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Eventi a Catanzaro
dal 30 aprile al 9 ottobre 2011 - BerlinOttanta. Pittura irruente
dove: Catanzaro, Marca - Museo delle artimostra a cura di Alberto Fiz
Dopo l’incursione nel mondo del video e della fotografia proposto da Community. La ritualità collettiva prima e dopo il web, il MARCA di Catanzaro prosegue la sua programmazione con un’importante rassegna dal titolo BerlinOttanta. Pittura irruente che restituisce l’atmosfera, la forza e l’originalità creativa di una grande metropoli ferita, Berlino, dall’inizio degli anni ottanta sino a quel 9 novembre del 1989, quando la caduta del Muro ha decretato la fine di un’epoca e la nascita della nuova Germania.
Gli ottanta non furono anni qualunque per Berlino.
Se non il centro del mondo, la città, al di qua del Muro, fu il centro dell’Europa. A Kreuzberg e nei quartieri popolari, giovani di tutto il continente venivano calamitati qui da un profondo senso d’inquietudine e di cambiamento. Erano i nuovi Punk, ma anche giovani borghesi che si davano appuntamento in una città dove gli eccessi e la creatività non si ponevano limiti. Il “Kreuzberg Mishung”, ovvero il “Miscuglio di Kreuzberg” rappresenta il crogiolo delle arti, in particolare musica, cinema e pittura. Qui si è formato il gruppo dei giovani artisti berlinesi che con la loro pittura fortemente trasgressiva e provocatoria hanno saputo trasformare l’estetica. E’ proprio su questa irrepetibile fase vissuta dall’arte a Berlino che si concentra l’esposizione proposta dal MARCA. BerlinOttanta. Pittura irruente, a cura di Alberto Fiz, s’inaugura il 30 aprile per rimanere aperta sino al 9 ottobre ed è promossa dalla Provincia di Catanzaro – Assessorato alla Cultura con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e della Fondazione Rotella. L’iniziativa fa parte delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia ed è accompagnata da una monografia edita da Electa.
“Il MARCA presenta un progetto di grande impegno internazionale che pone l’attenzione sulle vicende storiche che hanno coinvolto Berlino durante un decennio cruciale come quello degli anni Ottanta”, ha affermato Wanda Ferro Presidente della Provincia di Catanzaro. “Si tratta di una mostra inedita e coraggiosa che ci consente di riflettere sull’arte, così come sulla nostra storia recente ampliando e approfondendo il dibattito culturale.”
Sono state selezionate 70 opere (provengono da istituzioni pubbliche e private italiane e straniere), tra grandi dipinti, tecniche miste e fotografie, rigorosamente degli ottanta. Tutte di artisti che in quegli anni e in quel singolarissimo contesto culturale ed esistenziale hanno scelto di riconoscersi nella pittura riproponendola come linguaggio d’elezione per raccontare e raccontarsi.
Sono Rainer Fetting, Helmut Middendorf, Salomé, Bernd Zimmer, messi in relazione con i loro predecessori Georg Baselitz, Karl Horst Hödicke, Bernd Koberling e Markus Lüpertz. “BerlinOttanta rilegge una vicenda che ha profondamente influenzato gli esiti dell’arte contemporanea ponendo al centro una città dagli infiniti risvolti storici, politici, ideologici ed esistenziali”, afferma Alberto Fiz. “Berlino dilaniata e divisa in due, non è solo il luogo dove avviene la trasformazione dell’arte, ma diventa, spesso, il soggetto dell’indagine pittorica contribuendo a riproporre l’attualità della pittura intesa come progetto intorno alla quale si sviluppa l’identità.”
L’esposizione, che occupa i due piani del museo, propone il ritorno della pittura attraverso il dialogo tra gli artisti che, sin dagli anni sessanta, hanno posto le basi per un cambiamento profondo del linguaggio estetico e il gruppo dei più giovani che si è imposto già alla fine degli anni settanta attraverso un’indagine pittorica dai tratti fortemente provocatori evidenziata attraverso una figurazione urlata, emotivamente coinvolgente di matrice neoespressionista. Gli artisti si mettono in gioco e raccontano loro stessi in un diario quotidiano dove non mancano riferimenti alla sfera intima e sessuale o, nel caso di Zimmer, alla costruzione di un mondo naturale che dialoga a distanza con gli umori della metropoli.
