una carestia. Con la costruzione del forte nel 1546, la torre viene inglobata nella nuova struttura progettata da Antonio Ferramolino da Bergamo; si procedette all'eliminazione degli edifici medievali e allo sgombero dei monaci che fondarono il nuovo monastero del SS. Salvatore nell'area oggi occupata dal Museo Regionale; la chiesa, inizialmente risparmiata fu in gran parte distrutta dallo scoppio della polveriera nel 1549, e in seguito gradualmente abbandonata (unica testimonianza un fonte battesimale dell'XI secolo, oggi al Museo). La costruzione del forte San Salvatore fu il primo passo per la fortificazione di tutta la zona falcata, determinandone un uso esclusivamente militare che ancora oggi vieta uno dei più bei luoghi di Messina ai suoi cittadini. Nel 1674, durante la rivoluzione antispagnola il forte fu espugnato dai Messinesi che lo tennero per quattro anni. Il terremoto del 1783 provocò diversi danni ben presto riparati. Passato il pericolo di attacchi dal mare. la fortezza fu usata soprattutto contro la città, i suoi cannoni, insieme a quelli della vicina Cittadella tuonarono spesso contro Messina. Nel 1848 fu occupata dai Borboni insieme all'intera zona falcata e ancora una volta usata contro la città fino al 1861 data in cui la penisola di San Raineri viene conquistata dalle truppe garibaldine. Nel 1934 sulla punta estrema fu posta la stele della Madonnina del Porto.
Il Monte di Pietà, preziosissima opera barocca del messinese P. Natale Masuccio che è collegata alla Chiesa della Pietà del XVII secolo, di cui rimangono solo pochi resti, mediante un ampio loggiato. Fu edificato nel 1616 per conto della confraternita religiosa degli Azzurri per contrastare l'usura e che si riuniva appunto nella retrostante Chiesa della Pietà che fù a suo tempo costruita sul luogo di una più antica chiesa di rito greco abbattuta. Esso conduce alle eleganti rampe costruite nel 1741 da A. Basile e P. Campolo. Quest'ultimo disegnò pure la Statua dell'Abbondanza, realizzata da Ignazio Buceti nel 1741, che orna il primo ripiano della rampa. L'edificio si trova su via XXIV Maggio, con un prospetto tipicamente settecentesco caratterizzato da un portale a bugnato, vi spicca una targa sulla quale si puo' tutt'oggi leggere "maior omnium charitas 1798" per menoria dei lavori di restauro effettuati dopo il sisma del 1783. Non resta praticamente nulla del piano superiore, danneggiato prima dal sisma del 1908 e definitivamente distrutto dai bombardamenti del 1943. Restaurato nuovamente del 1979, adesso e' utilizzato per manifestazioni culturali, spettacoli e mostre.
A Messina ha sede la più antica fiera del mondo, la "Fiera internazionale di Messina", istituita da Federico II di Svevia, che si teneva nel "piano" tra porta Reale e la Chiesa di San Francesco di Paola, a nord della cinta muraria cittadina.
La fiera, paradigma di una città votata per natura e per posizione al commercio, ebbe fortuna nel corso dei secoli, toccando il proprio apice nel XV secolo. Con la decadenza seguita alla rivolta antispagnola della città del 1674-1678, la fiera stenta a decollare fino a quando, con l'Unità d'Italia, negli ultimi decenni del XIX secolo, l'apertura del canale di Suez riporta Messina al centro delle rotte mediterranee, segnando un momento felice anche per l'istituzione fieristica. Il terremoto del 1908 cancella anche questa importantissima istituzione messinese che rivede la luce nel 1934, quando la Fiera rinasce, provvisoriamente, nei locali del Liceo classico "Maurolico". Nel 1938, il regime fascista pone la prima pietra della nuova Fiera di Messina, trasformata in Fiera delle attività economiche siciliane, nel luogo dove essa sorge ancor oggi, il grande giardino a mare dell'ex "Chalet" (su un'estensione di oltre 50.000 mq). Concepiti nell'insieme come "una corte aperta verso il mare", i sedici padiglioni della Fiera vennero duramente bombardati nel corso del secondo conflitto mondiale. La Fiera si riorganizza a tempo di record e riapre nel 1946, divenendo nel frattempo Ente autonomo. Nel corso dei decenni fino ad oggi, la