La pressione del sangue dipende dall'azione intermittente del cuore, dall'elasticità dei vasi sanguigni e dal tratto del sistema circolatorio considerato. Se le pareti sanguigne fossero rigide, si avrebbe un brusco aumento di pressione che si ridurrebbe a zero ad ogni diastole. L'elasticità delle pareti assorbe parte della pressione, restituendola fino alla diastole successiva, in tal modo non si ha mai una pressione uguale a zero. Si ha così una pressione minima e una pressione massima. Viene misurata in mm Hg (millimetri di mercurio) o in centimetri di acqua a seconda che si parli della pressione arteriosa o di quella venosa. La pressione, come detto, dipende dall'elasticità delle pareti del vaso, dal volume e dalla viscosità del sangue, e soprattutto dall'energia con cui il cuore pompa il sangue.

sfigmomanometro



La pressione arteriosa ha un valore massimo (pressione sistolica) che si aggira tra i 120-130 mm/Hg ed un valore minimo (pressione diastolica) tra i 70-80 mm/Hg. Nei capillari si hanno valori nettamente inferiori, tra i 10 e i 30 mm/Hg. Questi valori sono puramente indicativi, in quanto la pressione arteriosa è un indicatore di stati patologici dell'individuo (ipertensione, ipotensione). Con l'età le arterie diminuiscono la propria elasticità, provocando un aumento della pressione.

La pressione arteriosa è determinata da quattro fattori:
l'azione del cuore;
il volume del sangue in circolazione;
la resistenza del flusso del sangue nei vasi sanguigni;
la viscosità del sangue.