Proprio il 1980 è l’anno in cui si presenta al pubblico il gruppo di pittori berlinesi Rainer Fetting, Helmut Middendorf, Salomé, Bernd Zimmer che nel 1977 avevano aperto in Kreuzberg la Galerie am Mortizplatz, uno spazio autogestito dove sono confluite alcune delle sperimentazioni più interessanti.
La loro mostra proposta alla Haus am Waldsee di Berlino aveva come titolo Heftige Malerei (da qui prende spunto il titolo della rassegna al MARCA) e sintetizza la ribellione nei confronti dei canoni dominanti attraverso un approccio pittorico sensibilmente percepibile che s’ispira all’attualità quotidiana dei media, della musica rock, della cultura punk, così come ai temi di carattere politico, artistico o sessuale. High and low si mescolano in un unico contesto dove Vincent Van Gogh e Paul Gauguin sono calati nella metropoli accentuando il clima esotico e allucinato (Van Gogh in metropolitana è una monumentale composizione di Fetting di oltre tre metri esposta in mostra).
A prevalere è una visione soggettiva che passa attraverso l’esperienza personale degli artisti in diretta relazione con il contesto sociale. Sullo sfondo c’è sempre una Berlino minacciosa e affascinante, claustrofobica e trasgressiva, rappresentata da molte opere esposte in mostra. Di Middendorf, per esempio, viene esposto un emblematico dipinto del 1989 dedicato alla caduta del Muro, mentre Hödicke rappresenta lo spazio che divide Berlino Ovest da Berlino Est con una straordinaria serie di tigri ingabbiate. Proprio Hödicke che all’Accademia di Berlino ha avuto tra i suoi allievi Fetting, Middendorf e Salomé esercitando su di loro una forte influenza, è stato il primo a cogliere gli umori della metropoli ipotizzando un immaginario urbano dove i soggetti perdono la loro componente descrittiva per giungere ad una felice sintesi cromatica e formale.
I Moritz Boys, così venivano chiamati gli artisti di Moritzplatz, avevano uno spiccato senso del ritmo, del tempo e della velocità. “Non eravamo pittori punk ma la musica risuonava ovunque nelle nostre opere. Eravamo sempre nei luoghi dove accadevano eventi eccitanti”, hanno affermato.
Si tratta di un vero e proprio sconvolgimento rispetto ad una ricerca algida e minimalista caratteristica degli anni settanta, che coinvolgeva l’osservatore sul piano intellettuale ma non su quello emotivo.
Il ritorno alla pittura è un fenomeno che investe la Germania (accanto a Berlino si diffonde soprattutto a Colonia e a Düsseldorf) ma anche Francia, Spagna, Stati Uniti e soprattutto l’Italia dove nel 1980 gli artisti della Transavanguardia, guidati da Achille Bonito Oliva, vengono proposti alla Biennale di Venezia.
Sono molte le mostre che affrontano le nuove problematiche poste dalla pittura e tra queste è sufficiente ricordare A New Spirit in Painting curata nel 1981 da Chrstos Joachimides alla Royal Academy di Londra a cui segue, l’anno successivo, al Martin-Gropius-Bau di Berlino Zeitgeist curata sempre da Joachimides insieme a Norman Rosenthal.
Accanto a dipinti spesso monumentali e alle opere su carta degli anni ottanta, la mostra si completa con una serie di testimonianze su Berlino che coinvolgono, in particolare, la fotografia, il cinema e la musica. Sono molti i lavori fotografici in mostra come i ritratti degli artisti realizzati da Anne Jud e da Rolf Von Bergmann. Questi ultimi provengono dalla Berlinische Galerie di Berlino. Non manca, poi, una serie di scatti realizzati da Manfred Hamm durante una performance di Rainer Fetting al Muro di Berlino nel 1989.
E’ coordinata da Andrea La Porta la sezione cinematografica che propone rare sperimentazioni realizzate da Middendorf, due video musicali su Berlino dei compositori Alva Noto e Ryuichi Sakamoto, oltre alla proiezione di Asylum (2002) di Julian Rosefeldt, tra i più importanti artisti mediali europei che indaga il rapporto fra cinema e pittura, politica e cultura di massa, passato e presente.