Fiera vede gli interventi decisivi di importanti architetti italiani come Filippo Rovigo e Vincenzo Pantano. La Fiera ha da pochi anni ripreso un cammino serio verso una completa internazionalizzazione ed insieme ha già attivato un progetto di "destagionalizzazione" delle manifestazioni fieristiche, prima limitate alla sola grande campionaria internazionale di Agosto, dando vita a tutta una serie di manifestazioni tematiche nel corso dell'anno che fanno registrare decine di migliaia di visitatori. Il Museo Regionale di Messina, già "Museo Nazionale", passato alla Regione Siciliana in applicazione dell'autonomia isolana, fu concepito dopo il 1908 nei locali di un'antica filanda di seta, nella spianata di San Salvatore dei Greci (all'incrocio tra viale della Libertà e viale Annunziata) per accogliere quanto di artistico era stato possibile recuperare dalle macerie della città.
Le sezioni museali sono organizzate in modo da offrire, attraverso le testimonianze artistiche, un quadro cronologico della ricca storia culturale di Messina attraverso i secoli. Ospita, tra le opere più importanti, quelle dei numerosissimi artisti messinesi, come il Polittico di San Gregorio, opera cardine nel percorso stilistico del maestro messinese Antonello da Messina ed una tavoletta bifronte dello stesso artista, due tele di Michelangelo Merisi (il Caravaggio), La Resurrezione di Lazzaro e l'Adorazione dei Pastori.
Il Museo ospita inoltre una ricca mostra permanente degli argenti messinesi, a testimoniana delle straordinarie capacità artistiche degli argentieri messinesi.
Il Museo della Cultura e Musica popolare dei Peloritani, inaugurato nel 1996 in uno stabile di proprietà comunale nella frazione "Gesso" (zona Nord della città), è stato allestito ed è attualmente gestito dall'associazione culturale "Kyklos" con il sostegno del Comune di Messina e con la consulenza dell'etnomusicologo dott. Mario Sarica. Unico nel suo genere in Sicilia, basa l'allestimento museale sul criterio della multidisciplinarietà: video, ipertesti, ascolto digitale, animazione con suonatori e cantori della tradizione, supporti letterari, fotografici, iconici, didascalici e didattici. Custodisce tutti gli strumenti musicali della tradizione peloritana, tra cui le zampogne (in dialetto ciarameddi , i flauti in canna (friscaletti), tamburi e tamburelli, scacciapensieri, conchiglie ed una ricca documentazione fotografica.
La mostra permanente su Salvatore Quasimodo "La vita non è un sogno" raccoglie manoscritti, documenti, fotografie, pubblicazioni, onorificenze provenienti dall’Archivio Quasimodo, acquisito dalla Provincia regionale di Messina. La mostra, finalizzata ad esaltare gli aspetti fondamentali della vita e delle opere di Salvatore Quasimodo (che visse gran parte della sua vita nella città dello Stretto), si articola in nove sezioni dove sono esposte alcune opere significative del poeta ma anche del traduttore, del critico d’arte, del critico teatrale e perfino del librettista di opere musicali. A corredo dell’importante patrimonio artistico vi sono numerose fotografie, autografi ed illustrazioni. Si trova all'interno dei locali della Galleria provinciale d'arte moderna e contemporanea di via XXIV Maggio.
La Galleria provinciale d'arte moderna e contemporanea, aperta nel 1998, è attiva presso la sede della Provincia Regionale di Messina (con ingresso da via XXIV Maggio). Sono esposte 43 opere di noti artisti come Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Felice Casorati, Mimmo Rotella, Lucio Fontana, Mario Mafai, Giò Pomodoro, Agostino Bonalumi, Corrado Cagli, Liberman, Angeli, Giuseppe Santomaso, Toti Scialoja, Hodkin, Alighiero Boetti.
La Mostra dei tesori della Cappella Palatina in San Giovanni di Malta, allestita nei locali della Chiesa di San Giovanni di Malta, storica sede dell'ordine dei Cavalieri di Malta, custodisce numerosi esempi di arte sacra negli ambiti soprattutto dell'argenteria e dell'oreficeria (campi in cui Messina fu tra le principali città d'Italia in passato) e dei paramenti liturgici in seta, riccamente ricamati.
