- Come ho sostenuto nell’introduzione - devo dire che mi hanno colpito, soprattutto, gli episodi che io definisco di “Pionierismo” dei protagonisti e autori degli eventi in cui mi sono imbattuto, specie nella seconda parte, quella centrale del testo; quella “Verticale”, che, partendo da: “Giovanni Scionti” ed andando a ritroso nel tempo, attraverso “Francesco Biangardi” e “Camillo Palermo” giunge sino a “Giuseppe Raffaele Raso”.
Ciascuno di essi, ha qualificato la propria esistenza, grazie all’opera di chi lo ha preceduto anagraficamente e temporalmente.
- Così è stato per Giovanni SCIONTI, che, come documentato da alcune illustrazioni, ha sperimentato per primo la fotografia a Cittanuova (suo è infatti il panorama che si trova riprodotto, in esemplari originali, nella Biblioteca Comunale, al Municipio e presso i locali della S.A.O. // M.S.) e affinò la propria formazione all’ombra del Biangardi (l’artista, autore delle pregevoli varette raffiguranti la storia della Passione di ns. Signore Gesù Cristo), al cui servizio faceva recapitare questo prezioso apparecchio. L’innovazione in parola, su scala nazionale, nel tempo, ha portato profondi cambiamenti nella sfera della tecnica; quale strumento di espressione artistica; e come mezzo di comunicazione; con un impatto di grande portata che ha rivoluzionato il modo di conservare ed archiviare la storia; tanto, che, oggi molti avvenimenti o personaggi (paesaggi, monumenti, opere d’arte) rimangono legati nella memoria collettiva, a una singola immagine.
Quindi: se dal 1847 (essa) assumerà le funzioni di strumento di documentazione storica, sociale e scientifica; il riconoscimento come forma d’arte, giunse ben presto, allorché influenzò profondamente la pittura.
- Altrettanto è avvenuto per il citato artista, meglio conosciuto all’epoca come Mastro Ciccio BIANGARDI, che è giunto a noi per mezzo del Priore della Chiesa Matrice di quel tempo, il Dott. Camillo Palermo, il quale avendo saggiato di persona, l’abilità dello scultore di scuola napoletana e le doti espresse nell’eseguire figure di arte sacra (per tutte, valga l’esempio della Statua della Pietà, che non ha eguali, a medio raggio dalla nostra cittadina) lo fece dimorare qui da noi.
- Camillo PALERMO, studioso di Medicina; tramandatoci (dall’autore del Vocabolario Calabro-italiano, redatto a fine ‘800) con l’appellativo di “Dott. Fisico Seniore” (perché, aveva favorito il relativo termine su molti vocaboli: tanto, su materie di storia naturale, quanto su quelle di anatomia; nessuno meglio di lui poteva favorirmi così bene - ha dichiarato testualmente l’autore - sia, perché molto versato nella sua scienza, sia, perché vanta una coltura generale enciclopedica), nonché, amante della Patria, dei propri concittadini e della scienza, era stato (a sua volta) discepolo di
- Giuseppe Raffaele RASO, (scusate se è poco) Decano (quest’ultimo) dei Patrioti della Provincia di Reggio Calabria, che ha messo a repentaglio la propria vita per la libertà di tutti e di ciascuno: “Si faccia come si fa in Casalnuovo”, dicevasi nelle città di Gerace, Palmi, e Reggio Calabria, ogni qualvolta vi era un problema da risolvere in clandestinità (secondo quanto ha riportato il ns. storiografo “Vincenzo De Cristo”). Figura centrale, fra tutti, era stato il Palermo, nato e vissuto in Cittanova tra il 1822 e il 1903 e Sindaco (!), che aveva avuto rapporti con tutte queste figure geniali, distintesi: per talento, elevata capacità artistica, mecenatismo, spirito di sacrificio e quali portatori di valori improntati al solidarismo).
Da ciò, ho tratto il messaggio secondo cui, offrire alla collettività le proprie profezie in nome di valori universali (come hanno fatto i personaggi citati) e spendere la propria esistenza al servizio degli altri, costituisce motivo di vita nel territorio in cui si opera e aiuta l’individuo a sentirsi parte coesa di una comunità ricca di senso civico.