Durante la mostra è prevista una rassegna cinematografica con una serie di film che intendono analizzare il rapporto sinergico tra Berlino e il cinema. Il capolavoro di Walter Ruttmann Berlin: Die Sinfonie der Grosstadt del 1927 apre la rassegna che comprende, tra l’altro, La terza generazione di Rainer Werner Fassbinder, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e Lola corre di Tom Tykwer.
La mostra è accompagnata da un’ampia monografia in italiano e inglese edita da Electa a cura di Alberto Fiz con saggi di Alberto Fiz, Hilton Kramer, Andrea La Porta, Ingrid Raab, Stephan Schmidt-Wulffen e interviste a Achille Bonito Oliva, Helmut Middendorf e Bernd Zimmer.
BerlinOttanta Pittura irruente. Catanzaro, MARCA (via Alessandro Turco 63), 30 aprile - 9 ottobre 2011
Orario: da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30; chiuso lunedì
Ingresso: 3 euro
tel. 0961.746797
info@museomarca.com
www.museomarca.com
Inaugurazione: sabato 30 aprile 2011, ore 18,30
Mostra a cura di Alberto Fiz, promossa dalla Provincia di Catanzaro – Assessorato alla Cultura, con il patrocinio della Regione Calabria, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e della Fondazione Rotella.
L’iniziativa fa parte delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Uffici stampa:
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo - tel. 049.663499 - info@studioesseci.net
Ufficio stampa Electa - Enrica Steffenini - tel. 02.21563433 - elestamp@mondadori.it
Ufficio Mostre - Settore Cultura Provincia di Catanzaro - tel. 0961.84721 - 0961.84724
fonte testo: www.museomarca.com
dal 23 luglio al 9 ottobre 2011 - Intersezioni 6. Mauro Staccioli - Cerchio imperfetto
dove: Catanzaro, Marca - Museo delle arti - Roccelletta di Borgia (CZ), Parco Archeologico di Scolaciuma cura di Alberto Fiz
La mostra è accompagnata da un catalogo, in italiano e inglese, edito da Electa di oltre 250 pagine corredato dalle foto storiche di Enrico Cattaneo. Vengono presentate, tra l’altro, le installazioni al Parco di Scolacium e al MARCA.
Accanto al saggio del curatore Alberto Fiz, viene proposta un’ampia analisi sul percorso artistico di Staccioli da parte del direttore del museo di Saint‐Etienne Lorand Hegyi a cui si accompagna la riconsiderazione critica sugli anni Settanta di Marco Bazzini, direttore del Museo Pecci di Prato.
Accanto ad un intervento sui progetti non realizzati scritto da Claudia Mennillo, l’archeologa Maria Grazia Aisa analizza l’importante scoperta dell’Anfiteatro nel Parco di Scolacium. Insieme a una selezione di testi di Staccioli, il catalogo ripropone un’importante intervista di Gillo Dorfles con l’artista e un saggio profetico di Giuseppe Panza di Biumo sul rapporto tra lo scultore italiano e il minimalismo americano.