Il Tesoro del Duomo di Messina, custodito ed esposto nel corpo aggiunto sulla fiancata sud del tempio, è una ricchissima raccolta di preziosi oggetti di culto appartenuti alla Cattedrale sin dal Medioevo, in massima parte argenteria opera della rinomata scuola orafa messinese. Il pezzo più prezioso del Tesoro è la cosiddetta "Manta d'oro", preziosissimo rivestimento del quadro della Madonna della Lettera nelle grandi feste, tutta d'oro finemente cesellato con motivi floreali e geometrici; è opera dell'orafo fiorentino Innocenzo Mangani, che la eseguì nel 1668. Il Tesoro custodisce inoltre una ricchissima collezione di paramenti e oggetti sacri; anche qui spiccano i lavori di famosi orafi ed argentieri messinesi del passato.
Il Museo "Sant'Annibale Maria Di Francia", realizzato nei pressi del Santuario-Basilica di Sant' Antonio di Padova, nell'annesso Istituto dei Padri Rogazionisti, è stato realizzato su progetto dell'arch. Livio Lucà Trombetta e inaugurato nel 2000 da Mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo emerito di Messina. Il museo riproduce, in scala 1/2, il quartiere "Avignone", il più malfamato della Messina preterremoto, luogo d'azione del messinese Sant'Annibale Maria Di Francia, canonizzato nel 2004. Il Museo custodisce anche oggetti provenienti dal quartiere, tutti i ricordi e le vesti del Santo.
L'acquario comunale, sito sul lato settentrionale della centrale "villa Mazzini", fu costruito verso la fine degli anni '50 dall'Istituto talassografico del CNR di Messina. L'acquario, successivamente passato alla proprietà comunale, oggi ospita in 22 vasche mediterranee ed 8 acquari che riproducono ambienti acquatici del mondo circa 100 specie ittiche. Vi è annesso un museo della fauna marina.
Il museo zoologico "Cambria", di pertinenza del Dipartimento di Biologia animale ed ecologia marina della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Ateneo messinese, è sito nei locali del dipartimento nel polo universitario di contrada Sperone, nella zona nord della città. Di notevole interesse naturalistico, vi si possono ammirare ricche collezioni di vertebrati, insetti e molluschi, con particolare riferimento alla fauna dello Stretto di Messina.
L'orto botanico "Pietro Castelli" fu fondato nel 1638 dal romano Pietro Castelli, uno dei luminari della scienza botanica del tempo, su commissione dell'Università degli Studi di Messina. A Pietro Castelli successe, nella direzione dell'Orto botanico, il grande Marcello Malpighi, fondatore dell'istologia e dell'anatomia vegetale, che proprio sulle piante dell'Hortus messanensis fece gran parte delle osservazioni riportate nelle sue opere scientifiche. Soppresso con la repressione della rivolta antispagnola della Città nel 1678, fu ricostituito nel 1889. Oggi l'orto botanico, sito in piazza XX Settembre, custodisce numerose specie arboree provenienti da tutto il mondo.
Il Museo storico della fortificazione permanente dello Stretto di Messina, fondato nel 2003 con il patrocinio del Comune di Messina e dell'UNESCO e gestito dall'Associazione "Comunità Zancle" - ONLUS, è ospitato nei locali del Forte umbertino "gen. Cavalli", uno dei tanti costruiti su entrambe le sponde dello Stretto intorno al 1890 per difendere il braccio di mare da una paventata invasione francese. Il percorso espositivo, partendo dagli studi balistici del generale Giovanni Cavalli, inventore della rigatura dei cannoni, racconta la storia della difesa dello Stretto dal periodo post-unitario alla seconda Guerra Mondiale mediante tavole iconografiche ed oggetti appartenenti alla struttura. Il forte custodisce anche il più grande cannone italiano della seconda Guerra Mondiale (16 tonnellate per 10 metri di lunghezza), donato dal Ministero della Difesa e dichiarato Monumento ai Caduti di tutte le Guerre. All'interno è inoltre attivo il "Laboratorio per la pace", rivolto alle nuove generazioni.
Secondo una pia tradizione, San Paolo, nel corso delle sue peregrinazioni per il Mediterraneo alla volta di Roma per diffondere la Buona Novella, sarebbe approdato nell'anno 41 d. C. a Messina, città già allora molto fiorente dal punto di vista economico grazie al suo porto.
