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Il Duomo, nato come cattedrale normanna, fu fatto ricostruire nel XVIII secolo da Mons. Polou. Distrutto dal terremoto del 1783, venne ricostruito da Mons. Capobianco, con una struttura a croce latina e a tre navate. Ancora distrutto dal terremoto del 1908, fu ricostruito in forme ispirate allo stile romanico su progetto dell'architetto Padre Carmelo Umberto Angiolini, che ebbe l'incarico dall'Arcivescovo Rinaldo Rousset.
Fu consacrato il 2 settembre 1928 dall'arcivescovo Carmelo Pujia e dedicato a Maria Santissima Assunta. Con la Bolla Inter honorifìcos del 21 giugno 1978 la Cattedrale è stata eretta in Basilica Minore. L’edificio è uno dei maggiori tempi della Cristianità in Calabria ed è meta costante di pellegrini che dal mese di settembre al mese di novembre possono ammirare anche la grande vara della Madonna della Consolazione che viene portata a spalla da vigorosi “portatori” dalla Basilica della Madonna della Consolazione (Eremo) dove dimora per il resto dell’anno.

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E’ di stile neo-romanico nella facciata e gotica nel soffitto. Nella parte centrale c'è una trifora sormontata da un rosone. Al centro della scalinata che conduce all'ampia e imponente facciata, che si presenta con quattro torrette traforate sormontate da cupole, sono situate le statue di San Paolo e Santo Stefano di Nicea, primo vescovo della citta', opere dello scultore Francesco Jerace.
Paolo di Tarso (Saul in origine) o San Paolo apostolo († 67), è considerato da molti cristiani il più importante discepolo (e apostolo auto-nominato) di Gesù, e secondo molti è la più importante figura nello sviluppo del Cristianesimo. Nacque a Tarso, in Cilicia, tra il 5 e il 15 da una famiglia ebrea della diaspora. Il nome ricevuto il giorno della circoncisione fu “Saulo” (nome del re Saul, della tribù di Beniamino alla quale apparteneva la famiglia di Paolo) e probabilmente Saulo ricevette subito dai suoi genitori anche il nome romano di “Paolo”. Crebbe in ambiente ellenistico ma con una...continua...
Francesco Jerace (Polistena 1854, Napoli 1937) studia inizialmente con Francesco Morani, suo nonno materno, e poi a Napoli con Tito Angelini presso l'Istituto di Belle Arti. Nella città partenopea stringe amicizia con F. De Sanctis dal quale derivò il carattere letterario di molte sue opere. Inizia ad esporre giovanissimo a Roma ottenendo importanti riconoscimenti e, dal 1877 al 1911, è presente alle più importanti Esposizioni nazionali e internazionali di Napoli, Torino, Milano, Bologna, Palermo, Roma, Parigi, Monaco di Baviera, Anversa, Vienna, S. Pietroburgo, St. Louis, Bruxelles, Melbourne...continua...
L'ingresso è coronato da tre portali bronzei degli artisti Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani.
Nunzio Bibbò è nato a Castelvetere (Bn) il 23 marzo 1946. Per tutto il corso degli anni sessanta Napoli diventa la sua città. Gli Studi dei suoi insegnanti di scultura, Tomai e Dell’Erma, sono la sede dove scoprire l’essenza del lavoro e della vita di un artista. Nel 1964, dopo essersi diplomato presso il liceo artistico, si iscrive all’Accademia dove incontra l’insegnamento di Emilio Greco (il classicismo nella scultura moderna), Mazzacurati (la figurazione moderna), Umberto Mastroianni (l’astrattismo), ma la continuita' dell’insegnamento, nella conduzione del corsi, viene garantita da Augusto Perez. Nel 1972 riceve l’incarico di insegnante a Brera, dove accetta di restare per un solo anno, l’anno dopo, infatti...continua...

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L'interno è in stile romanico con motivi d'ispirazione classica: è diviso in tre navate delimitate da colonne a fascio, dove trovano ubicazione le cappellette con i monumenti sepolcrali dei vescovi. Custodisce preziose opere d'arte. Nell'abside centrale, l'Altare Maggiore è opera dello scultore calabrese Concesso Barca (XX sec.), con la cattedra arcivescovile in marmo, opera di Alessandro Monteleone (XIX sec.). Al centro, l'altare basilicale di Antonio Berti, decorato con un bassorilievo in bronzo. All'interno sono custoditi un pulpito marmoreo di Francesco Jerace, decorato con due palme in travertino provenienti dalla vecchia Cattedrale, le tele ottocentesche dell'artista palermitano Giuseppe Crestadoro e del Minaldi. Sulla navata di sinistra si aprono otto cappelle. L’abside è poligonale, il soffitto è a capriate scoperte con cassettoni policromi. Nella seconda cappella di destra è sepolto l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro, il cui monumento sepolcrale è opera di Michele Di Raco. Nella parte terminale della navata destra si trova, protetto da un’urna di vetro, un tronco di colonna che secondo la tradizione sarebbe stata accesa miracolosamente da San Paolo. Nella otto nicchie laterali vi sono le statue dei santi Pietro, Paolo, Luca, Matteo, Marco, Giovanni, Tommaso d’Aquino e Bonaventura. La Cappella del Santissimo Sacramento è sicuramente l'espressione più significativa del barocco ornamentale reggino dovuto alla maestria degli artisti messinesi. Fatta erigere con Bolla Apostolica nel 1548 dalla Congregazione del Santissimo Sacramento, fu ricostruita durante il governo pastorale dell'arcivescovo D'Afflitto (1594-1638). L'opera di abbellimento della Cappella, iniziata intorno al 1640, fu interrotta nel 1642 forse per mancanza di fondi. Tre anni dopo, nel 1655, i Rettori della Cappella del Santissimo Sacramento si accordarono con Placido Brandamonte, maestro scalpellino messinese, affidandogli l'opera di abbellimento della Cappella. La pianta della cappella è quadrata, con pilastri di riempimento nei quattro angoli, interamente rivestita di marmi policromi damascati; quattro grandi e preziose colonne monolitiche di portoro nero introducono all'altare, in cui si trova, inserito in una ricca cornice marmorea, il dipinto dell'artista messinese Domenico Marolì, raffigurante il Sacrificio di Melchisedech (1665).
Nella Genesi (cap. 15) è detto che Abramo, dopo un'impresa vittoriosa con 318 soldati in cui recuperò tutti i suoi beni, ritornò nella Valle del Re. Intanto Melchisedech, Re di Shalem (Gerusalemme) “offrì pane e vino, essendo sacerdote del Dio Altissimo”. E benedisse Abramo. La benedizione di Melchisedech viene ricordata nel capitolo 7 della Lettera agli Ebrei per dimostrare la superiorità del sacerdozio di Cristo, sul sacerdozio levitico con l'espressione “Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedech”. Nella tradizione della Chiesa, il gesto di Melchisedech che offrì pane e vino, è stato interpretato come preannuncio del gesto dell'ultima Cena, in cui Cristo, sacerdote unico della nuova Alleanza, offrì se stesso nelle specie del pane e del vino.

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