fonte testo: www.intersezioni.org
info:
0961.84721 - 0961.84724
www.museomarca.com - www.intersezioni.org
3 agosto 2011 - Francesco Sarcina (leader del gruppo Le Vibrazioni) in concerto
dove: Catanzaro Lido, piazza Brindisi, ore 21,30rassegna musicale Una città per cantare 2011
ingresso gratuito
8 agosto 2011 - CALIBRO 35 - TRE RAGAZZI ALLEGRI MORTI - RED DJ SET
dove: Catanzaro Lido, Lungomare Giovino, ore 21,30rassegna musicale Una città per cantare 2011
organizzazione Catanzaro Concerti
ingresso gratuito
9 agosto 2011 - GRANDE FESTA DELLA MUSICA ROCK
dove: Catanzaro Lido, piazza Brindisi, ore 21,30rassegna musicale Una città per cantare 2011
Yo yo Mundie Nera Luce
in collaborazione con Catanzaro Music Summer school
ingresso gratuito
dove: Catanzaro Lido, Lungomare Giovino, ore 21,30
rassegna musicale Una città per cantare 2011
Fratelli Calafuria, One dimensional man e Red Dj set
organizzazione Catanzaro Concerti
ingresso gratuito
10 agosto 2011 - TIROMANCINO in concerto
dove: Catanzaro Lido, Lungomare, ore 21,30rassegna musicale Una città per cantare 2011
organizzazione Maurizio Senese
ingresso gratuito
27 agosto 2011 - RON in concerto
dove: Catanzaro Lido, Lungomare, ore 21,30rassegna musicale Una città per cantare 2011
organizzazione Maurizio Senese con la collaborazione della Regione Calabria
ingresso gratuito
Il Teatro Politeama
Il Teatro Politeama di Catanzaro, inaugurato il 29 novembre 2002 con un concerto dell'orchestra dell'Arena di Verona (direttore, Maestro Aldo Ceccato), sorge in pieno centro storico, sull'area risultata dalla demolizione del vecchio Cinema-Teatro Politeama, struttura realizzata negli anni Trenta, e del coevo Mercato coperto. Il Teatro è stato progettato dal prof. Paolo Portoghesi, uno dei maggiori architetti italiani, mentre il progetto degli impianti è dell'ing. Franco Portoghesi. L'area è di forma trapezoidale, ha una superficie di circa 7 mila metri quadrati ed è compresa tra via Jannoni, via Italia, via delle Clarisse e l'ex strada statale 19 delle Calabrie.La struttura del teatro Politeama (53 mila metri cubi di volume, 5.700 metri quadrati di superficie) ruota intorno ad una sala a forma di ferro di cavallo (500 metri quadrati). L'architetto Portoghesi si è attenuto,infatti, alla tradizione del teatro classico all'italiana. E così il parterre, che contiene ordini di posti per 372 spettatori, segue un movimento ondulatorio su una superficie quasi concava ( con una pendenza di quasi il 18%). Lungo la linea curva della sala, si affacciano i cinque ordini di palchi, decorati con circa 1000 stelle, e che possono ospitare: 104 spettatori il primo, 84 spettatori più il palco centrale il secondo, 80 spettatori più il palco centrale il terzo, 90 il quarto, 60 nel "loggione" del quinto. Ad essi si accede da quattro scale elicoidali e con l'ausilio di 2 ascensori panoramici (ognuno capace di trasportare 12 persone). Al terzo livello, sono previsti il bar e due ampi foyers. Sommati alla platea, gli spettatori in totale sono circa 900. Complessivamente, la superficie per i foyers e i servizi è di 1500 metri quadrati. Una struttura imponente, che può ospitare opere importanti, anche dal punto di vista scenografico. Il palcoscenico , uno dei più avanzati in Italia dal punto di vista tecnologico, può essere definito il "cuore" del teatro: largo 22,30 m e profondo 20 m, ha un'altezza di 30 m (24 alla graticcia). Inoltre il boccascena è largo 15 m e alto 16 m. Il palcoscenico è dotato di 2 ballatoi di manovra, 5 ponti per le luci a velocità fissa, 6 ponti per le scene a velocità variabile, un sistema di elevazione che consente di scaricare direttamente il materiale scenografico. Un ampio piazzale, alle spalle del palcoscenico, consente l'accesso e la sosta dei mezzi pesanti delle compagnie. Il sistema di aria forzata serve l'intero edificio. Imponente il sistema elettrico e di illuminazione: la sala è illuminata da più di 300 luci, complessivamente sono quasi 4 mila i corpi illuminanti, 55 punti telefono. Il tutto è regolato da una cabina elettrica di 15000 kw di potenza, praticamente il triplo di quanto occorre per l'illuminazione dello stadio "Ceravolo". Illuminazione, riscaldamento, sistema di rilevazione antincendi sono governati da centraline computerizzate. All'interno del teatro sono stati stesi quasi 60 chilometri di cavi elettrici. La sala scenografica, i camerini, la sala trucco, la sala costumi e le sale prove affacciano su via Italia, dove è situato un'altro ingresso. Il teatro è servito da 73 toilette distribuite sui sei piani.