Il contrasto con l’uomo d’oggi, al confronto, balza evidente, in questo mondo globalizzato in cui si illude di interpretare l’universo in tutte le sue accezioni, facendo ricorso soltanto (dico soltanto) ai responsi dati dalle discipline della Scienza e della Tecnica, divenendo esso stesso una macchina, che si allontana dagli autentici valori della vita; e la vita, la si vive solo se ci si apre all’altro, perché è dall’altro che può nascere una speranza per il futuro dell’uomo e del mondo. DAL NOSTRO PROSSIMO.
Mi sento pertanto di condividere quanto è stato detto sul ruolo degli
INTELLETTUALI
i quali, hanno il dovere di uscire dal cono d’ombra, con testimonianze forti che mirino criticamente a sollevare le grandi questioni del territorio, rivolgendosi in particolar modo ai giovani e ai ragazzi delle scuole, e trasmettendo CULTURA come mezzo di emancipazione.
Essa (la cultura) aiuta ad affrontare la sofferenza (trovando SPESSO le risposte alle esigenze) della vita quotidiana, dove si combatte con “il mondo insondabile e sommerso dell’uomo”, il quale, è rassegnato a convivere con i mali che inquinano l’ambiente, al punto, che:
- Non avverte più la forza della volontà;
- Non sormonta la sua indifferenza;
- Si fa prendere dall’immobilismo;
- Non fa nulla per migliorare o salvare la propria terra, dove la natura offre le proprie risorse, ma dove gli abitanti non ancora colgono in pieno la propria funzione sociale e civile.
La crisi d’identità del proprio io, a causa della caducità e dei limiti della natura umana, può essere sopraffatta, però, con il pensiero e l’agire. Bisogna capire, che essere vitali è un fine da difendere; è avere consapevolezza della funzione del vivere, ed è un grazie, a chi ci ha dato la vita.
LA CULTURA è un’ancora di salvezza per gli esseri umani “malati” di incomunicabilità e “combattuti” tra il moderno apparire e l’essere, invece, ciò che è al di là della realtà: LA PROPRIA POTENZIALITA’; che l’uomo non ha la sensibilità e la voglia di cogliere, per distruggere le barriere corporali entro cui si imprigiona lo spirito, che è libero ed infinito.
E’ questa natura, che noi dobbiamo difendere ed amare; trasmettendo, i doni che essa ci ha dato, ai nostri figli ed al nostro prossimo.
- La Conoscenza di ciò che è stato affidato all’attività intellettuale;
- L’Accesso al mondo dell’arte;
- L’Uso della scrittura, come strumento di elevazione e di formazione, ad esempio, sono tutti strumenti di cui si sono avvalsi i nostri progenitori!
SCRIVERE
Può essere, una necessità per mezzo della quale si “trasmette” l’evidenza di un sentire che ti appartiene, come essere umano;
è avere il coraggio di esporsi, mettendo a nudo le proprie idee, convinzioni e proprio vissuto. Scegliere di “essere” e non di apparire, nel mondo soffocato dalla tecnologia.
LA PAROLA
È un seme, con cui, altresì, ci si può liberare dall’apparire, trasmettendo il proprio magma emotivo fino all’indignazione, se occorre; dando voce al sommerso, con forza ed onestà intellettuale ed evitando di cadere facilmente in quel conformismo che ha ucciso tutto ciò che c’è sotto la maschera: le enormi proprie potenzialità!
Laddove, invece… quella capacità di espressione altamente manifestata in passato dai nostri simili, nel campo del SAPERE, dell’ARTE, della SCRITTURA e della CULTURA, intorno a valori universali, ha dimostrato che le barriere corporali che ci dividono si possono superare, facendoci sentire uguali in dimensioni dove non esistono distinguo.
Con la seguente esclamazione di DON GIACOMO ALBERIONE, (fondatore dalla Famiglia Paolina), una congregazione di Suore ha stampato un segnalibro riprodotto nel testo, in cui si legge:
LA VITA E’ UN DONO di DIO - COME VUOI USARLA ?
Il “Principale”
Ossia, “Mommo”Scionti (quanto per rientrare nello specifico)
– benché orfano a soli 15 anni – ha seguito i propri segnali di orientamento, ponendosi in continuità, con
- L’educazione artistica ricevuta dal padre;
- L’apprendistato effettuato all’ombra del Biangardi; ed
- Essendo entrato in parentela con i “Jerace”, i famosi artisti polistenesi (a loro volta discendenti dai “Morani” per linea materna)
Si guadagnò l’appellativo di “Artista versatile”!