Predicando la dottrina cristiana, avrebbe infiammato subito i cuori di molti messinesi e, tra essi, dei Senatori cittadini del tempo, i quali, saputo dall'Apostolo delle Genti dell'esistenza, a Gerusalemme, della Madre del Signore, decisero subito di recarvisi per chiedere la sua benedizione sulla Città.
La Madonna scrisse di suo pugno e consegnò agli ambasciatori messinesi una Lettera, in cui Ella benediceva la Città ed i suoi abitanti e si costituiva sua perpetua Protettrice. L'8 settembre del 42 d.C. la nave recò gli ambasciatori nella città dello Stretto con la Lettera di Maria, che la stessa Celeste mittente aveva arrotolato e legato con alcuni dei suoi capelli. Secondo una leggenda, Maria avrebbe scelto di essere la padrona dei messinesi e non il contrario. Questa tradizione ha contribuito molto a radicare nella città il culto mariano. Da allora Messina divenne città mariana per eccellenza, essendo stata scelta direttamente dalla sua Patrona. La prima attestazione storica di tale epocale avvenimento è quella dello storico Flavio Lucio Destro, del II secolo. Nel Duomo è custodita la reliquia del capello della Madonna, che viene portata in processione su un artistico "Vascelluzzo" d'argento il giorno del Corpus Domini. La Città ha sperimentato innumerevoli volte nel corso della sua storia la valevole protezione di Maria. Ecco la lettera che secondo la tradizione è stata scritta dalla SS. Vergine Maria ai Messinesi: "Maria Vergine, figlia di Gioachino, umilissima serva di Dio, madre di Gesù Crocifisso, della Tribù di Giuda, della stirpe di Davide, saluta tutti i Messinesi, e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta per pubblico strumento che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati, ed Ambasciatori, e confessate che il nostro Figlio generato da Dio, sia Dio, ed Uomo, e che dopo la sua resurrezione salì al celo, conoscendo voi la vita della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto. Per qual cosa benediciamo voi, e la stessa Città, della quale Noi vogliamo essere perpetua Protettrice. Da Gerusalemme"
Messina celebra il 3 giugno di ogni anno la Madonna della Lettera, patrona della città e patrona principale dell'Arcidiocesi, con una partecipata processione della Varetta d'argento cesellato con la statuetta argentea della Madonna, modellata da Lio Gangeri nel 1902 e la reliquia del Capello di Maria contenuta in un prezioso ostensorio (la Lettera è andata perduta in uno dei tanti incendi che devastarono il Duomo nel corso della sua travagliata storia).
La festa più importante è però quella che si svolge a Ferragosto di ogni anno, viene portata in processione da quasi duemila fedeli vestiti di bianco ed a piedi scalzi, un'antica macchina votiva, la Vara, raffigurante le fasi dell'Assunzione di Maria al cielo. La processione richiama una folla di visitatori sempre crescente, che superano le 200.000 unità.
La Vara, alta circa 13,50 metri, poggia su grandi scivoli metallici e presenta numerose figurazioni in materiali diversi di angeli, le due grandi sfere rotanti del Sole e della Luna e, in cima, la statua del Cristo che sorregge per una mano Maria, in atto di portarla all'Empireo. I fedeli la trascinano tirando le lunghe gomene che vi sono attaccate alla base lungo il selciato precedentemente bagnato del corso Garibaldi, da piazza Castronovo a via 1° Settembre e poi da via 1° Settembre, arteria storica della Città, fino a Piazza Duomo, dove la processione si conclude a sera.
La Vara è una macchina trionfale, costruita per la prima volta nel 1535 in onore dell'Imperatore Carlo V, in quell'anno in visita a Messina; la sua processione, sicuramente la più imponente delle feste di tutta la Sicilia, richiama a Messina, nel pomeriggio del 15 agosto, oltre centocinquantamila fedeli dalla Sicilia. In Calabria, a Palmi (RC) si svolge la Varia, festa uguale (nata in seguito alla gratitudine della Città di Messina per l'aiuto prestato dai palmesi ai messinesi sfuggiti ad una pestilenza) con l'unica differenza che mentre a Messina i bambini sono stati sostituiti da puttini in cartapesta in seguito ad un grosso incidente, a Palmi invece viene mantenuta la tradizione delle creature animate.