La città
Catanzaro è una città di 96.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e capoluogo della Regione Calabria. È il secondo comune della regione per numero di abitanti. È situata strategicamente al centro del Golfo di Squillace nell'istmo di Catanzaro, il punto più stretto della Penisola con soli 35 chilometri di terra che separano la costa jonica da quella tirrenica. Il nucleo storico della città è situato su tre colli (San Trifone o San Rocco, Vescovado, Castello di San Giovanni, che è il più alto). Lo sperone su cui si è sviluppata Catanzaro vecchia è circondato da due torrenti, la Fiumarella (in dialetto 'hjiumarella) e il suo affluente Musofalo. L'espansione urbanistica è stata limitata dalla struttura collinare del territorio.I nuovi quartieri si sono formati a partire da piccole frazioni in luoghi distanti dal centro, Gagliano, ad ovest, si trova al di là del ponte "Fausto Bisantis", Siano, dalla parte opposta, oltre il Musofalo, i quartieri settentrionali di Pontepiccolo, Pontegrande, Piterà e Sant'Elia si trovano sulla strada che va verso la Sila, mentre il più grosso sviluppo urbanistico si è avuto nella valle della Fiumarella e fino al mare, attraversando i quartieri di Sala, Santa Maria, Pistoia, il Corvo e Marina. Il centro abitato si estende attualmente fino al mar Jonio, che bagna la frazione marinara con circa 8 chilometri di spiaggia e un porto peschereccio. Il territorio comunale è limitrofo al Parco Archeologico di Scolacium. Secondo la leggenda, due condottieri bizantini, Cattaro e Zaro, condussero le popolazioni rivierasche della magno greca Skilletion e romana Scolacium (nei pressi dell'odierna Marina di Catanzaro), prima sullo Zarapotamo (oggi Santa Maria), poi successivamente sul Triavonà. Nel 903 viene fatto per la prima volta riferimento a Catanzaro nel "Codice Arabo Siculo" dell'Airaldi in cui si legge che, in quello stesso anno, l'Emiro Aba el Aabass combatté una battaglia sotto le porte della città di Catanzaro, espugnandola e divenendone il signore assieme ad una guarnigione di ben 10.000 uomini.
Da questa circostanza si capisce che già ben prima del 903 esisteva Catanzaro. Nel 906, come ricorda Arnulfo nella sua "Cronaca Araba", fecero di Catanzaro un vero e proprio emirato arabo durato decenni.
A tal proposito, Francesco Antonio Grimandi, nei suoi "Annali del Regno di Napoli" ricorda che nel 922, essendo stato ucciso l'emiro Olbek a seguito di una congiura di soldati, venne eletto un nuovo emiro che si fece chiamare "Michael rex sclavorum" e la cerimonia di investitura si celebrò proprio in Catanzaro (che in quel periodo veniva chiamata Qatansar) col rito e secondo le tradizioni arabe. A conferma di ciò, ci furono anche dei ritrovamenti di una necropoli saracena nei pressi di palazzo de Nobili, segnalata da Marincola Pistoia (Notizie storiche intorno a Catanzaro ed alla Calabria). Nel 1846 è stata individuata una necropoli nella “strada di Santa Chiara” e, in uno dei sepolcri, furono trovati un anello ed alcune monete con iscrizioni arabe, oggi custodite nel museo provinciale di villa Margherita. Le fonti “ufficiali” ritengono Catanzaro una città meno datata, solitamente, quando si parla delle origini del capoluogo calabrese, si dice che fu fondata all'inizio del X secolo secolo, sotto il dominio bizantino. La scelta territoriale fu suggerita dalle continue incursioni saracene, il generale Niceforo II Foca decise per l'edificazione definitiva di una roccaforte collinare a difesa.