EGLI NON PROVENIVA DA FAMIGLIA ABBIENTE (!) a tal proposito:
se volessimo parlare alla gioventù d’oggi… Cosa possiamo dire…(!?) :
al giorno d’oggi, le “Formazioni Sociali” consacrate nella “Costituzione Repubblicana” del 1948, hanno perso autonomia e rilevanza!
Confessioni Religiose, Famiglia, Scuola, Comunità del Lavoro, Partiti Politici, sono stati svuotati dello storico significato originario di luoghi dove venivano promosse e modulate le qualità dell’individuo.
ERANO LE PALESTRE DI FORMAZIONE DEI GIOVANI !
La Scienza e la Tecnica, con ciò che è stato definito progresso Scientifico, stanno demolendo tutto; distruggendo l’identità della persona umana; al punto, che, oggi si pensa che per acquisire una buona formazione, basta imparare a cliccare o chattare, sul proprio Personal Computer.
Per cominciare a farla innamorare - questa gioventù - dei valori che conserviamo, ancor prima che abbia deciso di andare via definitivamente, non mancano i temi di dialogo !
C I T T A N O V A
fortunatamente, ha conservato quelle caratteristiche di polo culturale - fra le varie cittadine - della nostra Provincia; e non ha cancellato infatti le proprie radici ed i segnali di orientamento, per chi volesse cercarli.
IL CENTRO STORICO
Pullula di tali segnali: basta leggere - una breve biografia di alcuni degli uomini illustri cui sono state intestate le strade perpendicolari che da Via Amendola (l’arteria di collegamento con Taurianova o Polistena) vanno verso il DUOMO; o leggere - il significato di alcuni tracciati. La Via (dedicata) a Domenico Muratori: (Uomo libero nella coscienza) ! scampato alla morte nel corso della “Rivoluzione Napoletana del 1799”; ha partecipato ai “moti del 1821 e 1848”, morto da martire nelle carceri del Castello Aragonese di RC (sfigurato nel corso della sepoltura, senza funebri onori e senza che la famiglia potesse conservare un suo ritratto); Via Rosario che dà origine a un percorso ininterrotto fino al Duomo, che possiamo denominare (strada dell’Arte e della Fede), dove incontriamo le opere dei Morani, dei Jerace e dei Biangardi (il quale, ultimo, partendo da una condizione di miseria, come tutti gli altri artisti che si guadagnavano da vivere lavorando sotto i portici dei palazzi del centro di Napoli, aveva conosciuto lutti e disperazione - vedi, le vicende della figlia Sofia, si dice, finita in manicomio - ma non ha mai mollato, non ha mai abbandonato i ferri del mestiere, trovando nel mondo dell’arte un sollievo morale );
Via Salvatore Guerrisi (espressione di cultura e poesia); di lui è stato scritto, mi pare, a cura di uno dei relatori a questa presentazione, che,
l’esperienza della guerra ed i racconti scaturiti dagli eccidi compiuti sui campi di battaglia, riferiti dai commilitoni superstiti, uniti alle testimonianze civili, sconvolsero la sensibilità di questo giovane intellettuale e lo portarono a meditare sulla violenza e sul male nel mondo degli uomini, e sulla ineludibilità del dolore, contro cui nulla possono le certezze metafisiche e la fiducia incrollabile nelle scienze positive, convincendolo che solo la cultura fosse in grado di frenare la barbarie e di proporre i valori positivi della Solidarietà, della Tolleranza e della Pace.
Basta, si diceva, leggere una breve biografia di taluni uomini, per mantenere viva l’esortazione di “Vincenzo De Cristo” nostro storiografo, inclusa nel testo che oggi è stato presentato, il quale, auspicava che: il mondo dell’istruzione (e vado concludendo) facesse opera tra i giovani affinché si concorresse uniti nel nobile, sublime e difficile mandato di sostenere “l’educazione e istruzione del Popolo cittanuovese” per l’utilità del popolo ed il gran decoro della classe insegnante; credendo che, nell’accordo, si potesse dare una mano a portare ciascuno una pietra all’edificio della civiltà, onde evitare di patire il rimorso di essere vissuti inutilmente sopra la terra !
L’invito viene da me girato agli educatori del 2010 onde evitare che nel 2018, anno in cui ricorre il 400° anniversario della fondazione della nostra cittadina, essa manchi di forze attive e vitali che di già vanno disperdendosi, e le facciano innamorare della propria terra, per non dimenticarla !
Cittanova - Fervore artistico tra '800 e '900 - dai Biangardi a Girolamo Scionti
Ernesto Scionti - Arti Poligrafiche Varamo srl - 2010