Nei giorni precedenti il 15 agosto, le vie della città sono percorse dalla processione festante dei due Giganti e del Cammello, assieme a numerosi gruppi folkloristici. In particolare, le due colossali statue a cavallo raffigurano i leggendari fondatori della città, la messinese Mata ed il moro Grifone (detti "u giganti e a gigantissa").
Non si hanno notizie certe sull'origine di questi ultimi due apparati festivi, mentre il Cammello ricorda l'ingresso trionfale a Messina, al termine della conquista della Sicilia sottratta agli Arabi, del normanno Conte Ruggero d'Altavilla, che secondo la tradizione avvenne proprio a dorso di cammello.
Il terziario è storicamente il settore trainante dell'economia cittadina. Ciò è dovuto in parte alla presenza del porto, che in passato era un'importante scalo d'esportazione per i prodotti locali (vino, seta, e, su tutto, i derivati agrumari e ancora oggi è un'importante scalo merci (in particolare, materie prime e materie lavorate da/per le industrie di trasformazione del territorio). Altissime sono le percentuali dei cittadini impiegati nei servizi, specie in quelli pubblici con istituzioni quali gli enti locali e l'università. Il settore commerciale è particolarmente vivo sia nelle zone del centro cittadino, specie nell'area del viale San Martino, frequentatissimo centro commerciale naturale della città, sia nella periferia sud lungo la Strada Statale 114 con 4 centri commerciali e svariati grandi negozi, fast food, multiplex, bowling, che attraggono migliaia di acquirenti e visitatori anche da fuori città e fuori provincia.
Il settore secondario non è particolarmente sviluppato in città, dove è imperniato sulle industrie di medie dimensioni, in diverse sedi, la Zona Industriale Regionale (ZIR), nella zona Sud della città, con attività come molitura del grano, produzione di caffè, birra e generi alimentari, prefabbricati, mobili, ecc. e il Polo per lo sviluppo artigianale di Larderia, sempre nella zona meridionale della città. Vi trovano sede numerose attività artigianali di medie dimensioni, dalle produzioni di alta qualità (mobili, materiale prefabbricato e per l'edilizia...).
Particolarmente sviluppato il settore industriale, invece, nella zona tirrenica dell'Area metropolitana dove, attorno al grande polo industriale di Milazzo (che annovera, tra le industrie più grandi, una Raffineria di petrolio, la grande centrale termoelettrica di San Filippo del Mela e l'Acciaieria di Giammoro di Pace del Mela) si è sviluppata una miriade di imprese di produzione e trasformazione di dimensioni medio-piccole.
Un capitolo a parte merita il settore della cantieristica navale, vivo e presente sia nella zona falcata del porto cittadino (storica sede della Rodriquez, dove fu costruito il primo aliscafo al mondo) sia nel polo industriale di Giammoro di Pace del Mela (produzione di imbarcazioni di lusso).
Il settore turistico vede da alcuni anni la presenza annuale in città di oltre 200.000 croceristi, risollevando Messina da una grave crisi nel settore dovuta alla vicinanza dei grandi poli di attrazione in Provincia di Taormina, di Milazzo e delle Isole Eolie (che fanno della provincia la seconda più visitata del Meridione d'Italia dopo Napoli e la prima in Sicilia). A questa va sommato almeno lo stesso numero di presenze non legate al crocerismo.
Le statistiche danno il settore turistico in netta crescita rispetto agli anni passati, soprattutto per quanto riguarda le presenze di turisti stranieri, attratti dalle bellezze artistiche (centro storico e monumenti, Museo Regionale con le famose opere di Antonello e Caravaggio) e da quelle naturalistiche (Capo Peloro, laghi di Ganzirri, monti Peloritani).
Particolarmente vivo il settore balneare, che registra un notevole interesse da parte di cittadini e turisti, in particolare per le coste della zona Nord, intorno a Capo Peloro, che si affacciano sul Mar Ionio (e dunque sullo Stretto) e sul Mar Tirreno.