Nell' XI secolo, intorno al 1060, Catanzaro fu conquistata sotto la guida di Roberto "il Guiscardo" dai Normanni, che eressero il Castello Normanno. Conobbe periodi di fioritura nella vita comunale ed in quella delle arti e dei mestieri, continuava ad essere curata la lavorazione della seta con scambi commerciali sia con le altre regioni d'Italia che con i paesi orientali. Intorno al 1250, l'imperatore Federico II destinò il territorio di Catanzaro a demanio regio, affidandolo in feudo a potenti famiglie della regione (Ruffo, Caraffa, Soriano). La “demanialità" del territorio comunale si rivelò importante per la storia della città, poiché ne determinò le successive scelte politiche. Durante la dominazione Aragonese (inizio Quattrocento) Catanzaro visse periodi di trasformazione nella vita economica e sociale, mantenendo comunque efficienti la scuola ed il commercio della seta, infatti, grazie all'antica esperienza ed alla qualità del prodotto noto in Italia e nei paesi europei, la città era oggetto di notevoli scambi commerciali. Risale al 1466 la richiesta da parte di Luigi XI, re di Francia, di istituire la manifattura di seta a Lione, ma in seguito alle proteste della popolazione, che ne avrebbe dovuto supportare le spese, gli artigiani arrivati dall'Italia, tra i quali alcuni maestri catanzaresi, furono trasferiti a Tours con tutti i loro attrezzi di lavoro. In questa circostanza comparve anche il primo telaio meccanizzato (detto) di Giovanni il Calabrese. La lavorazione della seta decadde con il bando degli ebrei da tutti i territori sottoposti alla Corona spagnola, poiché esclusivamente ebraica era la popolazione che si occupava della pratica di quest'arte. Ancora oggi, nel centro storico della città, vi è un quartiere, denominato "Filanda", che sta proprio ad indicare l'ubicazione degli antichi laboratori e delle scuole dove si tesseva e si filava. La Calabria del tempo era divisa in feudi, alcuni feudatari erano fedeli alla Corona, altri erano contro e trovavano accordi ed intese tra i signori locali, al fine di raggiungere una certa indipendenza.
In questa visuale va inquadrata la "demanialità" del territorio di Catanzaro. Infatti, quando l'imperatore Carlo V divenne re di Napoli, la città dimostrò con chiarezza la propria fedeltà alla Corona.
Non va dimenticato che Carlo V, ultimo esponente del ramo primigenito degli Asburgo ad essere imperatore del Sacro Romano Impero, era re di Spagna e di Napoli. Figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la Pazza, ereditò l'Austria dal nonno Massimiliano d'Asburgo e i territori spagnoli da Giovanna la Pazza, sovrana di Spagna. I possedimenti di Carlo V si estendevano anche oltre i confini europei, è famosa la sua frase: "Sul mio regno non tramonta mai il sole". Catanzaro si trovò coinvolta nella guerra del 1528, quando il francese Odet de Lautrec, in accordo con alcuni feudatari calabresi, iniziò la campagna per la conquista della Calabria, alleandosi con il romano Simone Tebaldi, conte di Capaccio, nonché con Francesco di Lauria, signore di Cirella ed Aieta (tale alleanza era sorta contro l'imperatore Carlo V). Considerata la fedeltà della città nei confronti della corona e l’inespugnabilità del Castello Normanno, Catanzaro fu scelta come fortezza principale. A Catanzaro arrivarono così, oltre al Viceré di Napoli Don Pedro Alarcon de Mendoza, tutte le forze di difesa spagnole e numerosi cavalieri e feudatari calabresi fedeli all'imperatore Carlo V, che con i loro contingenti andarono ad ingrandire l'esercito imperiale, che raggiunse il numero di 11.000 uomini. Dopo molte sanguinose battaglie, il 28 agosto 1528 le truppe nemiche toglievano l'assedio: Catanzaro aveva vinto.
L'imperatore concesse alla città, venendo perciò incontro alle sue necessità economiche ed anche per riconoscenza, il privilegio di "battere moneta". Entrarono così in circolazione due conii, entrambi contrassegnati su di una faccia con la scritta obsesso cathanzario e sull'altra Carolus V Imperator.
Certamente, la vittoria sui francesi e sui feudatari ribelli portò il nome della città all'ammirazione ed alla stima dell'imperatore: Carlo V definì Catanzaro città "Magnifica et Fidelissima" e concesse alla stessa l'altissimo onore dello stemma imperiale dell'aquila reale con il motto "Sanguinis Effusione"; il gonfalone della città oggi riporta proprio lo stemma ed il motto imperiale, unitamente ai tre colli. Da "Bellavista", passeggiando sulla lunga balconata, si può ammirare un panorama stupendo che abbraccia tutta la costa jonica, da Punta Le Castella sino ad arrivare a Punta Stilo. Salendo da Bellavista, inizia il centro storico di Catanzaro, un dedalo di vicoli e viuzze che conduce alla Grecìa, uno dei quattro quartieri più antichi della città, dove si trova la "Chiesa del Carmine" con la sua bassa torre campanaria e la facciata a capanna con l'attiguo oratorio ligneo. Ai margini della Grecìa vi è il quattrocentesco "Palazzo de Nobili" (sede del Municipio) e, adiacente al palazzo, si trova "Villa Margherita", nata negli anni 1878-1881, così denominata in onore della regina che l'inaugurò nel 1881. Non distante dalla villa è la "Chiesa di San Rocco", prospiciente alla quale il teatro Masciari, realizzato ad inizio '900.