La pressione arteriosa si misura attraverso lo sfigmomanometro, che consiste in un manicotto dotato di camera d'aria gonfiabile e da un dispositivo di sfigmomanometromisurazione della pressione. Il manicotto viene posto sul braccio e, tramite una peretta, gonfiato fino a che la pressione prodotta non blocca la pressione dell'arteria brachiale. Il blocco del flusso viene recepito tramite un fonendoscopio al margine distale del manicotto. A questo punto l'aria del manicotto viene fatta uscire lentamente, fino a quando il fonendoscopio non rileva la pulsazione brachiale: l'altezza segnalata dalla colonna di mercurio indica la pressione arteriosa sistolica (massima). Man mano che la pressione nel manicotto diminuisce, si percepiscono suoni gradualmente più forti. Quando la pressione del manicotto è circa equivalente a quella dell'arteria distesa, i suoni si affievoliscono e scompaiono bruscamente: la colonnina di mercurio indicherà la pressione arteriosa diastolica (minima).
La pressione arteriosa viene registrata con due valori (ad esempio 120/80). Il numeratore indica la pressione massimafonendoscopio, il denominatore la pressione minima. La differenza tra minima e massima rappresenta la pressione arteriosa differenziale, normalmente pari a 40 mm/Hg. La pressione non è fissa, ma si adatta alle necessita dell'organismo. Queste variazioni possono avvenire in tutto l'organismo o solo in parte di esso. Vi sarà un aumento dell'irrorazione sanguigna allo stomaco quando questo sarà in fase digestiva, oppure ai muscoli quando questi saranno sottoposti a carico di lavoro, ecc...Questo aumento di pressione è regolato dai metaboliti. Questi, specialmente se acidi, provocano una dilatazione locale di capillari e arterie, che comporta una maggiore quantità di sangue circolante nell'organo in attività: questo è il cosiddetto riflesso di nutrizione. In altre parti del corpo si ha il fenomeno opposto, cioè una vasocostrizione collaterale.
L'organismo provvede a risparmiare sangue, togliendolo agli organi in riposo. Se gli organi che richiedono sangue sono molto numerosi, quest'azione di vasodilatazione e vasocostrizione non è sufficiente a soddisfare l'imponente richiesta di sangue. A questo punto interverrà un meccanismo di portata più ampia: la mobilitazione del sangue dai depositi. In condizione di riposo, vi sono organi (fegato, milza, cute) che accumulano una grande quantità di sangue ristagnante. In condizioni di emergenza, questo sangue viene richiamato e messo in circolo, assicurando una migliore ossigenazione. Nel frattempo, aumenterà anche il ritmo cardiaco e quello respiratorio e, di conseguenza, anche la pressione arteriosa, arrivando facilmente a livelli di massima di 200 mm/Hg. L'intermediario di tutto questo meccanismo è il sistema nervoso.
Vi sono dei centri, sistemati nel midollo spinale e nel bulbo, adibiti al mantenimento della pressione normale. Questi centri, detti vasocostrittori e vasodilatatori a seconda della loro funzione, raccolgono le informazioni dall'apparato circolatorio, valutandone le necessita, in parte basandosi sul contenuto di ossigeno e di anidride carbonica del sangue che li bagna e in parte da stimoli che arrivano da determinate zone del corpo sensibili alle variazioni di pressione o alla concentrazione dei gas nel sangue. Esiste anche una sostanza, l'adrenalina, che ha una certa importanza sulla regolazione della pressione. Essa è prodotta da ghiandole poste sopra i reni, le surrenali. Ha un'azione complessa e multidirezionale, che si concreta in una ipertensione arteriosa.
La regolazione della pressione arteriosa dipende da complessi circuiti regolatori: nei reni viene prodotto l'ormone renina, che poi nel fegato viene trasformato in angiotensina I e poi nei polmoni in angiotensina II con l'aiuto dell'ACE (Angiotensine converting enzyme). L'angiotensina II ha due effetti fondamentali:
stimola la produzione di aldosterone nei surreni, che causa ritenzione di sodio e di acqua. L'aumentato volume idrico fa pure salire la pressione;
crea vasocostrizione, che per aumentata resistenza periferica causa un aumento di pressione.
Si parla quindi del sistema renina – angiotensina – aldosterone (RAAS). In condizioni normali, l'aumentata concentrazione di sodio e l'aumentata pressione sanguigna inibiscono la produzione di altra renina, come il contrario (sodio basso, pressione bassa) stimola la produzione di renina. La produzione di renina viene pure stimolata da altri vari fattori:
adrenalina (epinefrina) elevata ai beta-ricettori;
scarso tasso di potassio;
stimolazione di nervi vegetativi simpatici renali;
diminuzione del polso.
Anche altri ormoni possono disturbare la regolazione della pressione, ad esempio la tirosina. In patologie ipertoniche, uno o vari di questi meccanismi sono disturbati. Si interviene secondo il caso con vari tipi di medicamenti:
diuretici per diminuire il volume idrico: malauguratamente essi diminuiscono anche il potassio (che stimola la produzione di renina). Meglio usare diuretici che mantengono inalterato il tasso di potassio (come p.es. la radice di tarassaco);
inibitori di beta-ricettori (Betabloccanti) per diminuire gli effetti dell'adrenalina;
inibitori ACE (angiotensine converting enzyme) per impedire la trasformazione di angiotensina I => angiotensina II;
vasodilatatori (ad esempio nitroglicerina o calcioantagonisti) per abbassare la resistenza vasale.



La pressione venosa è molto più bassa di quella arteriosa e viene misurata in centimetri di acqua. Questa pressione è determinata dalla forza del sangue che fluisce dalle arterie e dai capillari e dall'aspirazione esercitata dal cuore e dal torace, oltre che dalle contrazioni muscolari e dalla forza di gravità. La pressione venose non presenta oscillazioni, se non in vicinanza del cuore. Nella piega del gomito dell'uomo assume un valore di circa 13 cm d'acqua. I movimenti respiratori rappresentano un altro movimento propulsivo per il sangue venoso. Durante l'inspirazione la pressione della cavità toracica si riduce e contemporaneamente la pressione all'interno della cavità addominale aumenta, cosi che il sangue viene spinto dall'addome verso il torace. Le vene stesse agiscono come propulsori del flusso sanguigno venoso. Quando la pressione venosa è bassa, i riflessi simpatici stimolano la contrazione della muscolatura liscia delle pareti venose, aumentando la pressione e spingendo il sangue verso il cuore.

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