La "riscoperta" turistica di Messina apre la via ad un possibile sviluppo nel campo, soprattutto in considerazione dell'amplissima gamma di paesaggi che la stessa sola città può offrire, dal mare della zona portuale a Capo Peloro, alla città con i suoi storici monumenti, dalle riviere alle colline, costellate dai numerosi villaggi del Comune, fino alle vette dei monti Peloritani, che giungono proprio sopra la città ai 1127 metri d'altezza di Antennammare o Dinnammare, sede di un famoso santuario mariano, da dove si gode un incomparabile panorama sulla città e sullo Stretto.
Particolarmente rilevante in passato, quando annoverava pregiatissime produzioni derivate come la seta ed i derivati agrumari, ancor oggi l'agricoltura riveste un ruolo importante nell'economia messinese. Le attività agricole e d'allevamento sono ancor oggi praticate nelle campagne dei villaggi del comune di Messina.
Messina, sede di Autorità portuale, possiede il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (nel porto ha sede uno storico arsenale militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. È collegata al continente (e con essa l'intera Sicilia) con traghetti e aliscafi sia per Villa San Giovanni che per Reggio Calabria. I collegamenti con Villa San Giovanni permettono il trasporto dei convogli ferroviari, sia merci che passeggeri. Dal 7 ottobre 2001 è stata attivata la prima "autostrada del mare" con la nave Cartour del Gruppo Franza, che collega il molo Norimberga con il porto di Salerno. Una seconda nave, la Cartour Beta, è entrata in servizio sulla stessa linea nel maggio del 2006 ed una terza, Cartour Gamma, nel novembre.
Il porto di Messina è l'ottavo in Italia per attività crocieristica, con oltre 200.000 croceristi arrivati nel 2006 e la previsione di 260.000 per il 2007.
Da poco, la città si è dotata di un secondo porto, costituito da due invasature (altre sono in fase progettuale) per le navi traghetto che trasportano camion verso la Calabria. Il nuovo porto sorge nella periferia meridionale, nel quartiere di Tremestieri, ed è agevolmente raggiungibile grazie al collegamento con lo svincolo Messina Sud - Tremestieri della tangenziale di Messina. Il nuovo porto mira ad assorbire la gran parte del traffico gommato pesante in attraversamento liberandone il centro cittadino. In progetto è anche il trasferimento nel nuovo approdo, opportunamente ampliato, delle "autostrade del mare".
Messina è il più importante snodo ferroviario e stradale della Sicilia: è collegata sia con Palermo che con Catania dall'autostrada (Messina-Palermo e Messina-Catania) e dalla strada ferrata. Le stazioni ferroviarie principali sono quelle di Messina Centrale (seconda in Sicilia per traffico passeggeri) e Messina Marittima (per i collegamenti con la linea ferroviaria del continente). Le stazioni ferroviarie minori, che dal 2007 espleteranno servizio metropolitano, sono site tutte lungo la tratta Messina-Catania, e sono quelle di Contesse, Tremestieri, Galati, Giampilieri.
La tangenziale autostradale di Messina è parte della A20 per Palermo e attraversa il territorio urbano da sud alla zona centro-nord. Ci sono attualmente 5 svincoli: Tremestieri, San Filippo, Gazzi, Centro, Boccetta. Altri due sono in costruzione dal 1990, ma non sono ancora terminati: Giostra e Annunziata. In futuro dovrebbe essere collegato lo svincolo di Annunziata con la Nuova Panoramica dello Stretto che è una grande arteria che raggiunge Ganzirri e Capo Peloro, attraverso due altri svincoli, Pace e Curcuraci, completando così l'infrastrutturazione autostradale di tutto il territorio comunale. Messina è sede del Consorzio per le Autostrade Siciliane.