A pochi metri del teatro, a ridosso di un bel palazzo d'epoca, una bella fontana di bronzo e marmo, detta di "Santa Caterina". Dal "Corso Mazzini", una delle strade laterali conduce alla "Chiesa del Rosario", che presenta una facciata neoclassica. A monte della chiesa del Rosario è il "Duomo". Nelle vicinanze, si trova la "Chiesa del Monte dei Morti". Ritornando sul corso, troviamo la "Basilica dell'Immacolata". Va inoltre ricordata la chiesetta bizantina di "Sant'Omobono", la chiesa più antica della città, risalente all'XI secolo. All'esterno del centro storico, da ricordare la "Chiesa dell'Osservanza". Dalla parte opposta il Corso sbocca su "Piazza Matteotti", che delimita il confine tra la città vecchia e la zona nord. La piazza è caratterizzata dalla fontana di bronzo e granito detta "Il Cavatore". Di grande interesse culturale è il "Complesso monumentale del San Giovanni". Il simbolo della città è senza dubbio il "Viadotto Bisantis", il ponte in cemento armato, secondo in Europa, ad una sola arcata.
La gastronomia di Catanzaro, che affonda le sue radici nella tradizione tipicamente mediterranea, è caratterizzata da una predominanza di sapori forti e decisi. Vari e tutti gustosissimi i primi piatti, tra cui spiccano la pasta e ceci con finocchi selvatici, la pasta "dei mietitori", condita con un sugo a base di cipolle, zucchine e patate, e la pasta con le alici, preparata con alici sotto sale, mollica di pane e, a scelta, peperoncino piccante. Un posto d'onore è riservato alla carne (sopratutto quella di maiale e di manzo), alle verdure e alle lumache, consumate con un delizioso sughetto di pomodoro aromatizzato con foglie di alloro, origano e peperoncino piccante. Ma l'autentico piatto forte della gastronomia catanzarese, conosciuto non solo in Italia ma anche all'estero, è il morzeddhu, di solito servito caldo nella pitta, pane casereccio piuttosto schiacciato e dalla forma circolare, tagliata a libretto. La ricetta, legata alle tradizioni semplice e povere della cucina contadina, ha come ingredienti base le interiora di vitello, i cosiddetti diuneddhi, eccetto il cuore, la conserva di peperoni piccanti, sale, origano, alloro, e vino rosso. Da segnalare poi le conserve, come alici o sarde salate, melanzane sott'olio, melanzane in agrodolce o alla schipece, tutte rigorosamente preparate secondo antichi metodi.
Ottimi i dolci, in modo particolare i monaceddi, preparati con uova sode farcite di cacao e fritti, e le cuzzupe, ciambelle decorate con uova, tipiche di Pasqua. Rinomati i vini catanzaresi, soprattutto la Malvasia. L'origine del culto di San Vitaliano a Catanzaro, risale al 1311, quando Pietro Ruffo, conte di Catanzaro, edificò in quella cattedrale un’apposita cappella per riporvi le reliquie del Santo; risulta che nel 1583, dopo la rovina della cappella, il vescovo Nicolò Orazio ne fece la ricognizione canonica, sistemando le reliquie in una nuova cassetta foderata di velluto. In epoca imprecisata, il sepolcro di San Vitaliano avrebbe pure cominciato a trasudare un umore detto manna. Catanzaro, la città delle tre V (Vento, Velluti, Vitaliano), venera San Vitaliano come suo patrono principale il 16 luglio, che è forse la data della traslazione dei suoi resti mortali da Montevergine a Benevento e poi a Catanzaro, inoltre, ne celebra la festa del patrocinio nella domenica in albis.
fonte testo: it.wikipedia.org/wiki/Catanzaro
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