La città, dal 3 aprile 2003 è servita per circa 7,7 chilometri dello sviluppo longitudinale del centro urbano da una tramvia, la cui costruzione era stata voluta dall'amministrazione Providenti alla metà degli anni '90. Sono in servizio 15 vetture climatizzate del tipo Cityway da 131 posti fornite dalla Alstom ferroviaria. Le fermate sono 18: Bonino, Curvone Gazzi, Provinciale, Villa Dante, San Martino/Don Orione, San Martino/Trieste, San Martino/Camiciotti, Cairoli, Repubblica, Palazzo Reale, Municipio, Boccetta, Alighieri, Trapani, San Francesco, Brasile, Ringo, Annunziata. In fase di costruzione è il capolinea sud che sarà collegato alle linee bus dirette al versante meridionale. I tempi attuali di passaggio sono di circa 10 - 15 minuti. Tale sistema tranviario avrà a regime caratteristiche di trasporto rapido di massa.
Durante l'intero '900, la città è stata al centro di polemiche e di progetti riguardo la realizzazione del ponte sullo Stretto. L'opera ingegneristica, affascinate quanto azzardata, comporterebbe la costruzione di un ponte ad un unica campata, tra Ganzirri, a nord del capoluogo peloritano, e Cannitello in Calabria, per unire le due regioni. Il Governo Berlusconi, forte sostenitore del progetto, aveva programmato l'inizio dei lavori nell'anno 2007.
L'idea della realizzazione di un ponte ha creato forti lacerazioni politiche e sociali, trovando una decisa quanto inaspettata opposizione di una buona parte dei cittadini delle due sponde interessate dal progetto, appartenenti a entrambi i principali schieramenti politici italiani. Nel corso degli anni 2005 e 2006 si sono tenute diverse manifestazioni contro la realizzazione del ponte (e alcune a favore), hanno fatto la loro comparsa su molti davanzali della città le bandiere "no ponte", accompagnate da gadget con lo stesso slogan, come magliette e adesivi.
I sostenitori dell'opera, oltre a decantare l'unicità della stessa, considerano i benefici che ne trarrebbero la mobilità ed il turismo; tra i vantaggi viene spesso enumerata la possibilità di una conurbazione tra le città di Messina, Villa San Giovanni e Reggio Calabria. Chi si oppone alla costruzione del ponte lo considera antieconomico, insostenibile dal punto di vista ecologico, costoso, inutile se non supportato da un rafforzamento del sistema dei trasporti siculo-calabrese, inutilizzabile nei giorni di vento, rischioso, vista la natura sismica del terreno sottostante. I contrari al ponte affermano che il manufatto di attraversamento stabile dello stretto sarebbe troppo lontano dai centri urbani per instaurare un'effettiva conurbazione tra le città dello Stretto. C'è da dire che il ponte, anche se non ancora realizzato, ha comportato una serie di esborsi da parte dei Governi via via succeduti dal dopoguerra, con studi di fattibilità, progettazioni, ammodernamenti. Tutto il territorio comunale è collegato da 65 linee di autobus gestite, come il tram, dall'ATM (Azienda trasporti Messina).
fonte testo: it.wikipedia.org/wiki/Messina


Messina::.Il Duomo Messina::.Il porto


Messina::.Il porto a ferragosto Messina::.Quadrante solare del planetario (Duomo)


Messina::.Il Duomo e il porto Stretto di Messina


Messina::.Chiesa di Cristo Re Messina::.Fontana di Orione, geniale opera del fiorentino G. A. Montorsoli (1547)


Stretto di Messina Messina::.Vista sullo Stretto di Messina (sullo sfondo la Calabria !)


Messina::.Piazza Cairoli Messina::.Vista dallo Stretto


Messina::.Il Duomo Messina::.Leone del campanile del Duomo


Messina::.Vista dallo Stretto Messina::.Portale del Duomo


Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria) Messina::.Campanile del Duomo


Stretto di Messina Messina::.Fontana di Orione, geniale opera del fiorentino G. A. Montorsoli (1547)


Stretto di Messina Messina::.Il Porto (vista dalla nave traghetto)


Messina::.Il Porto (vista dalla nave traghetto) Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Colle San Rizzo)


Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Colle San Rizzo) Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Ganzirri)


Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Ganzirri) Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Ganzirri)


Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Ganzirri) Messina::.Vista sullo Stretto (sullo sfondo la Calabria - vista da Ganzirri)
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